Emanuele Taglietti: Il re del fumetto sexy all’italiana

Collaboratore di registi come Fellini, Ettore Scola e Dino Risi, lo scenografo, pittore e illustratore ferrarese Emanuele Taglietti divenne celebre negli anni Settanta e Ottanta fra gli appassionati di fumetto, per aver realizzato le raffinate e conturbanti copertine dei cosiddetti tascabili sexy. Opere d’arte degne di stare in un museo. Ma la sua biografia rivela anche inaspettate connessioni con il mondo della musica rock italiana e d’oltreoceano.

06/09/2019
di Massimo Bargna massimo33bargna@gmail.com

Taglietti e la musica

Actually Huizenga, aralda del nuovo rock femminista, ha inserito in un suo disco del 2015, Predator Romantic, una splendida immagine a colori di Taglietti. Raffigura la cantante statunitense in una bara, sotto le sembianze di un’avvenente vampiressa in lingerie sexy. A scoperchiare la cassa da morto, un uomo attempato il cui aspetto ricorda inequivocabilmente lo stesso Taglietti. L’immagine evoca le copertine d’annata di eroine vampiro come Zora, Jacuala e Sukia, quelle che hanno reso famoso in tutto il mondo il nostro autore. Tanto è piaciuta l’opera a Miss Huizenga che ne ha inserito nel disco anche una copia in bianco e nero, con una confezione omaggio di pastelli per colorarla. Taglietti ha anche concesso l’utilizzo di sue copertine per la realizzazione di magliette gadget dei francesi Daft Punk, duo di musica elettronica molto apprezzato dalla critica. Infine, anche la copertina del disco “Beyond Resurrection” della band heavy metal italiana Death SS (nella foto), è stata realizzata appositamente da Taglietti. Raffigura il cantante Steve Sylvester attorniato da un gruppo di eroine del fumetto sexy all’italiana, ovviamente in abiti succinti. Ciliegina sulla torta, un complesso di musica elettronica californiano anni Settanta prese il suo nome da Sukia, uno dei personaggi del fumetto italiano per cui Taglietti eseguì numerose copertine.

La storia, si sa, ha i suoi corsi e ricorsi, anche quella dell’arte e della censura. Per il grande illustratore e scenografo Emanuele Taglietti, 76 anni, i tempi sono ormai maturi per un’ampia rivalutazione della sua opera fumettistica “maledetta”, un po’ come è già avvenuto per Milo Manara. Conosciutissimo a livello internazionale all’interno della cerchia dei collezionisti e cultori d’arte, il nome di Taglietti era caduto da noi nell’oblio per una trentina d’anni. La causa? E’ presto detto: l’inesorabile declino del cosiddetto fumetto sexy all’italiana, fenomeno di costume e di cultura nazionalpopolare di cui il nostro autore fu protagonista negli anni Settanta e Ottanta nella qualità di raffinato copertinista. In quel periodo i tascabili erotici, reperibili in edicola alla luce del sole e, più tardi, a causa della censura, in busta chiusa, andavano letteralmente a ruba. Le eroine diaboliche e sensuali delle serie gotiche come Zora la vampira e le colleghe Lucifera, Sukia, Ulula e Jacula, tanto per citarne qualcuna, insieme a quelle di carattere fiabesco, comico e avventuroso, come Maghella, Biancaneve e Isabella, più scanzonate ma altrettanto disinibite e maliziose, diedero corpo ai desideri proibiti dei maschi italiani. Immediata fu la reazione della pubblica morale che gridò allo scandalo e chiamò in ballo la censura. In questo vivace contesto editoriale prosperarono tuttavia case editrici come Edifumetto, di Renzo Barbieri, e Ediperiodici, di Giorgio Cavedon, che rappresentarono scuole di formazione per disegnatori del calibro di Leone Frollo, Magnus, Giovanni Romanini, Ferdinando Tacconi, Mario Cubbino e il già citato Manara che disegnò Jolanda de Almaviva, ristampato di recente. In realtà, a distanza di tanti anni, il contenuto trasgressivo di questi fumetti fa quasi tenerezza. L’avvento delle videocassette per adulti, prima, e dei siti porno su internet, poi, decretò negli anni Ottanta la fine dell’era gloriosa del fumetto sexy che, in un disperato quanto inutile tentativo di recupero, scivolò dall’erotismo nella più becera pornografia. Oggi il tascabile sexy è oggetto di revival così come lo è la figura di Taglietti, la cui opera di copertinista è oggi considerata uno dei vertici artistici del fumetto erotico e della cultura pop italiani. A testimoniarlo il libro “Emanuele Taglietti” (209 pagine) appena pubblicato da Mencaroni Editore che raccoglie l’intero catalogo delle sue copertine realizzate per Edifumetto e alcune sue illustrazioni, acquarelli e quadri a olio meno conosciuti. Un volume da affiancare a “Sex and horror. The art of Emanuele Taglietti” che riunisce il meglio dell’artista ferrarese, pubblicato dalla casa editrice inglese Korero Books Llp.

