L'ascolto in cuffia

Le nuove forme di fruizione della musica; la musica stand alone; la capacità di rivolgersi a un pubblico più ampio della ristretta agorà della riproduzione sonora di qualità: tutti elementi che stanno decretando il successo dell’ascolto in cuffia, che si avvia a diventare la nuova Hi-end del settore.

19/11/2014
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

L’allora CEO di Hewlett Packard, Carly Fiorina a proposito delle nuove forme di fruizione della musica, ebbe a dire: “qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, ovunque... ”. Si potrebbe addebitare a quel momento e a quella persona la nascita del nuovo mercato dell’ascolto in cuffia, in passato considerato quasi esclusivamente un’alternativa di ripiego al trittico “fonte – amplificatore – diffusori”. È certo che la musica liquida, con la sua naturale propensione a essere fruita “in ogni posto”, dunque in movimento, ha contribuito all’abbandono di cordoni ombelicali troppo onerosi come il tradizionale impianto stereo. Ma è successo molto di più... Innanzi tutto, l’incremento costante della qualità del media, che ha portato a file che vanno ben oltre l’mp3; poi, l’importanza crescente del ruolo dei DJ (con le loro cuffie!) e la loro presenza nell’immaginario dei ragazzi; infine, la potente azione di marketing della new entry Beats che, coniugando il binomio cuffie & sport, ha saputo creare un vero fenomeno di moda, pur operando nel segmento del microlusso e, dunque, in quell’area che più volte su SUONO abbiamo definito come strategica per il futuro della riproduzione musicale. Ne è riprova il fatto che prima dell’avvento di Beat (di cui si parla in un’altra parte di questo giornale) la fascia di mercato entro i 200 euro rappresentava a stento il 35% del totale, mentre oggi è più del 50%... e il mercato globale cresce...
Un fenomeno di moda, la voglia di emulare il proprio mito sportivo, la nascita di uno status symbol ma non solo questo... L’accelerazione impressa al mercato ha determinato anche una rinascita della ricerca, in passato confinata agli ambiti professionali, che vede coinvolti sempre più soggetti rispetto al passato. Sono nati nuovi marchi di successo (Etymotic, SkullKandy, Ultimate Ears), attori conosciuti sono entrati in questo gioco (Bose, Kef) mentre altri “tradizionali” hanno risposto rispolverando soluzioni adeguate per l’on the go di qualità (AKG, Sennheiser). Uno sforzo di creatività e tecnica a fronte dei molteplici paletti imposti dalla modalità d’ascolto in movimento e che ha portato a soluzioni e tecniche, ora semplici ora complesse, ma comunque innovative e foriere di una qualità prima inimmaginabile: alcune di queste cuffie suonano come e meglio di una buona cuffia “tradizionale”! Tutto ciò è accaduto per una ragione molto semplice; perché, in parole povere, la “fetta” da dividersi è più ampia. Le modalità con cui il mercato dell’ascolto on the go si è sviluppato contengono elementi molto interessanti che sembrano anticipare scenari futuri di grande apertura. Innanzi tutto, la parziale caduta di un monopolio, quello di Apple (azienda che sempre più tenta di costruire degli “ecosistemi autonomi” di cui è la sola protagonista). A seguire, la potente propensione all’acquisto di un “accessorio” anche quando questo (è il caso delle prime Beat dal costo superiore ai 200 euro) supera quello dell’apparecchio cui è destinato (il lettore); una condizione, quest’ultima, tipica di mercati dinamici e con target giovanile di acquirenti, preclusa in precedenza a chi operava nel mercato della musica riprodotta, ulteriore elemento di novità e modernità. Questa rappresenta la parte più evidente del fenomeno cuffie, quella dei trend più consumer, che per lungo tempo molti hanno considerato (salvo poi ricredersi) avulsi dal segmento della musica di qualità. Nulla di più sbagliato...
Da troppo tempo il mercato (nel suo segmento di massima qualità) evita di prendere atto di un evidente cambiamento sociologico legato ai nostri stili di vita, ovvero la drastica diminuzione del tempo e dello spazio destinati alle nostre forme di evasione! Si aggiunga, poi, che buona parte della nostra giornata, sia quella dedicata al lavoro che quella riservata all’intrattenimento domestico, viene passata da molti davanti a un computer. A essere rimasto immutato, invece, è probabilmente il desiderio di molte persone di ascoltare musica senza dover fare a meno della qualità. Tutti elementi che giocano a favore dell’ascolto in cuffia: se è tempo perso stabilire se in assoluto e in condizioni ottimali l’ascolto sia migliore in cuffia o con una catena Hi-Fi con diffusori, certamente occuparsi dello stesso interrogativo se le condizioni di ascolto sono, invece, problematiche (ambiente non adatto, interazione con altre persone, ecc.) non lo è affatto! La risposta, in tal caso, è quasi sempre a favore dell’ascolto in cuffia e se il mondo dell’Hi-End non ha saputo far altro che stabilire delle norme assolutiste spesso impraticabili, il consumatore, invece, conosce i limiti con cui ha a che fare e, prima o poi, scopre la soluzione che rappresenta il miglior compromesso in merito.
