Van Den Hul Colibri XGW Master Signature

L'ultimo capolavoro di van den Hul in esclusiva per SUONO è la versione aggiornata di uno dei più controversi fonorivelatori nell’ambito delle testine MC anche in conseguenza di una storia che parte da un approccio estremamente “manuale” che da certi punti di vista dà luogo a risultati mai del tutto riproducili.

29/03/2019
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

Le caratteristiche

Prezzo: € 11.000,00
Distributore: High Fidelity Italia - www.h-fidelity.com
Tipo: MC Tensione di uscita (mV): 1,1 Forza di appoggio (g): 1,50 - 1,95 Stilo: VDH - IS su cantilever in boro pieno Impedenza di carico (Ohm): 50 Note: magnete in samario cobalto, bobine in oro, corpo in legno trattato con multistrato e speciale lacca Stradivarius. Bracci consigliati di massa 8-14 g.

(sintesi del test pubblicato sulla rivista)

Prima della Colibri la richiesta per testine Hi-end aveva spinto A.J. van den Hul a progettare una bobina mobile di alto livello come la Grasshopper ma la Colibri (che prende il nome dall’uccello caraibico, uno dei più piccoli al mondo) rappresenta un vero atto di rottura con l’idea stessa di testina MC così come veniva concepita fino ad allora: si tratta, infatti, di una testina con unico polo al posto della tradizionale struttura con polo anteriore e posteriore, all’interno del quale viene posto lo stilo che deve muoversi simmetricamente dentro il campo magnetico per operare al meglio. Grazie ai suoi studi con l’acceleratore di particelle (van den Hul ha studiato all’ Università di Deft) J.A. vantava un’ampia conoscenza degli effetti dei campi magnetici (un know how che ha dato vita anche alle sue convinzioni in fatto di medicina e di sistemi di cura alternativi, ma questa è un’altra storia che forse racconteremo in futuro...): così l’allampanato olandese si era convinto che l’influenza nefasta delle possibili asimmetrie che si possono creare quando un generatore è immerso in un doppio polo magnetico in maniera non simmetrica era tale che eliminare uno dei due poli poteva rappresentare un male minore. Detto fatto sennonché in questo modo il livello del segnale generato si abbassa di molto (le prime Colibri disponevano di un voltaggio d’uscita di soli 0,26 mV) e questo ha indotto van den Hul a una continua ricerca di magneti più potenti (oggi in samario cobalto) e di bobine più efficienti: le prime erano in rame, quelle attuali sono in oro a 24 carati con fili da 20-25 micron intrecciati. Un percorso, quello dal 1995 ad oggi, caratterizzato da una progressiva messa a punto, finalizzata principalmente a elevare la tensione d’uscita che oggi, con la versione Master & Signature, raggiunge sorprendentemente il valore di 1,1 mV! Una tensione elevata equivale a una minore necessità di stressare a valle lo stadio fono (che deve amplificare di meno), con vantaggi dal punto di vista del rumore di fondo che, ci confida van den Hul, con la nuova versione è ridotto al minimo. Vantaggio ulteriore della soluzione a un unico polo il fatto che è possibile realizzare testine di massa minore e quindi abbinarle anche a bracci di bassa massa mantenendo una buona tracciabilità (anche se il braccio di riferimento di J.A. rimane uno SME V) e, soprattutto, utilizzando cantilever più corti (di soli 3,5 mm), condizione che garantisce almeno sulla carta una tracciabilità più accurata. Soluzioni che, vista la predilezione di van den Hul per le testine naked, si possono osservare esaminando la Colibri Master & Signature e il suo originale aspetto. Anche il body è cambiato nella nuova versione della testina: l’Acacia Koa di origine Hawaiana dai riflessi rossastri è stata sostituita da un’essenza brasiliana molto più chiara (van den Hul la definisce white wood). Sul corpo, realizzato dal pieno con un tornio a controllo numerico, vengono applicate da tre a cinque mani di una lacca la cui formula viene fatta risalire a 400 anni fa attribuendola a Stradivari, anche se non si capisce in che misura ciò che eventualmente serviva a far risonare meglio gli splendidi strumenti del liutaio cremonese qui dovrebbe invece verosimilmente assorbire vibrazioni e risultare inerte… ! La verniciatura richiede un lungo periodo tra una mano e l’altra e una fase di essiccamento finale altrettanto lunga... Il cantilever è realizzato in boro come nei modelli precedenti e anche gli altri elementi (taglio del diamante e sistema di sospensione) sono quelli proprietari sviluppati da van den Hul e stabilmente utilizzati nelle sue realizzazioni. Per quello che riguarda l’elastomero, anch’esso frutto di una formula sviluppata al tempo da van den Hul, è importante spiegare, in contrapposizione a chi sostiene che le testine VDH a causa dell’artigianalità della realizzazione siano l’una diversa dall’altra (il corpo certamente no, visto che è realizzato industrialmente sebbene VHD non si nasconda: “La stessa forma non vuol dire stessa densità, naturalmente, che dipende dal tipo e dalla direzione della fibra del legno”), che quando il successo del CD sembrò offuscare completamente l’analogico, J.A. decise di fare incetta di tale materiale (e anche di cantilever) impegnando completamente il patrimonio di famiglia, convinto della rinascita del vinile e che quel magazzino sarebbe tornato utile. “Prima del CD ogni azienda coinvolta nel vinile aveva il suo specialista in materiali smorzanti; oggi queste competenze sono scomparse”... In effetti, sebbene si assista a un rilancio dell’analogico, il comparto più conservativo e che vede minor sviluppo è proprio quello delle testine e per questa ragione J.A. conserva gelosamente grossi quantitativi di quella gomma congelata criogenicamente e li centellina utilizzandoli unicamente nelle testine della serie Colibri!