Sei un artista poliedrico che in tanti anni di lavoro si è dedicato sia alla pittura, universalmente riconosciuta come un’arte nobile, che al fumetto che, invece, è ancora un po’ snobbato dal mondo accademico. Inoltre, hai praticato a lungo la scenografia cinematografica e la decorazione per interni. Come sei riuscito ad eccellere in questi mondi espressivi così diversi fra loro?
Fin da bambino sono stato abituato a muovermi in contesti artistici diversi utilizzando i linguaggi e le tecniche espressive che gli sono propri. — ci racconta Taglietti, una persona di grande cultura, ma molto disponibile e alla mano — E’ stato mio padre Otello a insegnarmi la pittura a olio e introdurmi nel mondo della decorazione per interni e del cinema. Nel 1942 venne scelto come pittore di scena di un film d’autore, Ossessione di Luchino Visconti, e in seguito lavorò su altri prestigiosi set cinematografici. Grazie a lui, nel 1959, nonostante avessi appena sedici anni, ebbi l’opportunità di realizzare i disegni di scena del film Teseo contro il Minotauro. Un’esperienza importante. Mio padre era anche decoratore e io, durante le vacanze, lo seguivo quando si spostava a Roma per imparare i rudimenti della professione. Posso quindi affermare che il mio primo insegnante è stato lui, mio padre, e questo vale anche per l’apprendimento della pittura a olio su tela che è stata la mia grande passione. La mia formazione si completò poi all’Istituto d’arte Adolfo Venturi di Modena e al Centro Sperimentale di Cinematografia dove imparai ad eseguire scenografie e bozzetti scenografici. Acquisii una capacità di maneggiare diverse tecniche espressive che mi tornò utile più tardi, quando smisi di lavorare nel cinema e nella decorazione e mi avvicinai al mondo del fumetto, dove ho affrontai i generi più svariati: l’horror, il sexy, il poliziesco, il fiabesco ecc.

Copertina del 1974 per il fumetto sexy horror Cimiteria

Le tue celebri copertine per i tascabili sexy e horror sono dei veri e propri quadri che potrebbero essere esposti in una galleria d’arte o addirittura in un museo. Con che tecnica le realizzavi e come riuscivi a far fronte alle pressanti richieste dell’editore mantenendo così alta la qualità dei lavori?Come altri autori di copertine, negli anni Settanta e Ottanta realizzavo le illustrazioni con le tempere e i colori acrilici che, asciugando immediatamente, mi consentivano di velocizzare i tempi e rispettare le date di consegna. A quell’epoca, eravamo nel pieno boom del fumetto erotico e si lavorava a tamburo battente. Mi venivano richieste fino a dodici copertine al mese e per finirle tutte dovevo lavorare anche di notte. In seguito, quando iniziai a insegnare, fui costretto a calare il ritmo. Mi piace sottolineare che le tecniche che utilizzavo non hanno nulla da invidiare alla pittura ad olio. I musei sono pieni di opere di maestri del 1300 del 1400 che lavoravano con le tempere e l’affresco. Ora che non ho più l’assillo dei tempi di consegna, ho iniziato a dipingere anche delle copertine a olio. Il vantaggio è che i colori seccano molto più lentamente e si hanno a disposizione alcuni giorni per apportare correzioni. Certo, può sembrare strano che qualcuno, nel terzo millennio, svolga la professione dell’illustratore dipingendo su tela; il problema di chi dipinge in digitale, però, è che non possederà mai dei lavori originali, ma soltanto delle opere seriali. Inoltre sono convinto che anche a chi dipinge con la tavoletta elettronica, occorra una buona preparazione tradizionale nell’uso dei colori e nello studio dell’anatomia e della prospettiva.

Quadro a olio che ritrae il collezionista Luciano Visani Muller

Il mondo della cinematografia che, tra l’altro, ti ha permesso di collaborare con il mitico Fellini per il film Giulietta degli spiriti, è un esempio di come diverse tecniche espressive (regia, ripresa, fotografia, musica ecc.) possano concorrere a creare un unico prodotto artistico di qualità. In cosa ti ha influenzato l’esperienza di scenografo e arredatore di scena, nel tuo successivo lavoro di copertinista per i fumetti erotici?
Il lavoro di squadra ti aiuta a capire che da solo sei poca cosa. Nel mondo della cinematografia è difficile che un collaboratore possa montarsi la testa. Ho lavorato con scenografi e art director di grande talento che mi hanno insegnato parecchie cose entrate a far parte del mio bagaglio di artista. Rodolfo Gasparri e Averardo Ciriello erano due cartellonisti che realizzavano spettacolari manifesti pubblicitari, di sei o sette metri di larghezza, che ricoprivano la parete d’ingresso dei cinema. Peccato che questa tradizione sia finita. Provenendo io dal mondo della celluloide, non è un caso che le mie copertine di fumetti rivelino uno spiccato gusto cinematografico.

