Il nuovo concetto di "sistema"

Le aziende consumer cominciano ad offrire sistemi completi semplicissimi e modernissimi. Ne abbiamo provato due soluzioni, una offerta da Sony e l'altra da Sonos e costituiscono un nuovo modo di intendere il tutto in uno, un sistema che con pochi tocchi va... a dama, consentendo di cominciare ad ascoltare la musica

08/07/2019
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

da SUONO 537

Questo articolo parte da tre presuposti. Il primo è che le aziende sappiano quel che stanno facendo, ottemperando così a uno dei presupposti del successo, un obiettivo che è rappresentato generalmente dalla capacità di interpretare e anticipare i bisogni dei consumatori. In Hi-Fi non è stato sempre così ma i case study che citeremo vengono “interpretati”, forse non a caso, da aziende parzialmente lontane dall’agone Hi-Fi. Il secondo presupposto è basato sulla estremizzazione dei consumi musicali, focalizzato su un connubio tra solido (il vinile) e immateriale (lo streaming), soprattutto da parte di giovani e non avvezzi che rappresentano l’ambito che vogliamo analizzare. Il terzo presupposto, il meno certo, è che chi legge questa rivista abbia voglia avere o si convinca ad avere un ruolo attivo nella promozione della riproduzione sonora nell’ambito delle sue attività quotidiane; che il lettore, in altre parole, rappresenti o possa rappresentare l’“esperto del pianerottolo”, colui che “instrada” verso la riproduzione musicale chi ha meno esperienza di lui. Supponendo che tutti i presupposti abbiano fondamento, in questa luce ci accingiamo a esaminare le due offerte di cui parleremo a breve: sono, questo si può anticipare, messe in campo da Sony e Sonos per l’utente non esperto che voglia ascoltare musica riprodotta. Non tanto indirizzate, dunque, al tipico lettore di SUONO quanto, piuttosto, a coloro che l’“esperto del pianerottolo” interpella. Da questa possibile sinergia si può mettere in moto quel rinascimento dell’alta fedeltà di cui abbiamo cominciato a parlare su SUONO da qualche tempo (n° 535). Entrambe le proposte ottemperano, almeno sulla carta, i presupposti che abbiamo identificato quali determinanti affinché un vero rilancio dell’alta fedeltà possa avvenire: costi bassi, semplicità di utilizzo e al tempo stesso un campo di azione il più vasto possibile. Condizioni che potrebbero rappresentare una rivisitazione in chiave moderna di quelle variazioni sul tema dei “sistemi” (coordinato, casseiver) che innescarono negli anni ’70 delle dinamiche di ampia crescita del settore in quanto rappresentavano la giusta chiave di accesso per quella grandissima massa di ascoltatori di musica, allora alle prese con le fonovaligie, oggi con una cuffia in testa. Che cosa ci raccontano le esperienze di mercato in merito? Che esista una richiesta, soprattutto di strumenti per la riproduzione del vinile, è un fatto comprovato, come testimonia il notevole successo di chi ha intuito prematuramente il fenomeno (Pro-Ject). Al tempo stesso affrontare la fascia degli utenti non esperti diventa di primaria importanza, ed è quel che hanno fatto anche altri con i tentativi di offrire un prodotto plug’n play per il vinile. Buona parte dell’offerta si prefiggeva al tempo e si prefigge