Technics Grand Class SL-1200G

Affermare che il marchio Technics si identifichi con il suo giradischi SL-1200 è forse esagerato visto che lettori CD, amplificatori e perfino i diffusori di questo marchio costola del gigante Matsushita hanno spesso incontrato i favori del pubblico.

29/03/2019
di A cura della redazione redazione@suono.it

Le caratteristiche

Prezzo: € 3.500,00
Dimensioni: 45,3 x 17 x 37,2 cm (lxaxp)
Peso: 18 Kg
Distributore: Panasonic Italia - www.panasonic.it
Tipo: con braccio Telaio: rigido in multistrato su piedini smorzanti Trasmissione: diretta, motore a doppio rotore superiore Piatto: ottone con tappetino in gomma Velocità (RPM): 33 1/3, 45 e, 78 Braccio: canna a esse in alluminio e articolazione cardanica Alzabraccio: idraulico Note: regolazione Pitch: +/-8%, +/-16%, finitura in alluminio. Limited Version SL-1200GAE con telaio con quarto strato in alluminio pieno e braccio con canna in magnesio euro 4.000

(sintesi del test pubblicato sulla rivista)

Eppure è proprio grazie al giradischi eletto a riferimento tra i Dj e, meno, tra gli audiofili, se la decisione intrapresa nel 2010 che aveva portato alla chiusura di ogni produzione sotto questo marchio è stata emendata; soluzione quasi impensabile se a intraprenderla è lo stato maggiore di un’azienda giapponese, poco incline a quell’elasticità tipicamente europea o a tutto ciò che se non è nero deve essere bianco e se non lo è... è un problema!Eppure il trionfo di lavorazioni meccaniche e grandezza mastodontica (chi se lo ricordava così grande il 1200!) sotto i nostri occhi è testimonianza che Technics is back, che la petizione con oltre 50.000 firme dei fan dell’SL-1200 ha colpito nel segno e non solo: i giapponesi ci hanno preso gusto e se l’ SL-1200G è il prodotto con cui il marchio Technics è tornato in auge, il rinnovato interesse per l’analogico è stato poi declinato con più economico SL-1200 GR (con un piatto che invece di essere una fusione di ottone e alluminio è solo in alluminio, dotato di un motore meno raffinato), con una versione in edizione limitata (Sl-1200GSAE) per il 50mo anniversario e due Reference (SL-1000R e SP-10R) inavvicinabili. Decisione presa con macchine avanti a tutto vapore: per riprodurre i giradischi Technics ha dovuto rimodernare le sue fabbriche sostituendo buona parte dei macchinari presenti.Giradischi già al tempo robusto l’SL-1200, proposto allora in due versioni, una con e una senza braccio (in questo caso la scelta ricadeva tipicamente sullo SME) e che presentava alcune innovazioni sostanziali come lo chassis in metallo pressofuso e, naturalmente, la trazione diretta, introdotta per prima dalla casa nel 1969. Soprattutto giradischi ottimizzato in quasi ogni suo aspetto visto che nel largo lasso di tempo della sua prima vita ha inanellato sei differenti versioni con molte varianti, con affinamenti progressivi e pochi stravolgimenti nel tempo, tanto da farlo diventare una vera icona per