Elisa - Nature & Flowers Intervista

Avete mai fatto due chiacchiere con la semplicità? Noi sì: abbiamo parlato con Elisa, una delle più interessanti cantautrici italiane, un personaggio dalla personalità tutt’altro che semplice, ma che “semplicemente” si vuole relazionare agli altri.

16/12/2003
di Paolo Perilli
Dopo il singolo Broken uscito a ottobre, Lotus è forse il lavoro più importante per Elisa, perché è il primo che si autoproduce in collaborazione con Pasquale Minieri. Autoprodursi significa essere responsabili delle proprie scelte, giuste o sbagliate che siano, come quella di essere affiancati da un partner che in mesi di lavorazione faccia un po’ da alter ego e che possa colmare eventuali lacune che chiunque non malato di superiorità sa di avere. Perché la maggior parte degli artisti ambisce a questo traguardo è semplice: il sistema dello showbusiness impone ritmi e regole che non vanno quasi mai d’accordo con l’arte e chi è artista ne soffre, probabilmente gli mancherà qualcosa, ci sarà sempre quella virgola che è stata decisa da Mr. Nonsisachi a cui probabilmente non gliene frega nulla delle canzoni, o meglio, gliene frega nella misura in cui saranno merce di valore in un mercato che piange. Questa è una nostra interpretazione che abbiamo volutamente esagerato, ma la realtà spesso le somiglia.
Abbiamo incontrato Elisa negli uffici capitolini della Sugar e, seppur stanca e con poche ore di sonno alle spalle, si è dimostrata vogliosa di presentare la sua nuova fatica con la determinazione di chi crede in ciò che fa. Subito dopo. Elisa è tornata a Milano per gli ultimi ritocchi al suo nuovo lavoro che è stato registrato in parte negli studi di Mauro Pagani: di nuovo un lungo viaggio in macchina, dopo una lunga giornata di promozione…
SUONO: abbiamo ascoltato il tuo nuovo singolo Broken, un pezzo acustico con una cadenza folk caratterizzata da un tempo in 3/4 . È rappresentativo di quello che sarà l’album Lotus?
Elisa: per quanto riguarda l’atmosfera acustica sicuramente sì, come andamento no, perché l’unico brano oltre a Broken che rimane in 3/4 è Stranger… anzi no scusatemi, sto dicendo una stupidaggine perché anche Interlude ha la stessa cadenza. (sorride)
Dopo aver collaborato con diversi produttori famosi come Corrado Rustici o Mauro Malavasi, come ti trovi nei panni di produttrice di te stessa?
Il motivo per cui ho deciso di autoprodurmi era per difendere la natura del disco, il suo suono, perché volevo che avesse un aspetto “non prodotto”, volevo rimanesse molto dello spirito della sala prove.
Se non sbaglio è stato registrato in presa diretta…
Esatto, è stato registrato su nastro in presa diretta, in un primo momento anche senza il click (tempo di riferimento n.d.r) per mantenere il giusto groove, poi abbiamo deciso di utilizzarlo perché nel frattempo gli arrangiamenti si erano arricchiti e ci ha aiutato moltissimo. Comunque ne abbiamo fatto a meno per tutte le prove, abituandoci all’andamento dei pezzi che suonavamo spontaneamente, da quelle poi abbiamo preso i riferimenti di tempo per il click. Abbiamo cercato di non farci usare dalle macchine ma di usarle per i nostri scopi.
Che ruolo ha avuto Pasquale Minieri in questo progetto?
Fondamentale, perché è una persona di grandissima esperienza ed è stato un po’ l’inventore dei suoni visto che abbiamo deciso di utilizzare soprattutto riverberi naturali con tutti i problemi che comporta questa scelta, come il posizionamento dei microfoni.
Come era l’iter creativo di una tua canzone prima di Lotus, quando ti affidavi a produttori e arrangiatori esterni?
Lavoravo molto a casa, registravo i demo da sola, scrivevo le parti e quindi un minimo li arrangiavo, c’era più o meno tutto, dalle tastiere ai loop di batteria, meno le chitarre, quelle no. Ci si pensava in seguito. Veniva usato circa il 90 % di quello che facevo a casa. Lotus invece è il primo disco con cui collaboro molto con la mia band a livello di sonorità e arrangiamenti.
I musicisti sono sempre gli stessi?
Sì sono sempre loro, a parte il batterista e il tastierista, in pratica per questo lavoro si è ricreato il gruppo originale degli inizi.
Per quanto riguarda la musica rock un ritorno a lavori meno “prodotti” e più spontanei sarebbe auspicabile, ascoltando il singolo Broken si ha questa impressione e il brano ne trae giovamento…
Un po’ crudo vero? (ride) Ci vuole un po’ di coraggio, ma sapevo di averlo e l’ho messo a disposizione dell’intero progetto.
Vista la tua massiccia presenza su internet con svariati siti ufficiali e non, mi incuriosiva sapere qual è il tuo rapporto con questo mezzo di comunicazione.
Non ho nessun contatto con internet, molti dei miei siti non li ho mai visti, altri sì come Tinnitus (il sito del fan club), mi piace molto.
Sei a conoscenza delle problematiche riguardanti lo scambio illegale di file musicali sulla rete? Ci sono due grandi fazioni di musicisti che si dividono tra chi è favorevole e chi no. Hai una tua idea in proposito? Il fatto che qualcuno possa scaricare gratuitamente la tua musica ti mette paura?