oggi tale scopo, a riprova che la facilità d’uso è argomento cardine per chi si avvicina all’Hi-Fi. Proprio dall’esame dei prodotti di allora e di quelli di oggi atti a tale scopo si scoprono cose interessanti... Quello degli automatismi, ad esempio, è un argomento perlomeno curioso in quanto le funzioni legate al ritorno del braccio (e anche dell’andata), nonostante assorbano molte risorse dal punto di vista produttivo sono quasi sempre implementate nei prodotti di prima fascia mentre man mano che si sale di “qualità” vengono rimosse nei prodotti. Certo non è una regola ma una sorta di prassi comune che ricalca per certi versi l’ascesa distorta del concetto di Hi-end, quello duro e puro: i prodotti costosi tipici di un tempo costavano molto, soprattutto per la quantità di cose che offrivano; poi venne l’high end che sentenziò “la musica innanzitutto”, e quindi solo quel che serve per suonare e null’altro! Risultato: tolto tutto ma con innalzamento iperbolico del prezzo rispetto ai prodotti che invece facevano tutto e bene! Oggi come allora (e anche per questo il Sony e il Sonos sono case studies che confermano una linea comune tra passato e presente) è molto frequente incontrare automatismi “totali” sui prodotti di fascia bassissima, il ritorno automatico in quelli di fascia più alta e il nulla man mano che si sale di prezzo. Per altri versi, invece, non si trova altrettanta continuità, probabilmente anche in virtù di uno sviluppo tecnologico che ha reso semplice ed economico ciò che in precedenza non lo era e, magari, costoso e complicato (come qualsiasi realizzazione meccanica) ciò che un tempo non lo era. In tal senso, ad esempio, vanno intese, nell’ambito dei giradischi, alcune soluzioni che in passato sono state oggetti di diatribe profonde come, ad esempio, la trazione a cinghia e la base “rigida”: invero, in origine l’isolamento dal piano di appoggio e dalle vibrazioni indotte dal motore era necessario ma oggi, anche grazie a sistemi di isolamento più efficaci, la trazione a cinghia e altre cose legate al passato sembrano solo un escamotage promozionale rispetto alla concreta efficacia. Se da un lato le soluzioni dedicate alla liquida hanno risolto “in nuce” molte delle problematiche equivalenti (biamplificazione, Classe D, diffusori attivi, DSP...) l’alternativa analogica sembra proporre novità dirompenti soprattutto in ragione delle prospettive del plug’n play che da proposta inizialmente riferita unicamente a giradischi di fascia bassa si è estesa prima ai lettori di fascia media e ora anche “oltre” il lettore, proprio in una considerazione di insieme del sistema; è quello che accade per il Sony PS-LX310BT di cui ci accingiamo a parlare, o relativamente all’approccio analogico di Sonos (di cui parleremo immediatamente dopo), entrambi in bundle con opportunità per la musica liquida! In passato la produzione Sony di giradischi ha subìto un forte rallentamento (in quanto l’azienda era orientata alla promozione dei formati ad alta risoluzione e del DSD); d’altra parte, anche la produzione dei vinili ebbe un rallentamento epocale nonostante il retaggio e il patrimonio della divisione che detiene diritti e master originali di un numero impressionante di titoli e produzioni!