All’ombra del segmento consumer (fatto di ragazzini, primo prezzo e testimonial eccellenti) va sviluppandosi un fenomeno dal basso dalle grandi potenzialità che, proprio per il fatto di essere ancora quasi del tutto ignorato, ricorda tanto l’Hi-End ai suoi albori! Ci sono arrivati tardi i costruttori, non ci credono (ancora?) i commercianti, è sconosciuto in buona parte al pubblico generico. Eppure, è il segmento più dinamico del mercato, basta frequentare i forum o le manifestazioni specializzate per farsene una ragione. Esso ripropone in tutto e per tutto le dinamiche e le procedure che ci hanno portato a scegliere il nostro impianto Hi-Fi: attenzione a ogni particolare nella convinzione che possa condizionare il risultato sonoro; storie e regole dettate da guru il cui pensiero verrà nella maggior parte dei casi mal interpretato; effettivi problemi che ci si trova ad affrontare quando si tenta di mettere nelle migliori condizioni il sistema prescelto...  L’interfacciamento, le problematiche tecniche che mettono questo o quel modello nelle condizioni migliori o meno di funzionamento e mille piccole procedure di messa a punto dai mutevoli effetti (chi ci sta leggendo sicuramente conosce bene queste dinamiche!) sono il pane quotidiano dei cucciofili. Nell’ascolto in cuffia si va ancora alla ricerca, a volte a lume di naso, a volte sulla base di una pur minima scientificità, di canoni e regole da condividere; non dimentichiamo, infatti, che la cuffia resta pur sempre lo strumento attraverso cui i tecnici del suono elaborano e “monitorizzano” le incisioni durante le sedute di registrazione, che gli artisti utilizzano per ascoltare i propri brani durante le esecuzioni “live”, i conduttori e i Dj danno vita a programmi ed eventi in radio e nelle discoteche.
Eppure a fronte di un atteggiamento frutto di preconcetti radicati che vedono la cuffia generalmente come un ripiego, nella maggior parte dei consumatori non c’è la consapevolezza del ruolo di “strumento d’ascolto” che questo componente si è ricavato. Non è bello (e ancor meno sensato) fare classifiche ma appurato che l’ascolto in cuffia può raggiungere vette di qualità notevole, pochi sono a conoscenza del fatto che il coacervo di prestazioni in relazione alle condizioni d’uso proposto dall’ascolto in cuffia, quasi sempre prevarrà sull’ascolto tradizionale svolto in condizioni men che ottimali! A questo vanno ad aggiungersi i costi generalmente ragionevoli (una sistema ampli + cuffia ottimo si attesta attorno ai 2.000 euro), la possibilità, anche di tipo logistico, di utilizzare più sistemi (anche qui non esiste il prodotto definitivo!) e il vantaggio di poter scegliere tra una gamma di prodotti assai più ampia che in passato. Nuovi attori (Audeze, HiFiman) e protagonisti (Sennheiser) hanno investito nel settore, per non parlare di un vero e proprio Hi-End (Abyssis, Cavalli). Ce n’è abbastanza per considerare l’ascolto in cuffia certamente qualcosa di più che una moda passeggera! Nell’attuale fase di rivoluzione delle modalità con cui si ascolta musica noi crediamo ci sia davvero qualcosa in più: se non l’alternativa, una forma integrativa delle attuali modalità d’ascolto! In tal senso, ci arriva conferma dal fermento che abbiamo notato nella comunità tecnica e le prime ricerche scientifiche a carattere umanistico in merito. Presto, i risultati arriveranno, facendo emergere del tutto il settore che, non a caso, è stato preso d’assalto da tutti i costruttori. Il connubio con la musica liquida apre ulteriori scenari interessanti, soprattutto se si accetta l’idea che l’infrastruttura del futuro sarà costituita da elementi che interagiscono e si adattano l'un l'altro: una biblioteca musicale, un mediatore per interrogarla e uno strumento per riprodurne i contenuti. Questo “sistema” è già stato preconizzato: a fronte di un contenuto originale della massima qualità possibile, sarà in grado di offrirne all’ascoltatore una versione ottimale in funzione delle potenzialità delle condizioni di utilizzo; magari un mp3 dalla gestione agevole sarà il più indicato per un piccolo lettore portatile mentre una versione ad hoc verrà fornita per l’ascolto in cuffia, per quella in macchina, per quella in un ambiente piccolo o grande. Tutto questo nella convinzione, da molti condivisa, che l’uso della cuffia, per esprimere al meglio le sue potenzialità (ma la storia ci dice che non accade solo per la cuffia!), richieda del software ottimizzato per questa modalità di ascolto.

Nelle cuffie in ear il corretto posizionamento in funzione della morfologia dell'orecchio e il suo mantenimento determinano le prestazioni sonore.

Alcuni costruttori offrono la possibilità di realizzare, tramite calco, dei gushi ad hoc per un ottimale posizionamento nel padiglione auricolare.

I raduni e le manifestazioni riservate all'ascolto in cuffia hanno preso piede in tutto il mondo

Nella Sennheiser HD 800, cuffia per certi versi rivoluzionaria, le dimensioni dei driver quasi quasi si raddoppiano rispetto alla norma, arrivando a 56 mm. Cambia anche la struttura dell’equipaggio mobile: la bobina agisce a circa metà della membrana che ha una forma a corona circolare con la parte centrale fissata ad un cilindro di sostegno; una soluzione che ricorda una sorta di “ring radiator”.

La figura del DJ, a cavallo tra ruolo professionale e di testimonial del settore. Nella foto Nitin Sawhney

[ Pubblicato su SUONO n° 489 - luglio 2014]

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