TCL: basso costo, basso impatto

Per pur per prezzo di fascia economica, la soundbar cinese offre soluzioni che ne consentono una facile integrazione nell'ambiente domestico e performance perlomeno accettabili se non di più...   

13/05/2020
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

Le caratteristiche

Ampia e di qualità la dotazione che prevede un cavo HDMI di ottima fattura, il cavo ottico e le staffe per il montaggio a parete

Diffusori TCL TS9030
Prezzo: € 399,00
Dimensioni (lxaxp in cm): soundbar (105 x 5,6 x 11) - subwoofer (24 x 42 x 24) 

Peso (Kg): soundbar (2,6) - subwoofer (5,5) 
Distributore: TCL - www.tcl.com/it/it.html
Tipo: soundbar Caricamento: bass reflex N. vie: 3.1 Potenza (W): 4 x 30 Altoparlanti: 1 tw-mid da 2,5"ellittico, 2 larga banda, 1 sub da 16.5 cm wireless Note: display LED, regolazione bassi e alti. Compatibile Dolby Digital / Dolby Digital Plus / Dolby TrueHD / Dolby Atmos. Ingressi HDMI, HDMI ARC, USB, ottico, Bluetooth.

Con più di 5 miliardi di euro di fatturato (metà del quale ottenuto direttamente nel paese d’origine) e un organico di circa 75.000 dipendenti, la multinazionale cinese di Shenzhen è al terzo posto nel mercato mondiale dei televisori (dove è uno dei pochi marchi a produrre i pannelli dei propri TV e da tempo ha stretto una partnership con Thompson), mentre nel settore degli smartphone, con l’acquisizione di Alcatel i risultati arriveranno... 
Eppure TCL (acronimo che sta per The Creative Life) è un marchio per noi pressoché sconosciuto, se non ché, è troppo semplice scommetterci,  il piano soprannominato “Dragone e Tigre” (l’obiettivo è individuare due settori in cui TCL possa competere a livello mondiale - Dragoni - e tre settori in cui essere leader nel mercato cinese - Tigri) colmerà a breve questa lacuna. L’azienda è stata fondata nel 1981 iniziando a produrre per il mercato interno, nel 1985 è diventata società per azioni e nel nuovo secolo, con il piano “Dragoni e Tigri” appunto, ha cominciato a vendere all’estero. Volendo, dunque, c’è già una storicità e uno spessore aziendale che chiarisce come il marchio non voglia limitarsi a essere uno dei tanti enormi terzisti cinesi a cui ci siamo abituati ma voglia imporre globalmente e direttamente il suo marchio attraverso una politica aggressiva sia dal punto di vista dei prezzi che della tecnologia (quest’ultimo è un caso abbastanza singolare, perlomeno per i prodotti provenienti dalla Cina): la società è capofila nello sviluppo del 4K e offre in molti casi soluzioni originali. Dal 2018 le attività internazionali di TCL Electronics hanno assunto una importanza rilevante e il fatturato della società al di fuori della Cina è aumentato del 27%. In particolare in Europa il volume delle vendite è cresciuto del 43,1% su base annua: Francia, Germania, Italia e Spagna sono le aree dove l’incremento è stato maggiore. Manca ancora qualcosa, però, per rendere mediatico il marchio, almeno qui in casa nostra: un lavoro per gli strateghi del marketing che, comunque, hanno deciso di affrontare il mercato italiano con una certa verve. Ecco la ragione per cui un prodotto originale da punto di vista tecnico e da poco presentato al mercato ha fatto il suo sbarco nelle redazioni dei media italiani prima ancora che fosse commercializzato (poi il Coronavirus ha fatto il suo...). Si tratta del sistema soundbar + subwoofer  TS9030 (rinominato chissà perché Ray-Danz) che utilizza una configurazione 3.1 basata su un originale caricamento degli altoparlanti a bordo della soundbar: uno emette direttamente verso l’ascoltatore e funge da canale centrale e altri due, uno ad ogni lato del mobile, emettono attraverso una linea array verso i lati dell’ascoltatore. L’unità è collegata via Bluetooth a un subwoofer privo di qualsiasi regolazione se non il tasto per l'eventuale pairing con l’unità centrale, che avviene comunque in automatico: per i settaggi si opera via telecomando visto che sul pannello superiore della soundbar sono presenti solo i comandi essenziali.

Il telecomando è realizzato con buoni materiali e garantisce una piacevole sensazione al tocco. L'intervento dei comandi però non è particolarmente preciso.