quella metà del cielo che sosteneva la trazione diretta in contrapposizione al fronte opposto in favore di quella a cinghia. Capace di inserirsi nell’ambiente domestico al punto di venir definito “The Middle Class Player System” sebbene al di là dell’utilizzo nel settore domestico, in ragione della presenza del pitch control (o vari-speed) sia per i 45 che i 33, estremamente gradito ai Dj e indicato per le loro evoluzioni sul palco, tanto da diventare un vero e proprio must che resiste tutt’ora, cosa che ha contribuito non poco alla sua rinascita.Nella sua versione odierna va rilevato come il prodotto, al contrario del tempo, faccia parte di un progetto più ampio per respiro e modelli implementati: il 1200G, anche se è smaccatamente una evoluzione del classico 1200, ha però quasi più in comune con l’SL-1000R che con il suo analogo, l’SL-1200GR, in quanto, a parte il form factor, il motore è un diretto discendente del modello di punta e le impostazioni del telaio e delle soluzioni smorzanti sembrano un piccolo capolavoro. Più in generale l’SL-1200G presenta un livello costruttivo decisamente inusuale per un prodotto di questa fascia e, se non esistesse l’LS-1000R, si potrebbe considerare l’indiscusso prodotto al vertice del catalogo. La prima cosa che colpisce e balza agli occhi, ma solo quando si rimuove il piatto e si accede alla parte “nascosta” della base, è la realizzazione in molti strati del supporto: il piano superiore è realizzato con un’altra base in alluminio rettificato da circa un centimetro di spessore, fissato a un guscio in alluminio pressofuso su cui sono impresse le sedi dei vari componenti e le lunghe torrette di ancoraggio su cui si avvita il fondo. Nel mezzo è presente un ulteriore guscio in plastica di tipo UP (Poliestere insaturo) molto rigido e strutturale, quasi “cristallino”, che a sua volta si fissa al fondo che invece è realizzato con stampo a iniezione di un materiale gommoso, abbastanza smorzato e ad elevata massa.A differenza dei predecessori da cui deriva, il motore è realizzato con un supporto in alluminio pressofuso e fissato in una sede ricavata nella fusione del supporto in alluminio del piatto. Gli indotti sono saldati direttamente su un circuito stampato fissato al cestello di supporto che sostiene il gruppo rotante, costituito a sua vota da due piastre in cui sono disposti i magneti in posizione simmetrica alla bobine. L’asse è fissato alla base del supporto in un cuscinetto e non si avverte il benché minimo movimento laterale e nessun gioco dell’accoppiamento anche con il piatto inserito nella sede che, al contempo, presenta una delle rotazioni più regolari e precise che si siano mai viste. All’interno sono inseriti i circuiti di alimentazione del motore e del sistema di regolazione della velocità, posizionati in opportune sedi ricavate negli elementi in alluminio e plastica poliestere con un cablaggio molto ordinato e dai percorsi semplificati e ridotti.

