Le killer App in hi-fi

Carly Fiorina aveva visto giusto in quel lontano 2004 quando pronunciò quelle che oggi sono parole famose

08/07/2014
di Paolo Corciulo

What is our goal for consumers? It is to focus on finding new ways to help you create your stories, tell your stories, share your stories any time you want, anywhere you want, on any device you want, in a seamless, simple way”.

(Carly Fiorina, CEO Hewlett Packard - Las Vegas, 7 gennaio 2004)

Queste parole venivano pronunciate 10 anni fa, agli inizi del fenomeno iPod, dalla CEO di una delle più grandi multinazionali dell'informatica che, brandendo il prototipo di un lettore a stato solido HP, dava vita alle tre regole principali del digital entertainment, regole di base tutt'ora valide all'ingresso dell'era Audiophile 2.0: condividere i propri contenuti in qualsiasi momento, in qualsiasi posto, con qualsiasi tipo di apparecchio! La Fiorina non è più CEO di Hewlett Packard e lo stesso gigante americano sembra assai meno interessato “al consumo” dei suoi prodotti, ma la dimensione disegnata dalla CEO (che venne allontanata da HP l'anno successivo, il 2005) era quella giusta; quel che mancava all'azienda non era la “vision” ma una Killer app!

“killer app”, termine qui impropriamente utilizzato, sta a definire il prodotto con la marcia in più, quello che sbaraglia i concorrenti, che fa la differenza, che si distacca dalla massa per proporre alle masse una visione diversa e funzionale che ottempera le necessità del consumatore. Killer app, in Hi-Fi, vuol anche dire dare visibilità a un digital divide che si manifesta con sempre maggiore vigore: da una parte, le aziende che disegnano una visone razionale, lungimirante e illuminata delle cose, dall'altra quelle che si arroccano attorno a vecchi e desueti capisaldi di un agire spesso poco produttivo, sempre finalizzato al “poco a caro prezzo” piuttosto che al “tanto a basso costo”. La commistione informatica che ha pervaso il settore della riproduzione musicale con sempre maggiore insistenza porta con sé nuove strategie di marketing, nuovi profili di consumatori, nuovi modi per fare commercio, dove l'organizzazione e l'interpretazione delle esigenze del cliente sono tutto: bisogna sapere intravedere, interpretare, soddisfare... Se si aggiunge l'altissima velocità di sviluppo tipica del settore informatico, è facile comprendere come la forbice tra chi affronta il mercato in maniera organizzata, con una coerente visione di quel che si vuole fare e si farà, e chi non è in grado o non vuole farlo, diventa sempre più grande. L'aspetto inaspettato di questo stato delle cose è che non necessariamente i valori in campo corrispondono alle dimensioni aziendali: può esserci un gigante del mercato che si comporta come un pachiderma e una start up che si muove con sicurezza e razionalità da grande protagonista. Ancora una volta: grazie anche agli strumenti "democraticamente" a nostra disposizione, avere successo non è tanto o solo una questione di potenza economica quanto di razionalizzazione del proprio lavoro, condita dalla capacità di intuire le esigenze del mercato e i modi in cui espletarle!

È questa la vera forma di digital divide che attraversa il mondo professionale e che ridisegnerà la mappa del potere di settore, dal momento che che un nodo, prima o poi, viene sempre al pettine! Vi sarà capitato anche inavvertitamente di verificare la veridicità di quanto affermato, incappando nel customer care di questa o quella azienda, buono, buonissimo o pessimo, quasi a prescindere dalle dimensioni dell'azienda stessa! Capita costantemente anche a noi, nella costante verifica non tanto delle caratteristiche dei prodotti che testiamo, quanto dell'infrastruttura che li accompagna (buona, buonissima, pessima) e che, credeteci, diventerà sempre più fondamentale in un prodotto le cui caratteristiche non sono più quelle del determinato momento in cui lo si "fotografa" ma nelle potenzialità e nella capacità nel tempo di tirarle fuori .

Ecco, così, che la svolta tecnologica di quest'ultimo decennio (non è un caso che siamo partiti dalle parole di Carly Fiorina), assai legata alla rivoluzione digitale, dopo le prime titubanze comincia a distruggere in modo evidente le arcaiche certezze, gli assiomi e le equivalenze con cui si è "baloccato" il settore Hi-Fi:

- Piccolo = povero? Non è così; anzi, in termini di rapporto prestazioni/prezzo, è esattamente il contrario!

- Pesante = buono? Non necessariamente, anzi! In genere l'abito non fa il monaco ma in Hi-Fi troppe volte ci si cela dietro l'abito, sfarzoso, grande e pesante... senza il monaco!

