I “segreti” di Pierpaolo Bisogno

Love Secret è un disco in cui il jazz afroamericano sposa il senso melodico tipico dei musicisti italiani e in particolar modo partenopei.

06/02/2020
di Iltremila

Il disco

Pierpaolo Bisogno
Love Secret
Emme Record Label

Love Secret, ultimo disco del vibrafonista Pierpaolo Bisogno è progetto al quale hanno preso parte musicisti di spessore quali Pietro Lussu al pianoforte, Francesco Galatro al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria. A questi inoltre si aggiungono ospiti di spicco come Rocco Ziffarelli alla chitarra e Alfonso Deidda al flauto.
Pierpaolo Bisogno ci ha raccontato questa nuova avventura partendo proprio dalla scoperta di uno strumento così particolare come il vibrafono.

Pierpaolo, raccontaci per cominciare l’intervista partiamo dal tuo percorso musicale: come ti sei avvicinato al vibrafono e poi quali sono state le principali tappe della tua carriera musicale.
Io nasco batterista e mi sono avvicinato al vibrafono grazie alla passione che nacque in me a 10/11 anni anche per il pianoforte, cosicché cominciai a studiare a 14 anni le percussioni classiche in conservatorio. Premetto che ho considerato i miei obbiettivi sempre come punti di partenza, ma volendo elencare le tappe della mia carriera in un numero ristretto e più fondamentale, direi che la prima tappa importante è stata quando ho acquisito il mio primo diploma, oggi è laurea, in Strumenti a percussione a 22 anni col massimo dei voti. In quel caso fui premiato dal grande Maestro Roberto de Simone con una borsa di studio e concerto in diretta Rai3. La seconda tappa risale a quando suonai nel 2000 per la prima volta a Roma all’Alexander Platz, uno dei club jazz più prestigiosi e rinomati del panorama nazionale. Fu un’emozione enorme e per pura combinazione era seduto di fronte a me Michael Brecker. Ricordo un altro momento importante quando fui scelto dal maestro Pippo Caruso per la mia prima trasmissione televisiva 900 nel 2003, tra l’altro molto bella e ricca di cultura, cose che oggi possiamo solo sognare, e inoltre quando partecipai nel 2004, 2005 e 2006 al tour di “Nicola Conte e i jazz combo” nei festival più prestigiosi d’Europa. Infine ho provato una forte emozione quando ho ottenuto la mia prima cattedra come professore di “Batteria e percussione jazz” al Conservatorio, ma potrei citare tantissimi altri momenti importanti come ad esempio Il tour con Mario Biondi, con Franco Califano insieme a tanti concerti solistici e collaborazioni importanti.

Cosa ti ha attratto maggiormente di questo strumento e quali sono secondo te le sue potenzialità?
Del vibrafono mi ha attratto molto la sua triplicità, ovvero la melodia, l’armonia e tanta percussione, l’uso del pedale per il sustain come il pianoforte e l’effetto del vibrato, dal quale deriva il nome. In sintesi mi piace proprio tutto di questo strumento.

Love Secret, pubblicato da Emme Record Label, è il tuo ultimo disco. Ce lo vuoi brevemente descrivere?
Love Secret è un disco che esprime il mio amore per il jazz afroamericano e la cultura africana in genere ma con echi del mediterraneo e senza tralasciare mai il senso melodico che abbraccia lo swing, il bebop, il latin-jazz e non solo.

Guardando la copertina del disco, dove si vede uno scorcio di New York, ci viene in mente che il viaggio è un tema importante in questo disco: ci vuoi spiegare perché?
Ho idealizzato questo disco provando ad immaginare un viaggio musicale, dove cerco di trasmettere la mia passione per una terra lontana, la patria del jazz, forse dove mi sarebbe piaciuto nascere, dico forse perché nascere in Italia per poi andarsene è difficile, almeno per me. L’Italia è troppo bella, anche se dobbiamo tralasciare alcune cose… Comunque in sostanza direi che è questa l’essenza di Love Secret.

In sintesi potremmo dire che Love Secret è il frutto di molteplici esperienze che hai accumulato nel corso della tua vita?
Si, esatto! Direi che è proprio cosi, esperienze che vanno dal jazz e le sue contaminazioni fino al pop.

Possiamo vedere anche Love Secret come un connubio tra il jazz afroamericano e quello più mediterraneo tipico dei musicisti italiani?
Ovviamente sì, ma direi in modo ancora più specifico che quel jazz mediterraneo è tipico dei musicisti del sud, irruenti ma anche un po’ sognatori e romantici.

Per quanto riguarda le composizioni, invece, ci vuoi raccontare anche come prendono forma e se hai qualche aneddoto da raccontarci?
Come tutte le composizioni alcune sono immediate e scaturiscono da un’idea fulminea, altre sono più ragionate, altre ancora prendono forma pian piano. Tuttavia volendo parlare di qualcuna di esse posso dire, ad esempio, che Night Race è nata da una melodia che si è sviluppata nella mia testa quando ero alla guida della mia auto, in alcuni momenti in cui andavo un po’ di corsa. Love secret è stata composta in un momento di particolare riflessione, in realtà nasce sotto forma di inno per me quasi liberatorio, mentre per quanto riguarda il brano Angel, l’ispirazione è venuta grazie a mia moglie, mentre la osservavo in un momento non molto felice per lei.

Per quanto riguarda la scelta dei musicisti, cosa ti ha spinto a scegliere quelli che hanno collaborato al tuo disco?
I musicisti del mio disco ovviamente non sono scelti a caso, per quanto riguarda il pianista, Pietro Lussu, oltre ad essere un collega ed amico di vecchia data, col quale ho fatto molte collaborazioni importanti, è un pianista che sa accompagnare bene il vibrafono. Oltre ad essere un grande solista, tra noi c’è anche una grande intesa, cosa non facile tra pianoforte e vibes. Alla Batteria un rinomato musicista di grande sensibilità e con un suono fantastico, Marcello Di Leonardo, al contrabbasso un giovane professionista emergente del circuito salernitano molto talentuoso in grandissima crescita Francesco Galatro. Gli ospiti sono due musicisti di grande caratura, Alfonso Deidda, mio amico fraterno, artista poliedrico, profondo conoscitore e solista, Rocco Zifarelli, chitarrista rinomato sia nel jazz che nel pop di altissimo livello, un vero amico e collaboratore in vari progetti realizzati insieme.

Visto che siamo in un’epoca di grandi stravolgimenti tecnologici, per quanto riguarda le registrazioni preferisci analogico o digitale?
Se devo essere onesto preferisco l’analogico, mai il digitale non lo disprezzo, anzi, dipende un po’ dal genere musicale che si ascolta o che si suona.

A questo punto una domanda d’obbligo per noi: che tipo di strumentazione hai utilizzato per la registrazione del disco?
Per quanto riguarda il mixer abbiamo utilizzato la leggendaria consolle britannica Solid State Logic SSL4000 model 4048E/G e tanti microfoni di altissima qualità, tra cui i Ribera R12, vari Neumann u 87, Shoeps CMC5, vari Sennheiser, AKG, ElektroVoice e Shure, ed un ottimo piano a coda yamaha C7.

Progetti futuri invece, c’è qualche novità di cui ci vuoi parlare?
I Progetti futuri per ora sono in cantiere e rimangono un po’ riservati, ma da qui ad un anno spero di realizzare un altro progetto, più complesso, più ambizioso, ma anche molto trasversale. Al momento di più non dico, per ora preferisco concentrarmi su questo ed i concerti che ne verranno.

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