Tutto unito o tutto separato?

Lo spettacolo cinematografico, lo sappiamo, è un mélange di grandi e belle immagini e ottimi e realistici suoni: percepiamo la realtà in gran parte con gli occhi (70%) ma il resto principalmente dalle orecchie!

13/05/2020
di Iltremila

Nell’ambito domestico la riproposizione di questa formula, risolto da tempo il problema delle dimensioni (oggi schermi che un tempo sarebbero stati considerati “grandi” non vengono nemmeno presi in considerazione nei cataloghi delle aziende), nel suo permanente inseguimento della realtà da un lato, dell’evento cinematografico dall’altro, continua a mancare di un prezioso elemento, l’audio, che ne completa una riproduzione realistica e dunque convincente, in quella “mission impossible” simile a quella dell’alta fedeltà che è al tempo stesso un ossimoro e un sogno da tempo perseguito. Anzi, nel moderno focolaio domestico - così venne etichettato il televisore in un tempo in cui “se un albero cade in una foresta e non è ripreso in televisione l’albero è realmente caduto?” (Percy Tannenbaum) - paradossalmente l’audio è peggiorato non poco, complici proprio gli avvenenti schermi ultra piatti, che nella cura dimagrante del loro spessore hanno dimenticato di trovare spazio per gli altoparlanti. Peccato che proprio la dimensione della profondità sia una ragion d’essere per gli altoparlanti, chiamati al compito di riprodurre la parte audio di un programma, a meno di non poter travalicare le umane leggi della fisica! Se si escludono gli altoparlanti elettrostatici (però molto costosi da realizzare e con qualche problema nella porzione delle basse frequenze), ci hanno provato tutti e un tempo qualcuno quasi ci riuscì (NXT) ma poi no. Così, nel rapporto con la TV l’audio è l’elemento ciclicamente mortificato e poi esaltato: il sonoro nel cinema ne rappresentò il salto di qualità ma pochi anni dopo, durante la grande depressione del 1929, fu l’oggetto dei primi tagli da parte dell’entertainment alla ricerca di risparmi sul “superfluo”. “Ripescato” da George Lucas (Star Wars, 1977) e trionfalmente parte essenziale della proposta cinematografica da lì ad oggi, al punto che le star musicali sono diventate famose nel cinema alla stregua dei grandi maestri d’orchestra degli anni ’20 (quando venivano pagati più degli attori), l’ingresso della colonna sonora nell’esperienza audiovisiva domestica non ha potuto più essere procrastinata con la nascita dell’Home Theater che le aziende elettroniche hanno trasformato in una sorta di sentina dell’audio, tentando di perseguire il sogno, laddove possibile, di realizzare un sistema prima a 5 canali, poi a “n” canali allo stesso prezzo dello stereo (e perché mai? Ah già, basta abbassarne immensamente la qualità!). Sarà anche per questo (o forse maggiormente perché è davvero un’utopia  pensare che laddove non sono bene accetti i due canali stereo ne possano entrare 5/7/12/n...) che l’Home Theater, con le eccezioni delle sale realizzate ad hoc, non ha preso piede all’interno del salotto domestico? Con un incredibile ritardo il mercato si è accorto di essersi infilato in un vicolo cieco (la TV con lo schermo piatto non si sente, il sistema HT non è proponibile e suona male) ed è corso ai ripari, almeno in parte, con una nuova tipologia di prodotto, le soundbar, anche se sarebbe più onesto offrire ineludibilmente una TV, tanto più se di grande schermo, unicamente in bundle con una soundbar: da solo suona talmente male da risultare enormemente distante dallo spettacolo audiovisivo che ci si attende con un prodotto costoso e che deve essere buono, ma buono lo è solo con un ottimo audio (percepiamo la realtà che ci circonda con gli occhi ma le orecchie sono immediatamente al secondo posto). Peccato che, udite, udite, anche le prime soundbar suonassero male!
Dobbiamo ringraziare le nuove modalità di fruizione dell’audio, quelle per certi versi avvenute “nostro malgrado” (nel noi si intende il mondo dell’Hi-Fi e al contempo quello delle grandi multinazionali consumer coinvolte nella produzione delle TV) e la necessità on the fly di trasporre le istanze della generazione M (M per movimento) all’interno del focolaio domestico. Il Bluetooth per connettersi, una qualità audio ancorché minima per ascoltare in casa i contenuti musicali e non a bordo degli smartphone. A questo si aggiunge ora un fatto nuovo, in parte conseguente a quanto già avvenuto e che in sintesi possiamo intendere come un riavvicinamento del mondo del due canali. Nell’arco del tempo si sono sostanzialmente identificate due linee di pensiero in materia: da un lato quella che nasce dalla convinzione che, considerando la scadente qualità dell’audio della TV in generale, è già un grosso passo in avanti  offrire una catena a due canali di qualità, edificandola insieme al televisore; l’altra prevede di separare, al limite anche nello stesso ambiente, quanto serve per l’audio del video e ciò che attiene la musica.

L’introduzione dello standard HDMI ARC consente la trasmissione di contenuti audio e non ad alta risoluzione con un facile collegamento tra dispositivo audio e TV; è stata salutata con entusiasmo da alcuni costruttori che intravedono in questo matrimonio una opportunità che, al di là delle possibili critiche di lesa maestà, apre un capitolo nuovo per l’impianto Hi-Fi all’interno dell’intrattenimento domestico. Va ricordato che mentre la televisione ha tassi bulgari di penetrazione nelle abitazioni, l’alta fedeltà molto meno. Sonos Amp, Moon 390, Bryston BDA-3.14 (tutti dispositivi già provati sulle pagine di SUONO, versione cartacea) sono lì a testimoniarlo e vanno analizzati anche alla luce di quanto qui asserito...

[ Pubblicato su SUONO n° 544 - maggio 2020]

Per inviare commenti devi essere autenticato. Effettua il login.

Non sei registrato? Registrati.