Torna il vero bookshelf

Con la nuova serie Monitor la monitor Audio inglese fa una scelta di campo sostituendo in gamma il classico minidiffusore con un vero bookshelf, ovvero un diffusore pensato per suonare posizionato a scaffale. E in questo senso i Monitor Audio Monitor 50 sono una vera, piccola rivoluzione, assai compatibile con gli scopi di questo spazio informativo...

19/04/2018
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

Le caratteristiche

Diffusori Monitor Audio Monitor 50
Prezzo: € 320,00
Dimensioni: 20,6 x 20,6 x 23,8 cm (lxaxp)
Peso: 3,56 Kg

Distributore: MPI ELECTRONIC SRL
http://www.mpielectronic.com
Tipo: da supporto Caricamento: bass reflex N. vie: 2 Potenza (W): 15 - 70 Impedenza (Ohm): 8 Frequenze di crossover (Hz): 2.800 Risp. in freq (Hz): 55 - 30.000 Sensibilità (dB): 87 Altoparlanti: 1 tw da 25 mm C-CAM, 1 wf da 5,5'' MMP

Una somma di fattori ha portato l’Hi-Fi ad allontanarsi dalle esigenze di molti a favore di quelle di pochi, specializzati fruitori, infine anch’essi prigionieri (carcerieri e carcerati) della propria ansia di miglioramento, dove ogni nuovo elemento introdotto deve per definizione comportare un incremento delle performance, per di più ottemperando tale necessità secondo una scala valoriale ormai disgiunta dal reale contributo, nel bene e nel male, del parametro preso in esame.
Un case study degli effetti di tale mentalità, particolarmente attuale è quello del diffusore di piccole dimensioni. Venne definito in origine e propriamente come bookshelf, diffusore da scaffale, in quanto le ridotte dimensioni erano adatte al posizionamento in libreria, liberando il campo da eventuali ingombri nella sala d’ascolto (e alzi la mano chi non la considera una caratteristica apprezzabile). Per capire quanto questa fosse una caratteristica desiderabile, occorre risalire molti anni addietro nella storia dell’Hi-Fi quando, dopo il passaggio dal cinema muto a quello con colonna sonora, i grandi impianti di diffusione audio cinematografica vennero riadattati per l’utilizzo domestico. Advent puntò molto, ad esempio, nel promuovere le piccole (per allora) dimensioni del suo primo diffusore domestico! Anche costruttori come Klipsch, Tannoy e Allison puntarono via via nel tempo a ridurre le dimensioni o l’ingombro vitale del diffusore, sviluppando modelli specificatamente studiati per essere posizionati a diretto contatto con la parete di fondo dell’ambiente in cui venivano sistemati! Il passaggio dalla sospensione pneumatica al bass reflex (principalmente determinato da elementi di natura economica) e le problematiche di emissione del condotto di accordo conseguenti hanno contribuito ad allontanare via via il diffusore dalla parete... e dalla destinazione originaria di un diffusore domestico. La nascita dei cosiddetti mini diffusori (ProAc Tablette, Sonus faber Minima....), sebbene rispondesse a un’esigenza più intuita che espressa (una sorta di espressione del micro lusso d’antan), può essere considerata come mirabile sintesi del cortocircuito che caratterizza da allora e tutt’oggi il settore, ovvero come realizzare con notevoli complicazioni progettuali dei diffusori di piccolo volume in grado di non far rimpiangere l’emissione alla basse frequenze di diffusori di ben maggior dimensioni, per poi piazzarlo su uno stand e ottenere non uno ma due effetti incongruenti: lo stesso ingombro vitale di un diffusore a torre e una instabilità congenita di un sistema ora composto da due elementi non saldamente connessi tra loro! Ecco, il compito dello spazio “Venite a giocare con (il) SUONO ” è proprio quello di riagganciarsi ai prodotti più opportuni o ridefinire le precise destinazioni d’uso dei prodotti, in modo tale che chi li utilizza in tal senso ottenga il risultato previsto soddisfacendo le necessità attese. In sintesi: ottenere un angolo di benessere maggiore, sia che si utilizzi il termine nell’ambito dello spazio fisico (dunque un’area giochi congrua e soddisfacente) che nella sua accezione in quanto categoria della mente, dunque nel solco di quella customer satisfaction di cui molto si parla e che oggi, proprio per l’incongruo sviluppo dei prodotti, è altalenante; a volte enorme, a volte minima, indipendentemente dall’investimento economico intrapreso. In questo senso un occhio verrà sempre tenuto anche al contenimento dei costi, quindi riesumando l’antica definizione di “value for money”, forse superata ma certamente assai saggia per ciò che sottende.

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