 Cosa ricordi dei grandi registi con cui hai lavorato, hai qualche aneddoto da raccontarci?
Ho contribuito alla realizzazione di una trentina di film, molte commedie all’italiana, ma anche film d’autore. Quello che mi è rimasto nel cuore è lo spaghetti western Il mio nome è nessuno, diretto da Tonino Valerii e girato vicino a Guadix, in Spagna, in una regione che ricorda molto i paesaggi dei film di indiani e cowboys. Dovevo seguire l’esecuzione da zero delle scenografie, un intero villaggio con saloon, case e perfino la ferrovia con il treno che passava. Due mesi di lavoro. In quell’occasione conobbi Sergio Leone che era amico del regista. Un personaggio dolcissimo, generoso e che amava la compagnia. Mi invitò ad alloggiare a sue spese nel suo stesso hotel, a Granada, e siamo stati insieme per una settimana visitando la città e facendo delle lunghe chiacchierate.

 La tua notorietà, in Italia come all’estero, è legata al boom del fumetto sexy, indissociabile dal fenomeno della rivoluzione sessuale, dell’emancipazione femminile e della libertà di costumi che ebbe una forte ripercussione anche nel cinema. Come hai vissuto questo periodo di grandi cambiamenti della società italiana?
Per me fu soprattutto un periodo di intenso lavoro. Dal ‘73 all’89 portai a termine qualcosa come ottocento copertine sexy. Ero molto veloce, ma quando le richieste diventarono troppe, dovetti chiamare alcuni dei miei allievi ad aiutarmi. Io stabilivo il disegno, procuravo foto di modelli e documentazione, in particolare per i fondali che, secondo me, devono essere curati quasi come i primi piani. Alcuni di quei collaboratori sono poi diventati dei disegnatori di professione. Tutto ciò avvenne grazie al boom del fumetto sexy, una rivoluzione dovuta all’intraprendenza di Renzo Barbieri, un editore che ebbe l’ardimento di introdurre argomenti scabrosi nel mondo del comics. Per le storie e i personaggi si prendeva spunto dalla rivoluzione sessuale che aveva già ispirato cinema, riviste, romanzi e dai volti di attori famosi. Ma Barbieri dovette circondarsi di avvocati perché subì parecchie denunce per oltraggio al pudore e gli furono sequestrati migliaia di fumetti. Le sue serie erano giudicate scandalose. L’espediente per riuscire a rivendere i fumetti dissequestrati fu di esporli in edicola infilati in buste di plastica chiuse, i cosiddetti blisterati.

Che effetto ti faceva sapere che schiere di italiani acquistavano i fumetti sexy in edicola attirati dal fascino conturbante delle tue copertine, ma che poi la qualità delle vignette all’interno dell’albo non era all’altezza e dei tuoi lavori e, anzi, talvolta era molto scadente?
Quando ho iniziato la squadra di Barbieri era composta da ottimi disegnatori: Frollo, deceduto l’anno scorso, Romanini, Stelio Fenzo, Magnus, Tacconi. Anche gli sceneggiatori non erano da meno. Basti pensare allo scrittore Giuseppe Pederiali. Solo in seguito, per far fronte all’aumento delle testate, Barbieri fu costretto ad assumere disegnatori e sceneggiatori non più di alto livello. L’avvento delle videocassette per adulti segnò il declino definitivo del fumetto sexy. Gli editori virarono verso il porno, ma fu un errore perché la competizione con il filmato è impossibile. Io che non condividevo quella scelta, decisi di cercarmi un altro lavoro.

 L’estremo realismo e sensualità dei personaggi femminili e il raffinato gusto della composizione pittorica ispirata alla pittura dell’Ottocento e del Barocco conferiscono alle tue opere, anche quelle a più alto tasso di erotismo, un’eleganza lontana anni luce, purtroppo, dalla volgarità di molte storie disegnate. E’ per questo che sono entrate a far parte dell’immaginario erotico di un’intera generazione di italiani?
Non ho mai realizzato un’illustrazione porno perché lo ritengo degradante e perché spero che il mio lavoro un giorno venga considerato come quello di un artista tradizionale, non di un untore di volgarità. Noi illustratori abbiamo una preparazione, un rigore e una cura del dettaglio che spesso sono addirittura superiori a quelli di un pittore. Mi auguro che qualche critico d’arte illuminato un giorno veda i nostri lavori e organizzi una mostra alla luce del sole. Il fumetto sexy della prima fase, fino all’80, merita di essere rivalutato perché aveva un valore artistico. E’ ciò che sta avvenendo con i miei lavori, un revival che vivo come una vera e propria riabilitazione artistica.

[ Pubblicato su SUONO n° 538 - settembre 2019]

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