L'amplificazione oggi

L’aumento delle fonti e della loro natura, la gestione delle stesse e poi l’evoluzione della sezione di potenza con una soluzione che sulla carta sembrerebbe perfetta ma nella pratica non decolla ancora. Il ruolo dell’amplificazione torna centrale più che mai, evolve rapidamente; incorpora il DAC, poi la USB, anzi no: gli ultimi nati la USB non la hanno più!

03/12/2018
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

L’intuizione iniziale era quella giusta: chiamarlo “cervello” ma quel cervello era stato, nel tempo, spogliato via via di alcune sue funzioni: via i controlli di tono (e men che meno l’equalizzatore!), via il loudness e il mute, via persino il display, colpevole di interferenze indesiderate. L’amplificatore (integrato o in due telai) era nel tempo diventato anonimo o, con un eufemismo, con il frontale il più pulito possibile. Per un certo periodo via anche lo stadio fono, perlomeno quando il CD surclassava ogni altra fonte sonora e così, in termini audiofili, del cervello rimaneva poca cosa, tanto da far tornare in auge persino i sistemi a pre passivo, degni di un’altra era geologica dell’ascoltare. Poi l’aumento progressivo delle fonti da gestire (da quelle digitali in continua crescita a quella rediviva vinilica) ne hanno esaltato il ruolo di centrale di smistamento ma anche la funzione di uniformare il segnale che vi giunge (ed è originariamente della più varia natura) da trasmettere alla parte muscolare del sistema “ampli di potenza - diffusori”: in questa chiave va letta, ad esempio, la trasmigrazione del DAC da elemento meramente utilizzato per la conversione del segnale CD (e dunque principalmente “dentro” il lettore CD) a vera interfaccia (nei casi in cui tutto è costruito attorno ad esso si parla più di hub digitale che di amplificatore) tra il sistema di riproduzione musicale e le variegate fonti: immateriali e in rete, portatili, sedentarie… L’arrivo della musica liquida, dei lettori ubiquitari per ascoltarla, della rete per trasmetterla, dei computer per gestirla ha infatti scardinato, anche nella visione più audiofila, la concezione di una catena Hi-Fi mono-sorgente! Un’immediata conseguenza della presenza di più segnali è la necessità di gestirne la complessità, condizione che porta il componente più tradizionale della catena Hi-Fi a confrontarsi con le più moderne e complesse istanze: funzione e posizione del tasto play, GUI, customer satisfaction.
Altrettanto è accaduto per le poche varianti relative al progetto di una circuitazione a transistor (per quelle valvolari non parliamone proprio: sono uguali a se stesse dai tempi dei padri fondatori del settore!). La più rivoluzionaria, la Classe D, è stata prima “assorbita” unicamente in una versione glamour (quella dell’ammazza giganti) poi derubricata a soluzione chip malsuonante. Ma è davvero così che può essere archiviata l’unica quasi rivoluzione dell’amplificazione?A distanza di quasi dieci anni va obiettivamente detto che questo tipo di soluzione, pur ricca di benefici, non si è sviluppata al punto da invadere il mercato dell’audio. Lo stesso panorama dei produttori dei moduli di potenza assomiglia a quello dei chip D/A, cioè in mano a pochi, sostanzialmente due: Ice Power e Hypex. Una normalizzazione che, però, anche in questo caso prevede gradi di qualità o supposti tali variabili: da quando Bruno Putzeys si è unito a Hypex la sorte dell’azienda è decollata. Putzeys è a suo modo un guru di questa specifico segmento del digitale, richiesto da tutti e coinvolto nei progetti più rivoluzionari in merito (Mola - Mola, Grimm). Così a questo punto è difficile stabilire se la mancata “esplosione” della classe D sia dovuta più agli atavici pregiudizi in merito da parte della popolazione Hi-Fi o alla difficoltà nel superamento di alcuni effettivi limiti di questa soluzione. La Classe D è sempre lì, lì per fare il botto e, verosimilmente, presto o tardi lo farà, complice anche un’accelerazione nello sviluppo di soluzioni dedicate alle nuove forme di fruizione della musica, non è per niente escluso che venga massicciamente utilizzata anche nell’Hi-Fi tradizionale. Perché tradizionale l’amplificazione ora non lo è più né lo potrà più essere, non fosse altro perché nella maggior parte dei casi l’amplificatore è e sarà il crocevia dove informatica ed elettronica si incontrano o si scontrano… Per questa ragione a breve dobbiamo aspettarci proposte anche molto differenti su come far fronte a nuove esigenze che non sono nella tradizione delle aziende (UX – User Experience: che cosa è costei?) e quindi verranno interpretate in molti modi diversi prima che si giunga a una specie di standardizzazione che, forse, essendo basata alla fine su una sorta di coefficiente di godibilità (non sai nemmeno perché ma quel prodotto fa e fa nel modo giusto proprio le cose che vuoi) non avverrà mai del tutto visto che tiene conto pur sempre solo di una parte della miriade di possibilità potenziali!Le aziende audio giungono a questa sfida altamente impreparate, quasi soverchiate da quelle di matrice informatica o, ancora meglio, dalle cosiddette start-up, figlie di spiriti liberi che affrontano il tema ribaltando l’argomento come un calzino: si parte non più dalle regole per adattarle al prodotto ma dalle funzioni necessarie all’utilizzatore, adattandole alla potenzialità delle macchine per generare regole mobili, che possono cambiare in corso d’opera o con la successiva release dell’apparecchio! Abbiamo appena imparato a conoscere la USB e le sue evoluzioni che risulta per alcuni superata al punto tale da non inserirla più nell’apparecchio, come accade proprio in alcuni prodotti di questa rassegna. La stessa sorte del display (non dell’interfaccia uomo utente che risulta, anzi, più importante che mai) che è ancora in bilico visto che il vero controllo dell’apparecchio dovrebbe avvenire tramite app su dispositivi più adatti alla bisogna di un banale e piccolo schermo TV poco intelligente.Anche il nostro lavoro (e la conseguente capacità di fornire indicazioni e consigli qualitativi) cambia, dovendo dedicare all’esperienza d’uso molto di più della pedissequa disamina dei tasti presenti sul frontale di un apparecchio, mentre lo sforzo intuitivo si concentra sullo stabilire quanto o meno la macchina presa in esame sia un sistema chiuso o evolvibile, quanto i suoi limiti sono definitivi o superabili con la successiva versione del software di gestione. Allo stesso modo il lettore e potenziale utilizzatore di questi prodotti farà bene a tenere conto di queste indicazioni ma, soprattutto, a considerare in un’era di quasi totale multimedialità e multifunzionalità quali siano le funzioni primarie e non di cui ha necessità o che desidera, in modo da trovare il prodotto che vi si attaglia. Altrimenti la delusione sarà garantita...

[ Pubblicato su SUONO n° 531 - dicembre 2018]

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