Test: Rockna Audio Wavelight Dac

“Ero stufo del fatto che, parlando di Romania (caratterizzata da una fiorente industria della lavorazione del legno, ndr.), si pensasse unicamente alla produzione di stuzzicadenti e carta igienica!”. Nicolae Jitaru, con un certo impeto nazionalista, nel 1999 decide di invertire lo status quo fondando quella che diventerà l’unica azienda in Romania che produce sistemi audio di alta qualità: Rokna Audio.

07/12/2020
di A cura della redazione redazione@suono.it

Jitaru è un predestinato e condivide con la maggior parte dei progettisti di successo lo stesso background: già da giovanissimo comincia a costruire e distruggere, un mucchio di registratori, radio... “per vedere cosa c’è dentro, e soprattutto come funziona”! Ci vorrà del tempo, Jitaru compirà il suo 36mo compleanno, prima di imbastire una vera attività: budget minimo di 10.000 euro (“ce ne sarebbero voluti molti di più...”), un bilocale low cost a Marasesti (una città di 12.559 abitanti, nel distretto di Vrancea, nella regione storica della Moldavia) e l’aiuto di una sparuta ma entusiasta manodopera ridotta a due sole unità. Poi si sposterà a Suceava, un municipio della Romania (106.397 abitanti) capoluogo del distretto omonimo nella Bucovina. Gli inizi non sono facili e più che per il suo marchio Jitaru lavora per terzi progettando prodotti di bassa fascia, un background che gli tornerà utile quando lancerà, accanto al marchio principale, una linea più economica inizialmente chiamata AD LABS (Analog Digital Laboratories), oggi Audiobyte. La motivazione per continuare è quella comune a molti costruttori (“Non potevo permettermi all’epoca un amplificatore che volevo, così ho deciso di costruirne uno”) e consente di superare i periodi duri, come nel 2006, quando stava per arrendersi. Poi Rokna Audio esplode, come spesso accade (nemo profeta in patria), raccogliendo consensi in oltre 30 paesi del mondo, un bel risultato per un progettista che ammette di essersi formato sulla base della curiosità, delle molte informazioni sull’Hi-Fi e la tecnologia contenute nelle riviste e nella ricerca su Internet, essendo tra le prime persone di Suceava ad avere avuto accesso alla rete. Oggi Rokna Audio è un marchio i cui prodotti adottano soluzioni proprietarie (“Ci siamo evoluti da progetti puramente analogici come gli amplificatori a sofisticati circuiti digitali proprietari perché volevamo liberarci dai limiti imposti dai chip pronti all’uso. È la nostra filosofia e il nostro impegno a dare vita a concetti tecnologici originali”), opera in un edificio di 500 mq che è stato costruito ad hoc da zero nel 2019 (magazzino, produzione, uffici di ricerca e sviluppo e sale d’ascolto) dove viene realizzata internamente tutta la produzione, compreso l’assemblaggio automatico e manuale. I dipendenti sono diventati 15 e presto cresceranno ancora e il fatturato è lievitato e punta al milione di euro, da raggiungere nel prossimo futuro. Sta forse cambiando la geografia del mondo Hi-Fi? Si e molto, diremmo, se siamo qui a commentare un prodotto dall’alto tasso tecnologico prodotto in Romania e nelle pagine precedenti abbiamo appena parlato di un altro che in parte viene realizzato in Bulgaria! Uno shock e una botta decisa alle immarcescibili certezze che sono state l’architrave della forma-pensiero audiofila, salvo ricordare che scombussolamenti e rivoluzioni hanno sempre percorso il mercato, sennò staremmo ancora a piangere marchi come A.R. e Garrard che non ci sono più o quelli che si sono miseramente trasformati. Semmai, la notazione di merito che spetta all’attuale ribaltamento dei pesi sta nel fatto che Paesi fino a pochi anni fa considerati unicamente serbatoi di manodopera a basso costo, oggi si propongono come ideatori di novità o piazze di pregio, come accade per il Warsaw Audio Video Show, ormai una delle più importanti manifestazioni (Covid permettendo) europee... Rokna Audio, dunque (“Ci piace offrire prestazioni solide, come nel rock, dunque RO; siamo rumeni, quindi abbiamo ancora un RO”) e una gamma di quattro prodotti tutti nell’ambito del digitale (due DAC, un music server e uno streamer), tutti basati su DAC R2R ladder e dunque parte di quel manipolo di costruttori (MSB, Metrum, Schiit...) che hanno deciso di non utilizzare la tecnologia Sigma-Delta in favore di una soluzione programmabile tramite software (e in alcuni casi hardware, vedi Waversa nelle prime pagine di questo numero di SUONO) e dunque costantemente aggiornabile. Anche il Wavelight DAC oggetto di questo test, non il più costoso dei DAC in gamma (ruolo che spetta al Wavedream nelle sue molteplici varianti) ma comunque tra i più costosi della fascia 3.000/5.000 euro, quella che vede protagonisti prodotti come Lindemann Audiotechnik Musicbook 15 DSD, Chord Electronics Hugo TT e Bryston BDA-3 solo per citarne alcuni; eppure, nonostante l’altisonante concorrenza, Rokna si è fatta comunque un nome... A differenza di alcuni modelli citati il Wavelight non è solo un DAC ma anche un pre, se pur limitato nell’ambito analogico a un solo ingresso, con tanto di volume regolabile, ottemperando una visione moderna della line up di una catena Hi-Fi, dove le funzioni a cui sono destinati streaming player, pre, hub digitali e DAC tendono a mischiarsi, tanto che per il Lindemann la casa tedesca rispolvera il termine “source”! La linea Wavelight, inoltre, pur basandosi sostanzialmente su tutta l’esperienza maturata nella serie Wavedream in cui i moduli di conversione MSB facevano da padrone, appartiene ai DAC ladder di nuova generazione, non tanto nella tecnologia (che sostanzialmente non ha visto stravolgimenti) quanto per l’affinamento nella produzione dei circuiti discreti, oggi più accessibili in termini di costi e sviluppo...