Wharfedale EVO 4.1

Quando un marchio occidentale viene acquistato da una azienda orientale perde il suo heritage”. Di vuoti luoghi comuni l’alta fedeltà è piena ma a volte i luoghi comuni sono come la sfiga (ci vedono benissimo!). Salvo poi, questo non è previsto dalla narrazione, contemplare una drammatica svolta nel segno della qualità...

08/05/2020
di A cura della redazione redazione@suono.it

Alla fine dello scorso anno Wharfedale ha lanciato la serie top Elysian e quasi di seguito, non a caso, la nuova linea Evo, frutto diretto della ricaduta tecnologica del progetto Elysian, che ha richiesto tre anni per vedere la luce e ha portato all’introduzione, tanto sugli Elysian che sugli Evo, del tweeter Air Motion Transformer. Una scelta che avrebbe potuto essere considerata una originalità sulla serie Elysian ma che diventa un case studio per la contemporanea adozione negli Evo, linea tradizionalmente posizionata al di sopra dei Diamond ma ancora appartenente al segmento economico di mercato. Una svolta e una accelerazione, almeno in senso audiofilo, che non possono essere salutati altro che con gioia dagli appassionati di lunga data, che possono immaginare una luce dopo un tunnel percorso per lungo tempo. Dopo aver letteralmente sconvolto il mercato con l’entry Level Diamond negli anni ’80 e dopo diverse vicissitudini, a metà degli anni ’90 il marchio era stato uno dei primi ad approdare a una proprietà orientale (e a dire il vero se di tunnel si parla, ha garantito comunque la possibilità di offrire prodotti che nella fascia di primo acquisto hanno continuato a offrire un value for money ragguardevole), perdendo un po’ del suo heritage... Quello stesso valore che oggi torna d’attualità se una linea, sempre inaugurata a metà dello scorso anno, testimonia già dal nome intenzioni e stilemi che sarebbero stati molto cari a Mr. Briggs.
Per tradizione la linea Evo e quella che si pone nella fascia immediatamente superiore ai Diamond e la nuova generazione, la quarta, lo conferma: è una linea che spazia da poco più di 500 euro del modello in prova fino a oltre 1.500 del modello top di una gamma composta da due sistemi a torre e due da stand, due canali centrali e un sistema dipolare per il surround, un’altra scelta in controtendenza che riduce i sistemi che in passato offrivano eccessive varianti nel catalogo. Quasi a ribadire una vocazione per il value for money la Evo esibisce tutte in una volta alcune soluzioni che nessun concorrente oggi riesce a esporre nella stessa classe singolarmente. Il tweeter AMT si trova generalmente su prodotti dal prezzo “doppio”, il mobile con le pareti curve, una volta appannaggio esclusivamente di pochissimi costruttori di élite, oggi continua a essere una scelta che innalza i costi di produzione rispetto alla costruzione “a scatola” e, per finire, il condotto di accordo verso il basso con la base fissa è un altro aspetto sempre più frequente ma ancora raro soprattutto nelle serie di basso costo. Gli EVO 4.1 racchiudono tutti questi attributi in un unico diffusore che, solo per ognuno di questi, si potrebbe avvicinare a un suo concorrente di prezzo doppio. Non sono gli unici della serie a essere così competitivi anche perché in tutti gli altri sistemi è presente un ulteriore elemento che, da un po’ di tempo, dopo una lunga assenza dalle scene, torna in auge: il medio a cupola da 50 mm di diametro. 
Gli EVO 4.1, quindi, sono l’unico sistema da stand a tutti gli effetti con il woofer da 13 cm in quanto il successivo, L’EVO 4.2, è equipaggiato con woofer da 16,5 cm e medio a cupola con un’altezza complessiva di otre 45 cm, una specie di “minitower da stand”. Tutti i sistemi sono caratterizzati dalla forma “a liuto” con le pareti laterali a elevato spessore che seguono la curvatura esterna, fissate su centine interne che, oltre a dare la forma, costituiscono dei setti di rinforzo della struttura molto efficaci. Per ottenere un effetto di questo tipo, sia Wharfedale in passato che altri costruttori in tempi più recenti hanno utilizzato una parete in MDF con numerosi tagli interni alla superficie per consentire la modellazione sulle centine; con questa soluzione la struttura viene notevolmente alleggerita e perde in parte la sua omogeneità e robustezza. Il nuovo EVO4.1, invece, presenta una superficie integra, spessa e modellata all’origine. L’esterno è rivestito con impiallacciatura di legno con finitura trasparente naturale oppure con vernice nera o bianca in modo che risaltino le venature del legno, mentre la base in MDF è laccata opaca. Last but not least, gli altoparlanti presentano caratteristiche elettromeccaniche che permettono l’utilizzo di filtri molto efficaci, anche complessi ma che non devono correggere quei parametri elettrici che, come in questo caso, sono stati ottimizzati all’origine: si tratta dell’impedenza del woofer e del tweeter e della risposta agli estremi, modellata per avere fenomeni di break-up estremante contenuti...