Paura sicuramente no, sono altre le cose che mi impauriscono. Secondo me bisognerebbe fare un’analisi di cosa sta succedendo realmente nel mercato musicale. Il problema non è l’artista singolo, anche perché, dicendola tutta, questo è un lavoro che, se ti va molto bene diventi molto ricco, se ti va bene, diventi abbastanza ricco, se ti va benino, diventi un po’ ricco. Non sei mai veramente povero, a meno che non amministri malissimo i tuoi guadagni. Credo che nel mondo stiano cambiando le regole e i pesi di alcune fonti di denaro. Prima c’erano gli artisti che diventavano ricchissimi e le case discografiche super ricche, tutto questo era possibile perché i dischi costavano meno e si vendeva di più. Il problema è alquanto complicato, di mezzo c’è una forma d’arte importantissima come la musica, dall’altra c’è un business di caratura mondiale che in questo momento è abbastanza arrugginito. Si comprano meno dischi, le case discografiche sono in forte crisi e forse il problema risiede in un diverso modo di vivere della gente dal punto di vista globale. Il fatto che ci si possa scambiare gratuitamente le canzoni tramite internet in sé è positivo per una forma di divulgazione e di informazione che io approvo e sostengo. Il problema è che così facendo non si riconosce più il valore delle cose. Per fare un CD serve il lavoro di molte persone e, per assurdo, quelli che subiscono gli effetti negativi di questa situazione sono proprio loro, ancora prima degli artisti. Il problema risiede anche nel costo finale dei CD. Parlando dell’Italia, abbiamo il problema dell’IVA, il nostro Paese non considera la musica come cultura ma come entertainment, sui libri c’è un’imposta bassissima mentre sui dischi è altissima e questo non permette alle case discografiche di abbassare i prezzi, o se non altro, rende tutto molto difficile. La situazione arriva ad essere ridicola se pensiamo all’adolescente che viene da una famiglia con pochi mezzi finanziari. Il ragazzo esce di casa e trova per strada a 5 euro un CD pirata che contiene quelle canzoni che lo aiuteranno a stare meglio, rispetto al disagio di una vita relativamente povera. Cosa bisogna fare? Lo multiamo? Il problema non è il ragazzino, non puoi dire alla gente di non comprare la musica o non scambiarla sui siti internet, è come dire a uno che ha fame di non mangiare il piatto di pasta che ha di fronte sul tavolo. Dovrebbe essere tutto più controllato, dovrebbero essere presi dei provvedimenti, i dischi dovrebbero costare di meno. Devo dire che su questi argomenti divento anche piuttosto aggressiva perché non mi interessa più la opinione degli altri e non mi interessa salvare la faccia, ci vorrebbe un senso della misura, di giustizia. Probabilmente ci troviamo in un momento di transizione.
Problema annoso quello dei dischi che dovrebbero costare di meno, sono anni che se ne parla. L’artista che potere ha sul prezzo finale di vendita?
Un potere bassissimo, i margini di contrattazione sono limitatissimi, nell’ordine di pochi euro e non risolve ovviamente il problema. Ho fatto un disco di sedici canzoni che comprende sette pezzi inediti, che in una raccolta è inusuale, e l’ho fatto proprio per questo, per giustificare il più possibile il prezzo d’acquisto. Cerco di farlo su tutto, anche per la tournée teatrale che avrà un prezzo popolare.
Per i concerti come funziona?
Puoi dire di tenere un certo prezzo, poi però devi fare più date per rientrare nei costi e non puoi pretendere produzioni mega che influiranno sul costo dei biglietti.
Parliamo della prossima tournée teatrale, che partirà il 1° dicembre…
Il disco è acustico, il suono è importantissimo, non potevamo permetterci di suonare in posti dove non si sente più che bene. Inoltre non mi piaceva l’idea di far stare le persone un’ora e mezzo in piedi per uno spettacolo fondamentalmente da ascoltare.
Verranno proiettate su uno schermo delle tue fotografie…
Tutto il progetto Lotus nasce da quelle immagini.
Ho letto su internet che ti interessi ad altre forme d’arte, dipingi, scrivi racconti, sei regista…
Regista?
Non hai fatto un cortometraggio?
Ah si!! (ride) Beh, adesso non è che se fai un corto diventi automaticamente regista! Si tratta di un lavoro che ho fatto per Maurizio Nichetti, una pubblicità sociale contro la solitudine.
Quanto e come ascolti la tua musica preferita?
Sono totalmente dipendente, ascolto musica tutto il giorno, sempre e da tanto tempo. Mi piace anche andare a dormire e svegliarmi con un pezzo in loop. Mi è capitato con Halleluja di Jeff Buckley e la traccia numero 6 di Surrender dei Chemical Brothers (la canta).
Ti piace la musica elettronica?
Assolutamente sì! Aphex Twin, Orbital, LFO, Massive Attack e tanti altri, mi piace tantissimo anche se poi il mio lavoro ha tutt’altra sonorità.
Lotus uscirà in qualche formato speciale?
Sì in SACD. Poi uscirà il DVD Video che conterrà il making of Lotus: un’ora di documentario più diverse canzoni suonate durante le prove, tutto in 5.1.

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