Dos Duo Onirico Sonoro: la musica oltre i confini Intervista

Un progetto dai mille volti che spazia tra il pop, l’indie, il jazz e la musica elettronica per raggiungere le Atmosfere dell’Europa dell’Est.

21/07/2016
di Carlo Cammarella carlocammarella80@gmail.com

Un progetto che abbraccia diversi stili, che supera i confini e che sfugge da qualsiasi classificazione di genere. Si presenta così Dos Duo Onirico Sonoro, duo capitanato dalla pianista e vocalist Annalisa de Feo e completato dal percussionista Marco Libanori. Il primo disco di questa formazione è stato pubblicato all’inizio del 2016 ed è la stessa Annalisa de Feo a raccontarci l’origine e lo sviluppo di questa avventura.

Annalisa quello a cui dato vita è senza dubbio un disco dai mille volti e dalle mille sfaccettature. Per cominciare l’intervista, dunque, volevo chiederti di presentarci questo disco: quali sono le anime che fanno parte del Dos Duo Onirico Sonoro?
Dos Duo Onirico Sonoro è senza dubbio un progetto dai mille voti in cui prendono vita anime molto differenti tra loro. Di sicuro è lì che fa capolino quella legata al mio passato classico che ha formato il mio gusto musicale e sul quale con il passare del tempo si sono unite altre influenze, altri “amori”, altre frequentazioni. Un’anima limpida, dunque, autentica, che si apre ad altre “presenze”, a volte in evidente contrasto, altre in completa armonia tra loro.

Alla base del progetto Dos Duo Onirico Sonoro c’è senza dubbio lo studio del pianoforte classico. Ci vuoi raccontare la nascita di questo progetto?
La genesi di questo progetto la ricordo sempre con grande emozione e molta sorpresa in quanto coincide con la creazione di “Mi piaci quando  taci”, la quarta traccia del disco. Questo brano mi sta particolarmente a cuore ed è stilisticamente la traccia che si avvicina di più ad una composizione classica; un brano che tra le altre cose prende il nome da una nota poesia di Pablo Neruda. Non mi piace molto romanzare intorno gli input creativi che determinano l’intero lavoro, ma in questo caso  voglio ricordare che “Mi piaci  quando  taci” nasce in un momento particolare della  mia vita, fase di transizione, punta dell’iceberg di un processo di elaborazione e di “meditazione” che mi ha portato all’espressione di quanto avevo maturato nel tempo da un punto di vista musicale ed artistico. Si può dire che si sono create le giuste condizioni sia contestuali (concrete) sia emotive per consentire a quello che avevo in serbo di trovare il modo di esplodere e di manifestarsi in primis a me stessa e poi agli altri.

Possiamo dire pertanto che l’approccio con la musica elettronica ed i loop è arrivato in un secondo momento?
Si assolutamente, l’approccio all’elettronica è arrivato in un secondo momento. I brani del disco, infatti, nascono per piano e voce anche se il synth è subentrato dopo pochissimo tempo. In seguito, quando il tutto ha cominciato a prender forma, ho sentito l’esigenza di inserire delle percussioni  che non avessero soltanto il ruolo di una semplice sottolineatura ritmica, ma che fossero colore, spessore, massa sonora e timbrica, al fine anche di esaltare il carattere teatrale del progetto; elemento cardine dell’intero lavoro.

L’aspetto onirico a nostro avviso è un elemento visibile e caratterizzante del progetto. Perché hai scelto di usare questo aggettivo nel nome della band?
Al momento di pensare al nome della band si valutava l’idea di un nome breve, brevissimo che contenesse all’interno, in maniera palese, la dualità fisica: in sostanza il fatto che i componenti  fossero appunto semplicemente due. Pertanto nasce prima di tutto DOS, divenuto in seguito, giocando con varie soluzioni, acronimo del più  lungo Duo Onirico Sonoro.

Nel corso della tua vita hai trascorso diverso tempo all’estero e soprattutto a New York e Berlino: Quanto sono state importanti per te queste esperienze?
I soggiorni all’estero sono stati fondamentali sia sul piano dell’esperienza che dal punto di vista professionale ed artistico Lo dico perché si è trattato di vere e proprie permanenze che hanno portato inevitabilmente ad assaporarne quasi tutte le sfaccettature. Diciamo, inoltre, che quelle di New York e Berlino sono state due tappe apparentemente diverse tra loro ma in realtà molto simili, in quanto sono due città outsider. Le adoro entrambe e credo sia tappa obbligata per un artista aver  modo di confrontarsi con altre culture e con diversi modi di pensare. Menziono qui anche la permanenza durata quasi un anno nella capitale degli UAE Abu Dhabi (avvenuta tra New York e Berlino).

Un’ultima domanda per chiudere: dato che all’interno del progetto sono visibili diverse contaminazioni e non manca una forte commistione di stili, quale potrebbe essere l’evoluzione o le evoluzioni del Dos Duo Onirico Sonoro?
A giudicare dalle ultimissime creazioni inedite credo che il Dod Duo Onirico Sonoro stia andando verso una direzione molto più elettronica e digitale rispetto alle composizioni del disco, in cui l’elemento classico è sempre stato molto presente. Nonostante questo è ancora tutto da vedere… Ci  stiamo  lavorando!

Link video del brano

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