Tuttavia, anche se con un certo ritardo, nel catalogo appare nel 2016 il PS-HX500, un giradischi molto tradizionale, con base in MDF, trazione a cinghia, azionamento totalmente manuale, equipaggiato però con una sezione attiva in grado di digitalizzare i vinili in formati ad alta risoluzione PCM ma anche in DSD. Il presidio di posizione era tuttavia tenuto dal PS-LX300USB, un giradischi di fascia molto economica, totalmente automatico, dotato anch’esso di scheda USB per l’acquisizione dei dischi in formato digitale anche se non in alta risoluzione e con sistema molto meno raffinato di quello impiegato nel PS-HX500. Il PS-L310BT, invece, fa il suo ingresso all’inizio del 2019: viene presentato al CES 2019 di Las Vegas ed esibisce immediatamente un approccio quasi dirompente con il passato; anche se la sigla e la classe di appartenenza collocano il prodotto come il successore dell’LX300USB, a prima vista la differenza è totale! Il design e l’aspetto finalmente strappano il giradischi da una categoria che, eccetto rarissime eccezioni, ha dato vita ad apparecchi certamente funzionali ma che non hanno mai lasciato spazio all’estetica. Il PS-L310BT, invece, sfoggia una linea e una eleganza davvero uniche nel settore, peraltro anche coraggiose, che annullano ogni esaltazione meccanica e funzionale in luogo di una linearità e funzionalità uniche. L’apparecchio, inoltre, mostra un’ulteriore piccola rivoluzione sia internamente a Sony che di settore, in quanto non è dotato di sistema per la registrazione dei vinili in formato digitale. Una rivoluzione in quanto, almeno per i prodotti di fascia bassa, la dotazione di una presa USB e la possibilità di registrare sembrava fosse la motivazione all’acquisto a prescindere dalla qualità e dalla modalità dell’operazione: in altre parole “ci doveva essere” a prescindere da tutto! Viene introdotto invece il collegamento Bluetooth per ascoltare musica tramite diffusori amplificati wireless oppure tramite cuffie sempre wireless (e un piccolo sistema di riproduzione fa parte della confezione!). Questo apre uno scenario decisamente intrigante, soprattutto per la fascia di ingresso in quanto, come abbiamo avuto occasione di approfondire durante il test del giradischi TEAC TN-300 (SUONO 501 - novembre 2015), nonostante ogni lecita perplessità sulla qualità di trasmissione Bluetooth e soprattutto sulla “snaturalizzazione” di un segnale analogico “vinilico”, il risultato poi non è così “innaturale” ma, anzi, beneficia di un sistema ottimizzato anche a basso costo. In altre parole, il pre phono a bordo degli amplificatori di bassa fascia in genere mortifica il risultato e affrontare la spesa di un phono esterno innalza i costi di un sistema che, invece, è pensato per essere appetibile e user friendly! In questo aspetto il Sony, che tra l’altro appartiene a una fascia di attacco veramente bassa (forse la più bassa dei prodotti dotati di collegamento Bluetooth), assume una valenza da primo della classe con una inaspettata resa, soprattutto con gli all in one Bluetooth. Facile, immediato e praticamente plug’n play (fosse solo per il fatto che non si può regolare nulla!), è un piacere utilizzarlo anche con l’avvio automatico e, soprattutto, il ritorno! Diciamocelo pure: è vero che “il suono innanzitutto” ma il ritorno automatico (l’avvio no) è una manna dal cielo, soprattutto quando si è in stato di rilassamento e la puntina che scorre a fondo corsa mette uno stato di ansia che, almeno per molti, inizia ben prima della fine dell’ultimo brano! Certo, il meccanismo è un po’ rumoroso e alcuni movimenti sembrano incerti ma, nel complesso, l’azionamento è preciso e fa il suo dovere. Con il collegamento Bluetooth è ovviamente possibile trasmettere anche in una stanza differente da quella in cui si trova i giradischi e, anzi, con il sistema Sonos è possibile distribuire in rete a tutti gli apparecchi collegati al segnale, cosa sicuramente attraente ma che si scontra con la necessità di “girare” il disco o di ritirar su il braccio a fine corsa, azione automatizzata nel Sony ma completamente manuale nel Sonos. In ambiti più squisitamente audiofili le prestazioni del Sony PS-L310BT sono abbastanza penalizzate dalla testina e dalla struttura del giradischi, che non risulta particolarmente isolata dalla vibrazioni. Ironia della sorte, in condizioni wireless o in cuffia il sistema si comporta molto meglio che in condizioni standard! D’altronde la destinazione d’uso del PS-LX310BT è proprio quella di essere inserito in un sistema anticonvenzionale e, poi, in un ambito domestico dove l’estetica la fa da padrone e in questo, il Sony, anche se non riflette molti dei canoni estetici adudiofili, è certamente un piccolo balzo in avanti in fatto di design ed eleganza. Il caso Sonos, invece, a parte un inizio più coraggioso nell’estetica e nelle funzionalità, mette in evidenza un atteggiamento più conservatore, anzi, più tradizionalista anche in merito alle prestazioni sonore, forse legato anche allo scatto dei costi verso l’alto rispetto a Sony.
Fin dall’inizio Sonos ha offerto la possibilità di condividere all’interno della sua rete di distribuzione contenuti analogici che venivano digitalizzati dal Connect e resi disponibili per ogni altro apparecchio Sonos presente nella stessa rete. Questa opzione ha lasciato sempre un po’ perplessi, soprattutto perché quando si ha a disposizione un sistema complesso per la riproduzione della musica liquida facilmente accessibile, è difficile ipotizzare una sorgente analogica da abbinare. Effettivamente, il vinile era visto agli albori come un’ipotesi lontana dall’azienda ma anche sintonizzatori o audio da televisore erano una specie di ripiego. Ovviamente sorgenti a nastro o di altra natura analogica ma molto specializzata sono molto al di fuori dell’ambito in cui è stato pensato il sistema Sonos ma, nonostante i tanti dubbi espressi fin dalla prima ora e poi man mano nel tempo, oggi troviamo l’applicazione più efficace e valida, in particolar modo con l’utilizzo dell’AMP, in quanto la sezione di digitalizzazione a bordo dell’amplificatore è di tutto rispetto e, nonostante sia settata per digitalizzare in formato CD (ovvero a 44.1/16), lo fa molto bene e con un front end di alta qualità.