Il fondo è in una sostanza molto gommosa, pesante e molto smorzata, ad alto spessore e fissato al supporto superiore in alluminio tramite molte viti che serrano anche il supporto intermedio in plastica rigida in una sorta di morsa ma con caratteristiche di distribuzione e smorzamento delle vibrazioni molto singolari. Ne deriva una struttura complessivamente massiccia, pesante e completamente sorda e insensibile anche a urti importanti del piano su cui poggia.

Anche il piatto, all’apparenza, ricorda il suo predecessore, anche se l’ancoraggio al motore è tutt’altra cosa e la parte superiore del piatto è rivestita con una lastra in ottone tornita mentre quella inferiore con una lastra di materiale smorzante.La messa a punto e lo start up sono rapidi e semplicissimi, da effettuare anche in condizioni “critiche”. La testina in dotazione, tuttavia, è il vero anello debole della catena, quasi a detrimento di un livello qualitativo del prodotto che va a “dar fastidio” ai mostri sacri e intoccabili di settore. Certo che con il fonorivelatore in dotazione non si va molto avanti, sia in ambito professionale che domestico ma, considerato che lo shell ha l’attacco a baionetta, la testina si può sostituire senza alcun problema e senza alcuna particolare limitazione di abbinamento: il braccio è dotato di contrappesi aggiuntivi per compensare fonorivelatori con massa particolarmente elevata. È presente anche un pesetto aggiuntivo da apporre sullo shell per testine particolarmente leggere ma utilizzabile solo in ambiti professionali e assolutamente poco “audiophile”. Lo stesso braccio, nonostante sia ottimo come realizzazione meccanica, appare come il componente meno raffinato del sistema in quanto perfettamente funzionale in ambito Dj ma meno rispondente a certi requisiti audiofili che nel tempo hanno trovato beneficio con altre soluzioni più mirate. Colpisce che Technics non abbia alcuna remora a consigliare l’abbinamento con bracci di altri costruttori, anche se ciò avviene in modo manifesto con l’SL 1000R, in cui si suggerisce l’impiego di SME, Ortofon e anche altri modelli storici Technics come, ad esempio, l’EPA-100 MKII. Da notare poi che sulle immagini promozionali presenti nel sito Technics sono installati due bracci Ortofon della serie AS da 9 e 12 pollici e forma a S e J.D’altronde il sistema di montaggio del braccio è quasi del tutto indipendente dalla base del giradischi, come se in azienda avessero pensato i due oggetti come separati e assemblati solo alla fine. La regolazione del VTA, infatti, fa parte della base del braccio, a sua volta fissata al piatto con una ghiera di adattamento. Esistono in commercio molto costruttori che forniscono flange per fissare bracci da 9 pollici e anche leggermente più lunghi della SME, Jelco e tanti altri. In questo modo, però, si perderà la spiccata versatilità garantita dalla regolazione del VTA che può avvenire potenzialmente “a caldo” durante il moto e l’ascolto (da evitare in ambito domestico ma si tratta di un fatto unico nel suo genere): si effettua con una semplicità disarmante, agendo semplicemente sulla ghiera godronata alla base del braccio che, attraverso una lieve rotazione, solleva o abbassa il braccio anche durante la lettura senza che tutto ciò vada ad interferire con il suono, a patto che si effettuino regolazioni dolci e non si urti la base del piatto (o peggio il braccio stesso, con conseguenze potenzialmente disastrose). In ambito amatoriale non ce ne sarebbe alcun bisogno; lo spessore del disco, tuttavia, non è costante e dipende anche dalle varie versioni di stampa da 180 a 200 grammi. Si tratta di variazioni minime ma che potrebbero interferire con il tracciamento. Alcuni appassionati hanno scelto di usare tappetini di vari spessori, una soluzione pratica ma comunque di ripiego rispetto alla possibilità di regolare il VTA on the fly! Molti giradischi non permettono la regolazione del VTA, molti altri lo consentono con grande difficoltà; in questo caso è veramente un’opportunità potersi avvalere di questa opzione, magari non al volo ma annotandosi la regolazione adeguata in funzione dello spessore del disco facendo riferimento alla ampia e precisa scala graduata incisa sulla ghiera.L’avvio della rotazione è fulmineo, silenzioso e con un andamento costante anche quando si applicano frizioni al disco come durante la pulizia prima dell’ascolto. Almeno le prime volte la tentazione (a cui si cede senza eccessivi indugi) di valutare la coppia del motore è irresistibile, tanto che la reattività del motore è impressionante. Anche passando da una velocità elevata a una inferiore, il tempo di adattamento è immediato e poi procede in modo costante, come per inerzia. Lascia davvero interdetti, soprattutto se abituati ad anni e anni del tipico “andamento lento” dei giradischi a cinghia!In sintesi il 1200, vuoi per le esigenze del pro o del “semipro”, vuoi per un bisogno concreto relativo alle condizioni di utilizzo “critiche” e difficili, rappresenta uno dei progetti più longevi e “azzeccati” del settore Hi-Fi, con una vita inusualmente lunga. Le “modifiche” apportate alla struttura al motore e all’elettronica nel tempo, anche se alcune sono molto evidenti e concrete non hanno stravolto il prodotto. Tutto nasce dalla “destinazione d’uso” che è molto chiara, definita e per una volta poco condizionata dai compromessi. Il risultato è un oggetto statuario dove la sensazione al tatto è in un certo senso unica in quanto la massa è elevata, tutte le componenti sembrano far parte di un “plinto” solidale con il piano di appoggio: sono assenti vibrazioni e rumori come se venisse assorbita ogni perturbazione indotta all’apparecchio anche se solo attraverso una lieve carezza! In fondo è la sensazione al primo tocco del Technics SL 1200 quando i concorrenti erano poco più che aggeggi sballonzolanti in plastichetta, e che ancora oggi rimane viva nei ricordi e nell’esperienza attuale!

[ Pubblicato su SUONO n° 534 - aprile 2019]

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