- Costoso = pieno di contenuti? Non nel modo più assoluto! Lo abbiamo ribadito più volte: le aziende che possono accedere a tecnologie e svilupparle sono solo quelle che possono farlo sulla base di economie di scala e, dunque, di grandi numeri; è più probabile,quindi, che siano i prodotti "economici" quelli ricchi di contenuto...

Invitando il lettore a non commettere l'ennesimo errore perpetrato in omaggio alle vetuste categorie della mente, e dunque interpretando come nuovi assiomi il contrario delle equivalenze citate (tenendo pur sempre conto che se pesante = buono non è una certezza, nemmeno "leggero" è necessariamente sinonimo di buono!), va detto che il fenomeno "killer app" ha accelerato certe tendenze: per essere tale un prodotto, una soluzione, deve essere condivisa da molti, dunque relativamente economica... Ecco, così, che nel nostro lavoro ci troviamo sempre più frequentemente al cospetto di prodotti estremamente costosi e con contenuti minimi, e prodotti economici ricchissimi di contenuto! D'altronde le killer app sono sempre esistite, anche se in passato non le si chiamava così... Come definire altrimenti lo spremiagrumi Braun Citromatic, poche migliaia di lire al tempo, qualche decina di euro oggi? Uguale a se stesso da quarant'anni, funzionale, con un motore da trattore. O il Sony Trinitron portatile da 14 pollici? Il mio dopo 30 (trenta!) anni di onorata carriera è andato in pensione solo con l'introduzione del digitale terrestre! Oggi, però, probabilmente a causa della complessità della commistione elettronica – informatica, la soglia del discrimine è più evidente: a fronte di tanti prodotti che (fuor di metafora) non tolgono e non aggiungono nulla al mercato, si fanno largo sempre più marchi e prodotti che marciano a una velocità differente, forse non perfetti (poco ci manca) ma sbalorditivi rispetto ai consimili: sono il frutto di un nuovo modo di pensare al prodotto e alle esigenze di chi lo adopererà... Sono abbastanza, nel numero, da farci immaginare che qui si apra (anche per tante altre considerazioni che troverete sparse qui e lì in questo numero di SUONO) una nuova era: Audiophile 2.0, l'abbiamo chiamata, perché sono già inseriti nel nuovo modo di pensare il prodotto, la filiera che lo distribuirà, i modi in cui aggiornarlo e quelli per meglio assisterlo.

Per disegnare la mappa stellare di questa nuova galassia, troverete nelle pagine che seguono progetti che sono vere e proprie killer app, altri che avrebbero potuto esserlo ma non ci sono riusciti, altri ancora a cui manca poco per esserlo e, infine, quelli che aprono nuovi orizzonti e solo il tempo potrà dire se di killer app si tratti o meno (se, cioè, il prodotto evolverà verso forme in grado di soddisfare completamente le funzioni proposte). Tutto ruota, naturalmente, attorno al trasporto e al trattamento digitale del segnale musicale. Per questa ragione si parte da chi da questa funzione ha sempre saputo svolgerla, sebbene con limiti evidenti: i computer. L'evoluzione delle soluzioni "periferiche" ad hoc rispetto al compito primario di questo oggetto (che è quella di elaborare i dati – non a caso i francesi lo definiscono ordinateur!) consentono al computer di fungere da "sorgente" musicale ma anche di costruire una mini-filiera per gestire le operazioni che ne derivano nel modo più semplice possibile. È un modo pur sempre complicato e caratterizzato da modalità tipicamente informatiche; per questa ragione sono nati prodotti che provano a utilizzare un'interfaccia più conosciuta al consumatore di musica, "mascherando" il computer, sfrondandolo di tutto ciò che non è essenziale per la riproduzione musicale, vestendolo da apparecchio hi-fi. Nelle pagine che seguono trovate la maggior parte delle tipologie in cui può essere declinato l'oggetto: dalla versione più essenziale che richiede a valle un'intera catena di riproduzione, a quella completa, il tutto in uno. Ma gli aspetti più eclatanti di questa rassegna sono rappresentati dagli oggetti che hanno meritato la copertina : uno apre una strada (e noi scommettiamo che a breve si rivelerà una killer app), l'altro è una killer app consolidata, anzi, è la regina di tutte le killer app del settore della riproduzione musicale! Nel 2004, mentre Carly Fiorina enunciava i suoi 3 dictat, la tempesta di cervelli che lo ha creato era già al lavoro, e la prima versione del progetto sarebbe apparsa sul mercato di lì a poco! Nel campo della musica liquida è un fenomeno, un case history studiato dagli analisti di mercato. Se non è perfetto, è la cosa che più si avvicina alla perfezione, perlomeno nel segmento di competenza!

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