Anastacia - La nuova guerriera del Soul Rock Intervista

Anastacia torna sulle scene con un CD che porta il suo nome, arricchito dal contributo di guest star di rilievo. Un album che regala un fedele ritratto della selvaggia anima musicale di questo vero e proprio “uragano musicale” dalla voce nera diviso fra rock, soul e R&B.

10/06/2004
di Sergio Spada

Figlia di Diane Hurley, un’attrice dei musical di Broadway, e di Robert Newkirk, un dub-vocalist dalla East Coast, Anastacia e sua sorella Jill, originarie di Chicago, Illinois, crescono nel cuore metropolitano di New York. “Dopo il divorzio dei miei genitori, a quattordici anni mi sono trasferita a Manhattan insieme a mia madre e mia sorella. Sono cresciuta in una casa di artisti. Io e mia madre trascorrevano la sera ascoltando tutte le canzoni di Elton John e Barbra Streisand e durante il giorno seguivo gli spostamenti di Diane in tutti i teatri di Broadway - ricorda Anastacia - Guardando quei volti con i miei occhi di adolescente vedevo solo gente stanca e disillusa dalla vita. Erano sostanzialmente tristi o almeno così mi sembravano. E all’inizio questa lugubre sensazione infranse ogni mio desiderio d’intraprendere una carriera artistica.” Conseguito il diploma alla Professional Children’s School Anastacia e sua sorella Jill diventano due ospiti fisse del 1018 Club di New York intrattenendo i clienti come ballerine, apparendo nei clip del Club MTV e nelle coreografie dei video Everybody get up e Twist and shout dei Salt-n-Pepa. La sua carriera come ballerina beneficia di una clamorosa svolta quando il producer O.G. Pearce produce la sua prima soul/R&B song One more change scritturandola per The Cut, uno show della MTV dove l’artista sbanca ogni previsione approdando alle finali insieme a Coco Lee. Nel giugno del 1999 onora il contratto con la Daylight Records, un’etichetta della Epic con il CD Not that kind arricchito dalla presenza di Celine Dion e Rick Wake che diventa un bestseller internazionale miscelando con le sue incredibili estensioni vocali il rock con il pop, l’ R&B, la dance, il funk e la soul music. Il singolo I’m outta love vola al primo posto delle chart di “Billboard” nello stesso giorno in cui si fa tatuare sulla schiena il simbolo egizio della vita eterna avvolto dai raggi del sole e quattro minuscole farfalle. Nel 2001 l’album Freak of nature beneficia di una pioggia di Grammy Awards come “Best New Artist”: “Io sono una freak di natura. Ho sempre pensato che alcuni dei miei artisti preferiti fossero dei freak anticonformisti. Questo disco ha liberato il mio spirito dandomi il coraggio di assemblare in studio tutte le idee, i ricordi e i sogni che racchiudo nel mio cuore sin da quando era una teenager a Chicago.”. Registrato nell’arco di due mesi ai Sony Music Studios di New York l’album riunisce Rick Wake (già al seguito di Jennifer Lopez, Diana Ross e Mariah Carey), Sam Watters dei Color Me Badd e Louis Biancaniello in veste di musicisti e coautori di alcune delle migliori canzoni dell’album : How come the world don’t stop, You’ll never be alone, Don’t stop, Paid my dues e One day in your life. Nel cast interagiscono anche altri compositori di talento come Billy Mann, Greg Lawson e Damon Sharpe che regalano all’artista un repertorio vincente in grado di entrare nella leggenda del rock del nuovo millennio. “Avevamo solo otto settimane per registrare le tredici track quindi è stato tutto ripreso in diretta senza tagli o sovraincisioni e questo credo che abbia dato una carattere molto spontaneo all’album” dice l’artista. “In quel periodo ho incontrato anche Michael Jackson che mi ha stimolato a proseguire su questa strada.” Protagonista di una serie di show musicali come il “We Stand Benefit Concert” di Washington DC insieme a Faith Evans, Mariah Carey e N’sync, il “Nobel Peace Prize Concert”, il “Party in The Park” e il “Pavarotti & Friends for Afghanistan”, Anastacia Newkirk chiude il 2002 trionfando nelle serate di gala dei Danish Music Awards, nei Brit Awards, nel VH1 Divas Las Vegas e negli MTV Europe Music Awards. Abbiamo parlato con lei alla vigilia del suo tour mondiale che toccherà anche l’Italia (28 ottobre 2004).
SUONO: Nel gennaio 2003 ha pubblicamente annunciato di avere un tumore. Ciò nonostante ha indirizzato le sue energie verso la sensibilizzazione e la raccolta di fondi a favore delle giovani donne colpite da questa malattia senza casi precedenti in famiglia istituendo l’Anastacia fund.