Proprio il collegamento wireless tra le due unità (e l’originalità di proporlo a un prezzo basso) è una delle buone ragioni per consigliare il sistema TCL o, anzi, è una condizione sine qua non per introdurre un sistema di questo tipo nel proprio salotto, almeno a parere di chi scrive: il 5.1 ha fallito, perlomeno all’interno delle abitazioni domestiche tipo (discorso diverso vale in ambienti adibiti ad hoc), proprio per l’alto grado di intrusione rappresentato da  cavi e diffusori utilizzati (per il WAF due sono troppi, immaginarsi cinque o più!). Anche le dimensioni contenute (perlomeno in altezza e profondità) del sistema, come e più della riduzione dei collegamenti, ne favoriscono l’armonizzazione con l’ambiente, tipicamente il salotto, in cui andrà collocato il sistema: in questo senso anche le proporzioni del subwoofer, un cubotto sviluppato in altezza, si rivelano “armoniche”. Personalmente, ero alla ricerca di un sistema di diffusione audio che tra le altre caratteristiche potesse da un lato adattarsi alla mia TV da 60 pollici e dall’altra essere sistemato all’interno di un ripiano della libreria (tramite staffe la soundbar può essere collocata anche a parete): il Ray-Danz si è rivelato ideale proprio in funzione delle sue esigenze, in particolare la soundbar, per via del ridotto sviluppo in altezza.

Lo schema costruttivo della soundbar consente di apprezzare il tipo di caricamento ma anche la natura degli altoparlanti.

La particolare soluzione di emissione, inoltre, al contrario di altri sistemi non penalizza l’emissione laterale laddove il posizionamento in libreria potrebbe far interagire l'emissione con le pareti. Naturalmente questo vale se, come nel caso della Ray-Danz, una soluzione del genere non limita eccessivamente (in particolare nel preset cinema) la creazione di un palcoscenico avvolgente dove, nel caso della Ray Danz gli effetti sonori se non proprio esaltanti sono comunque ben percepibili, sia con il surround inserito che senza! La pletora di collegamenti possibili (HDMI, HDMI ARC, ottico...), questi sì via cavo, hanno consentito un collegamento privo di insidie, facilissimo (sul retro dell'apparecchio c'è un coperchio asportabile per accedere alle connessioni che una volta ritornato in sede blocca anche i cavi in uscita) e potenzialmente estremamente versatile. Si aggiunga la presenza del Bluetooth per un ascolto musicale momentaneo: si, lo sappiamo, la qualità è quella che è ma vuoi mettere poter ascoltare le scelte di tuo figlio o tuo nipote dal suo telefonino rispetto a non poterlo proprio fare? Aggiungerei che sia in relazione al prezzo, sia in assoluto, le prestazioni sonore della Ray-Danz sono accettabili (perlomeno nella modalità music) ed è possibile ascoltare con soddisfazione stazioni come Radio Swiss o una delle altre emittenti raggiungibili con il decoder Sky, soluzione che, per la sua semplicità, è la mia prescelta per la musica di sottofondo quando ricevo gente a casa! Data la particolare enfatizzazione del settaggio audio per il cinema (che sostanzialmente sposta in secondo piano il canale centrale a favore dei due laterali, che così concorrono significativamente alla riproposizione degli effetti sonori relativi al movimento di oggetti e persone sulla scena) nel caso di programmi dove prevale invece il parlato (talk show, telegiornale...) è indispensabile e non solo consigliabile selezionare la modalità audio “TV” che di fatto annulla i canali laterali a favore di quello centrale. Poco significativa, invece, la modalità boost che incrementa la resa alle basse frequenze, che però risultano già abbondanti se non eccedenti nell’equilibrio prefissato tra soundbar e subwoofer (ricordo che quest’ultimo non dispone di controlli propri: quasi costantemente ho effettuato la regolazione delle basse frequenze riducendone l’emissione rispetto allo zero). Probabilmente questa modalità è pensata per utilizzi della sola soundbar, cosa che ha poco senso visto che nella Ray-Danz i due elementi sono in bundle!
Non è l’unica ingenuità a bordo del prodotto; l’inserimento dei quattro differenti effetti stereo, ad esempio, è sequenziale secondo una sola direzione: per tornare dunque al settaggio precedente a quello in uso occorre percorrerli tutti! Ancor più fastidioso è il fatto che non esistendo uno stand by né un pulsante di accensione, il sistema si spenga automaticamente quando per un certo lasso di tempo non ha percepito sollecitazioni sonore. Peccato che la routine di caricamento del software (che si attiva quando il sistema si riaccende) richieda 20 interminabili secondi, così che se si vede un film a spizzichi e bocconi, ogni volta occorre far fronte una pausa non prevista! Se si eccettuano, però, questi due difetti e se si considera il costo, la Ray-Danz rappresenta la soluzione ideale per quanti, come chi scrive, abbiano deciso di utilizzare due zone separate per la riproduzione della musica e per lo spettacolo audiovisivo: in questo caso i pur presenti limiti nella ricostruzione di una scena sonora cinematografica (peraltro a mio parere a volte troppo impegnativa) non costituiscono un ostacolo alla fruizione piacevole di un film, anche quelli ricchi di effetti. La possibilità “di soccorso” di ascoltare musica è anch’essa estremamente ben voluta e insieme alla logistica praticamente ridotta al minimo fa balenare, in relazione all’investimento, l’espressione “ideale per l’uso previsto”.

[ Pubblicato su SUONO n° 544 - maggio 2020]

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