Pathos Heritage InPol

L'integrato della casa vicentina in prova su SUONO 531: performance allo stato dell'arte e costruzione monolitica!

03/12/2018
di A cura della redazione redazione@suono.it

estratto dalla rivista SUONO

Le caratteristiche

Amplificatore integrato Pathos Inpol Heritage
Prezzo: € 12.280,00
Dimensioni: 45,50 x 21 x 53 cm (lxaxp)
Peso: 58 Kg
Distributore: Pathos Acoustics srl
http://www.pathosacoustics.com
Tipo: stereo Tecnologia: ibrido Potenza: 2 x 80 W su 8 Ohm (130 W su 4 Ohm) in classe A Pura classe A con tecnologia doppio InPoL Accessori e funzionalità aggiuntive: Telecomando Risp. in freq. (Hz): 10 - 80.000 +-0,5 dB THD (%): 0,1 S/N (dB): 100 Ingressi analogici: 4 RCA (500 mV/47 kOhm) 2 XLR Ingressi digitali: Ottico / RCA / XLR / USB HiRes / Ethernet Uscite analogiche: 1 RCA 1 XLR Note: Bias variabile dal controllo volume, uscita pre con variazione indipendente, invertente/non invertente da telecomando,Tubi utilizzati: 2 x ECC 803s tung-so - 2 x 6H30 Sovtek

A dispetto di dimensioni fuori dal comune, l’indovinato tocco estetico che caratterizza tutti i prodotti Pathos riesce a rendere se non leggiadro certamente molto filante un oggetto come il Pathos Heritage InPolc he oltrepassa il mezzo metro in profondità! Spiccano come d’abitudine gli originali radiatori Pathos che al di là della mera funzione estetica (sono montati sui lati del mobile e hanno un profilo trasversale che ripete il logo aziendale) ne hanno anche una funzionale: rimangono di dimensioni piuttosto generose visto che l’operato con un 80 watt in classe A è piuttosto oneroso mentre l’aspetto è quello caratteristico determinato dalla peculiare verniciatura basata su vernice costituita da polvere di alluminio mescolata con resina trasparente che per l’80% evapora mentre ricade giù la polvere incollata.

Al peso dell’apparecchio contribuisce anche in misura significativa l’aver realizzato oltre che il frontale anche il coperchio in un unico blocco di alluminio lavorato dal pieno e scavato, eseguendo i fori che permettono la necessaria aerazione e danno spazio alla vista di valvole e condensatori secondo lo stile Pathos. Il peso di questa piastra non è un elemento secondario, sia per come va a impattare sullo chassis dell’apparecchio che per il fatto che la regolazione della corrente di bias avviene rimuovendo proprio questa piastra con le conseguenze di tipo logistico che potete immaginare, che si aggiungono al fatto di dover intervenire all’interno dell’apparecchio a macchina accesa per effettuare la regolazione dei trimmer, separati per canale, procedura abbastanza complessa che richiede la presenza di un amperometro e di un voltmetro e dunque, riteniamo, limitata principalmente al negoziante più che all’utente finale.

Tra le caratteristiche funzionali dell’apparecchio, la possibilità come add-on di montare l’HiDac converter MK II, la sezione DAC a 32 bit / 384 kHz in grado di leggere segnali DSD, al momento massima espressione dell’impegno della casa vicentina nel digitale che equipaggiava l’esemplare messo a nostra disposizione. Il controllo del volume è quello sviluppato da Pathos e basato su attenuatori completamente bilanciati con commutatori a relè meccanici e resistenze a strato metallico di alta precisione; nel caso dell’Heritage è stato semplificato garantendo il controllo a 100 passi e utilizzando un quantitativo minore di componentistica mentre è stata sviluppata specificatamente per questo modello una circuitazione in grado di modificare la polarizzazione a seconda della posizione del volume, che viene controllata dallo stesso microprocessore che seleziona i relè della scheda volume. Da segnalare inoltre la raffinata uscita PRE perché schiera chiaramente, in misura dell’impegno profuso, l’azienda tra i fautori della multi-amplificazione, sebbene la potenza erogata dall’apparecchio risulti già sufficiente a sonorizzare ambienti piuttosto spaziosi.

La struttura, apparentemente semplice e lineare, è costituita da una base in spessa lamiera ferrosa sulla quale sono fissati i componenti “ad alta massa” come i trasformatori di alimentazione e le induttanze di filtro e i dissipatori laterali, a loro volta ancorati a una piastra in allumino di elevato spessore che fa da raccordo fra i transistor di potenza e gli elementi modulari dei radiatori, contraddistinti dal logo Pathos ottenuto direttamente in fase di estrusione dell’alluminio. Al centro dell’apparecchio sono presenti i trasformatori di alimentazione distinti per la sezione di potenza e per quella di pre-amplificazione, come se si trattasse di due apparecchi distinti e separati. A contribuire alla inusitata massa complessiva, le due induttanze impiegate nell’alimentazione mista capacitiva/induttiva che caratterizza l’InPower.

L’impostazione sonora non è aggressiva e si allinea alle tinte luminose ma calde della tavolozza sonora senza che la riproduzione risulti minimamente affaticante o affetta da una eventuale mancanza di solidità, soprattutto nella porzione alta della gamma di frequenze. Impostazione che in certi passaggi e con alcune registrazione mette in grande evidenza i difetti delle incisioni e tende a coinvolgere “troppo” l’attenzione.Il ritmo e la capacità dinamica, tanto nelle piccole che nelle grandi sollecitazioni, c’è: non aggredisce l’ascoltatore ma è lì a far da contrappunto alla partitura con attacchi e rilasci vicini alla perfezione e un basso ben fermo, forse magnificato da una elevata estensione in alta frequenza che ne aumenta la sensazione di articolazione. L’immagine è ampia, stabile e molto ferma, con una buona profondità ma una sensazione di campo sonoro “appiccicato”, in forma molto lieve e che scompare nella modalità bi-amplificazione, ai diffusori. Sempre in bi-amplificazione si apprezza un sensibile guadagno in articolazione, definizione, delicatezza e grazia, con una notevole separazione fra gli strumenti che aumenta ulteriormente il realismo sonoro grazie a strumenti assolutamente ben delineati per dimensione e timbro e a una capacità prospettica che mai rischia dimensioni innaturali anche per eccesso.Se si eludono per un momento considerazioni assolute sul prezzo, limitandosi a esaminare quel che offre il mercato (una decina di concorrenti degni di nota), solo qualche competitor (Pass e Gryphon tra i conosciuti) sembra poter tenere il passo con l’Heritage…

[ Pubblicato su SUONO n° 531 - dicembre 2018]

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