Anastacia: Ho ricevuto tante lettere e e-mail di ringraziamento. Non bisogna vergognarsi di nulla. Non ho mai voluto essere perfetta come Jennifer Lopez. Sono bassa, porto gli occhiali e ho il cancro. Non importa. La mia unica gioia è che quando canto in studio o sul palcoscenico, mai da sola, tocco il cuore della gente che sente e vede che sono come loro. Forse è un dono che mi è stato dato da Dio. Possiedo un carattere combattivo e una volontà di ferro che mi ha stimolato ad andare avanti nonostante tutto. Voglio restare fedele al mio modo di essere e a coloro che mi vogliono bene e non voglio smettere di fare quello che amo.
Nel febbraio del 2003 prima di sottoporsi a un intervento chirurgico è apparsa a New York sul set del video di Love is a crime incluso nella colonna sonora di Chicago dove nonostante il dolore fisico e la fatica causata dalla malattia ha regalato ai fan una performance stellare.
Nei mesi seguenti ho pianto, ho riso, ho combattuto e ho composto un mucchio di nuove canzoni vincendo la battaglia per riconquistare la mia vita. I medici mi avevano avvertito che le cure che stavo facendo mi avrebbero affaticata moltissimo ma io ho affrontato senza paura tutto quello che ho trovato sulla mia strada. Non è stata una esperienza piacevole. Solitamente guardo sempre al lato positivo delle cose ma sembrava che non ci fosse niente di positivo per me fino a quel momento. A settembre ho iniziato a lavorare con Glen Ballard, Dallas Austin e Dave Stewart per intraprendere quello che anche oggi io definisco un difficile viaggio creativo all’interno di me stessa. Il mio dottore personale mi seguiva ogni giorno sul set e in studio di registrazione. Ripeteva di non preoccuparmi della stanchezza ma non mi ha mai detto che sarei rincretinita. Non riuscivo a concentrarmi su niente. Scrivevo una strofa ma non riuscivo a trovare il ritornello o componevo il riff centrale senza comporre il bridge. Certi giorni non riuscivo a parlare e a formulare un pensiero sensato. Ero completamente fuori di me e soffrivo d’insonnia. È stata dura…
Quello che è scaturito da sei mesi di lavoro è forse molto più di quanto chiunque avrebbe potuto sperare. Anastacia rappresenta la vita e le dure emozioni che hanno caratterizzato il suo percorso più recente?
Volevo andare verso un sound più rock senza eludere la matrice R&B e le atmosfere soul e sono riuscita nell’intento. L’atmosfera e il ritmo delle canzoni a volte sono spiazzanti rispetto ai testi. Nel primo disco ero un pesce fuor d’acqua e nel secondo mi sono esercitata come producer e songwriter ma solo oggi ho potuto fare quello che volevo. A me piace combattere e arrampicarmi al primo posto delle chart. Come interprete sono passata dalle tonalità più black al rock e alla soul music. Ero consapevole di quello che stavo scrivendo e di quello che defluiva dal mio cuore e soprattutto ero convinta che la gente ascoltando le nuove canzoni avrebbe compreso il senso più profondo di quello che provavo. Il mio ottimismo naturale e la religione mi hanno aiutato. Sono sempre stata così. Forse è anche un modo per restare banbina. L’esperienza dello scorso anno senza voce e forse senza futuro mi ha aiutato a essere ancora di più me stessa. Il cancro mi ha fatto capire che dovevo diventare una bandiera per aiutare a spingere tutte le donne a farsi visitare regolarmente.
Gran parte dei brani sono autobiografici: ce ne vuole parlare?
Heavy on my heart è al cento per cento la radiografia dei miei sentimenti. Non volevo scriverla quando l’ho iniziata. Ci ho messo dentro tutto e sono scoppiata a piangere ma alla fine ho capito che doveva assolutamente finire nell’album. È una canzone spirituale guidata dal pensiero che non volevo morire. In altri brani come Sexy single sono stata aiutata da Dave Stewart un tipo un po’ matto. Cercavamo di adattarla a un ritmo strano tipo ninnaninna. Durante le session ho sfidato me stessa sia nei testi che nella musica restando fermamente ancorata a una visione positiva della vita filtrata dai miei occhiali colorati di rosa anche se durante la registrazione questa tendenza si è un po’ offuscata. Il mondo dell’arte diventa una dimensione bellissima se è condivisa con la sofferenza. È notorio che molti dei più grandi scrttori, poeti e musicisti hanno realizzato le cose migliori in momenti di difficoltà fisica o psicologica. Immagino che a un certo punto mi sentirò in modo diverso ma al momento preferirei per me stessa che non diventasse un’abituditine! Ho fatto questo disco per i fan. Per condividerlo con loro. È come fare avvicinare a sé qualcuno in una strada oscura con la speranza di essere capiti e amati lo stesso. La musica del nuovo album sfugge a tutte le regole perché rappresenta una finestra spalancata sulla mia anima…

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