Il campo magnetico è concentrato lungo un convogliatore che è posto a ridosso delle microbobine solidali con il cantilever. Senza l’adozione del polo magnetico opposto la concentrazione non è fra le più elevate e per questo motivo le bobine devono essere dotate di un maggior numero di spire con il massimo contenimento della resistenza interna. Si tratta di una lunga serie di parametri tutti al limite strutturale che, però, nell’insieme hanno dato corpo a un prodotto unico nel suo genere. I cablaggi sono in oro, estremamente sottile per il contenimento della massa ma al contempo ad elevata conducibilità. I fori superiori sono filettati il che semplifica notevolmente l’installazione e isola al contempo la testina dalla trasmissione di risonante in alta frequenza.

L’ascolto della testina è effettivamente sublime, un inno all’analogico che ne sancisce una qualità di vertice paragonabile ai migliori file Hi-res ma con un cuore, un calore a essi sconosciuti. L’elemento che balza all’occhio è questo qui ma via via che l’ascolto procede si cominciano a identificare alcuni ulteriori aspetti. La risposta all’impulso, ad esempio, è molto veloce ma al tempo stesso morbida, quasi a caratterizzare una specificità dell’ascolto analogico e a fornire una rappresentazione sonora estremamente realistica ma senza “effetti speciali”. La riproposizione lungo l’intero spettro delle frequenze è di altissimo livello ma la porzione alta è da primato, donando alle voci (in particolare quelle femminili) una piacevolezza impensata (come scoprire quel disco per la prima volta). La rappresentazione scenica è ampia, di livello elevatissimo, ma quel che colpisce di più è che all’interno dello stage virtuale tutto avvenga con una naturalezza da primato. Tutto molto bello, bellissimo, al massimo dei voti come d’altronde il prezzo, superiore ai 10.000 euro. Una bestialità? Uno schiaffo alla miseria? I tempi di lavorazione, effettuata comunque con metodi artigianali, sono lunghi, il piacere allo stato dell’arte. Ognuno quindi giudichi per sé…

[ Pubblicato su SUONO n° 534 - aprile 2019]

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