Per l’analogico la scelta di Sonos si è orientata verso uno dei più affermati costruttori di giradischi del momento, Pro-Ject, ottenendo come unica personalizzazione la realizzazione di uno stadio fono “semplice” integrato al giradischi, senza connessioni USB o altre cose (soprattutto il Bluetooth...), di cui Sonos è uno dei più agguerriti detrattori, a tal punto da farne un motivo di distinzione e orgoglio. In effetti a Sonos serviva solo un pre phono, poi il resto lo fa con gran consapevolezza e determinazione. L’offerta al momento si basa su due Set Vinyl, uno costituito dalla versione più semplice, un giradischi Essential III e un Play:5 offerto a 938,99 euro, mentre l’altro è una versione estesa del precedente, quasi un naturale upgrade, ovvero sempre il giradischi Essential III con due Play:5 (configurabili in modalità stereo con un Play:5 per ogni canale) e il subwoofer, al prezzo di 2.316,99 euro. Si tratta di un sistema dal taglio importante e che comunque si colloca in una fascia alta soprattutto se si considera il target Sonos, in genere meno avvezzo a investire su oggetti lontani dal proprio ambito. Ma la cosa che più risulta interessante è il fatto che oltre all’Essential III venga proposto un altro giradischi, sempre prodotto dalla Pro-Ject: si tratta del Debut Carbon versione noce, che tende un po’ a scompaginare le fila di un discorso apparentemente lineare! Effettivamente, l’Essential III ha un look molto sobrio ma non così affine all’estetica Sonos, mentre il Debut Carbon Noce raggiunge una eleganza inspiegabilmente unica soprattutto con l’AMP, il nuovo arrivato in casa Sonos (vedi SUONO n° 536). Sarà forse per l’abbinamento legno plexiglass e il carbonio del braccio, sarà per il fatto che il legno ha sempre il suo fascino e il Debut ha comunque una eleganza tutta sua, ma l’abbinata è veramente “forte”, come peraltro è “forte” il livello delle prestazioni in quanto, restando tutte le possibili considerazioni di carattere filosofico, il risultato in abbinamento con un sistema AMP tradizionale o con un Play:5 in un’altra stanza è impressionante. D’altronde il livello qualitativo dell’insieme Debut Carbon e testina Ortofon 2M Rossa è molto competitivo; abbinato poi al pre phono integrato raggiunge un livello difficile da eguagliare, soprattutto in questa fascia di prezzo. Molto rimarchevole il fatto che Sonos offra un prodotto Pro-Ject “personalizzato” allo stesso prezzo di quelli standard anche se lo stadio phono è stato realizzato ad hoc per Sonos. Si tratta di uno dei rarissimi casi in cui il prezzo rimane pressoché invariato. Quindi, l’Essential III viene proposto a 359,99 mentre il Debut Carbon a 599,99 nella versione noce e 549,99 in quella nera laccata, prezzi decisamente importanti fuori dal segmento Hi-Fi ma si tratta comunque di oggetti che fanno tendenza. E in questo Sonos è stato attore forse inconsapevole: ricordate quella pubblicità in cui padre e figlio ascoltavano lo stesso brano ma uno da un giradischi (il giovane) mentre l’altro da un Play:5 (il babbo) e poi se ne vanno a far cose insieme? Ebbene il punto è completamente centrato anche nel tipo di utilizzo, in quanto una modalità non esclude l’altra ed entrambe offrono una godibilità di fruizione molto appagante. Il set up del Pro-Ject, come per tutti i prodotti della casa austriaca, è semplice, gradevole e coadiuvato da un supporto ben fatto. Il phono interno è molto valido, soprattutto nella versione alleggerita dalla USB e dall’ADC a bordo, ma la qualità dell’insieme base, braccio e testina, è ben oltre la classe di appartenenza e, se collegato a un pre phono esterno, si apprezzano sensibili miglioramenti anche se il costo del pre phono può ampiamente superare quello dell’insieme del giradischi. Ad esempio, con il Synythesis 79DC in cui si possono anche ottimizzare le condizioni di carico della testina oppure con l’ingresso phono dell’Anthem STR Preamplifier, i miglioramenti si apprezzano sensibilmente, ma non per questo il risultato con l’abbinamento all’AMP è da sottovalutare (anche in merito a un costo sensibilmente inferiore). Il suono che ne scaturisce mantiene quell’equilibrio costante in tutti i casi, facendo apprezzare anche ai meno esperti il livello e le potenzialità di un sistema analogico anche solo per quel che rappresenta. In genere si percepiscono solo i difetti, soprattutto nella fascia bassa, ma qui le cose cambiano radicalmente in quanto quel che si apprezza è ben più che un assaggio di un mondo che ancora non ha perso il suo appeal. Timbro, ricostruzione e godibilità, anche se migliorano con i fono esterni (e migliorano ancor di più con testine e giradischi differenti, ma in questo caso vuol dire che il “male” audiofilo ha colpito inesorabilmente), possiedono un taglio perfettamente identificabile che, abbinato alla ritualità del vinile, offre una esperienza d’uso di alto impatto. In termini di upgrading e di ulteriori passi in avanti senza gettar alle ortiche l’esistente, invece, non è da sottovalutare l’opzione di una biamplificazione passiva con due AMP (vedi in altra parte di questo numero). Al prezzo di 1.289,99 euro è possibile tirar su un giradischi di livello con un ampli da oltre 100 Watt con cui è possibile ascoltare musica liquida e ampliare a volontà la distribuzione in casa; se a questi si aggiungono altri 699,99 per un totale di 1.997,99 euro si ottiene un sistema che, abbinato a diffusori adeguati magari già in possesso dell’acquirente, si ottiene un salto di qualità e un livello anche estetico veramente raro nell’ambito Hi-Fi, soprattutto sotto i 2.000 euro, giradischi e streamer compresi!

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