Cristina Donà - Un pomeriggio nel parco Intervista

Una chiacchierata fuori dalle righe con uno dei più interessanti talenti della canzone italiana. Per scoprire le inclinazioni audiofile della premiata ditta Donà-Moor…

02/09/2003
di Alex Saccomano
Devo confessare che le interviste da un po’ di tempo mi annoiano mortalmente, le trovo tediose e inutili: un esercizio di stile più che un vero confrontarsi con artisti e rock star. Persone che vedi un giorno, ci stabilisci una sorta di contatto, di transfer, in un tempo brevissimo e poi non rivedi più, se sei fortunato. Credo che l’ultima persona intelligente con cui ho avuto modo di discutere fosse Brian Ferry. Tutto il resto è noia o quasi.
Invece, Cristina Donà, per fortuna, non è una persona che ama esserci ad ogni costo, anzi. E scopri che finalmente ancora qualcuno con del sano buon senso esiste ancora, ed è un piacere discutere, così, come in un torrido pomeriggio estivo romano, aspettando dietro il palco l’arrivo dell’artista “montanara” di Orobie che, puntualissima, nonostante la tappa forzata del tour, si dimostrata disponibile e nella giusta lunghezza d’onda.
Assieme al prezioso produttore polistrumentista Dave Ray Moor (una delle sue creature sono i Cousteau), eccoci di colpo calati in una conversazione a tre molto educativa. Abbiamo scoperto che anche i produttori sono audiofili, e si fidano delle riviste specializzate..
INTERVISTA:
“Usiamo un microfono particolare, a valvole - racconta Cristina Donà in tema di strumentazione e amplificazione - perché Dave vuole mettere in risalto la mia voce, oltre che mantenere la strumentazione nitida e calda. Per cui usiamo tra gli altri anche questo AKG russo. Per le chitarre mi sono affezionata ad una Takamine che è stata la prima e porto sempre con me come scorta, mentre il chitarrista usa una Gretch solid body (dorata - n.d.a.), che nel disco, in alcune partiture raddoppia la mia. Con Dave abbiamo trovato la quadratura del cerchio perché è attentissimo a tutto e disponibile sempre. In fase di missaggio ha preteso, tra i monitor di studio, anche due piccoli diffusori ‘satellite’ da computer, perché sostiene, giustamente che, purtroppo, molti ascoltano la musica dal PC e bisogna fare in modo che il CD suoni bene su qualsiasi tipo di impianto, vero Dave?... (al momento assorto a sfogliare le pagine di SUONO e a chiedere spiegazioni su alcuni impianti presentati sulla rivista). Effettivamente l’esperienza con Dave ha cambiato moltissimo il nostro modo di suonare. Per il nuovo disco ha preteso che le registrazioni fossero in presa diretta: di non suonare o provare un brano prima di registrarlo, perché avrebbe dissipato l’energia della canzone. Ed è così che abbiamo catturato l’energia particolare nascosta nel cuore di ogni singola canzone. La mia voce, è vero, è particolare e anche qui Dave Ray Moor ha voluto mettere in risalto le mie doti.”
(La voce dell’artista ha un’estensione incredibile verso l’alto - n.d.a.). “Sono andata da alcuni insegnanti che mi hanno aiutato a risolvere il conflitto di frequenze delle mie corde vocali ed una signora, Kaya Anderson, nota per aver fondato il Roy Art Theater e aver svolto studi sull’estensione della voce umana, mi ha dato parecchi consigli, anche esoterici, su come sciogliersi le corde vocali cantando semplicemente una canzone che ti piace, oltre ad esercizi di streetching delle corde”.
Più o meno il metodo usato da Rod Stewart che prima di salire sul palco si scalda la voce cantando difficilissimi standard jazz americani (da cui è nato l’ultimo disco).
“Ne parlavamo proprio ieri - prosegue Cristina Donà - di Rod Stewart, con i ragazzi della band mentre ascoltavamo una sua canzone per radio: è inaspettato come un’icona rock possa cambiare pelle completamente e sentirsi a suo agio con altri standard musicali, comunque… al momento, per tornare a noi, è vero, nel CD ci sono dei brani con un tappeto di tastiere stile anni settanta: al momento sono molto coinvolta nello studio-ascolto, delle musiche di Mogol-Battisti, soprattutto del disco Una Giornata Uggiosa”.
Ok, si è fatto tardi e bisogna fare il sound check. Alla prossima, ci racconti della tua esperienza con Robert Wyatt. E chissà se come nel disco riusciremo a riconoscere il sapore di una giornata uggiosa? A Roma sono lustri che non piove.

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