Il Puma e l’armonica magica Intervista

Quando si pensa a un bluesman viene in mente subito qualche “vizio”, la storia ce lo insegna, ma un bluesman italiano può essere diverso anche in questo: astemio, 20km al giorno in bicicletta, sveglia alle 6.15. Nome di questa primula rossa? Fabio Treves, il Puma di Lambrate, che da più di 40 anni soffia dentro un’armonica magica…

07/10/2014
di Guido Bellachioma

Nella vita di questa bella persona in musica, milanese, classe 1949, ci sono così tante storie da raccontare che ci vorrebbe non un articolo bensì un libro intero, e pure corposo. Se l’Inghilterra nel blues ha il leone di Manchester, ovvero John Mayall, l’Italia possiede questo puma dalla voglia intatta di blues… ed entrambi ancora soffiano con energia nella medesima armonica magica. Nel caleidoscopio della sua vita frulla tanta “roba”: Movimento Studentesco, Festival di Sanremo (Fausto Leali), Cantagiro (Simonluca e l’Enorme Maria), Consiglio Comunale di Milano (nei Verdi come indipendente), Frank Zappa, Memphis, fotografo, speaker radiofonico, scrittore di libri sul blues, Renzo Arbore (L’Altra Domenica, Quelli della Notte, D.O.C), Cooper Terry, Billy Branch, Alexis Korner, Articolo 31, Bob Margolin, Mina, Ivan Graziani, Louisiana Red, Angelo Branduardi, Claudio Rocchi, Eugenio Finardi… ma prima di tutto c’è sempre il blues…

Come nasce la passione per la musica?
Ho iniziato ad ascoltare buona musica a casa mia, dove mio padre era solito piazzare sul vecchio giradischi preziosi 78 giri e vinili di jazz tradizionale o blues d’autori “mitici”. Poi, con l’arrivo del beat/pop inglese, ho fatto un cammino a ritroso nel tempo per arrivare a conoscere bene le leggende del blues, in primis quello acustico, arcaico e campagnolo.
Fabio Treves e i suoi esordi.
Ero una frana, totale, ma la mia passione era pari alla mia cocciutaggine. Dopo aver ascoltato a Milano, nel 1965, gli Who e i Primitives (nel quale militava Paul Bradley-Mal) come supporter, decisi che l’armonica sarebbe stata il mezzo per cercare di “fare il mio blues”… con il tempo ho capito che questo piccolo strumento non è facilmente “addomesticabile”. Non è solo una questione di tecnica, se non hai dentro nulla, nulla esce!

Consapevolezza e miti adulti, se ci sono ancora...
I miti sono gli stessi di sempre: Sonny Boy Williamson, Little Walter, Paul Butterfield…insomma tutti quelli che hanno indicato la strada a diverse generazioni di armonicisti negli anni, e che saranno i maestri anche di domani!

Appunti sparsi sugli artisti con cui hai collaborato.
Sono tanti gli artisti con la A maiuscola che ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere in quasi 40 anni di carriera. Dovrei stare qui delle ore, perché aver suonato ed inciso un 33 giri con lo straordinario Mike Bloomfield non capita tutti i giorni, o essere chiamato sul palco in ben due concerti dal genio di Baltimora Frank Zappa, la partecipazione nel 1992 al Memphis Beale Street Blues Festival, dove con la mia Treves Blues Band ho aperto i concerti di vere e proprie leggende del Blues come Koko Taylor, James Cotton e Rufus Thomas.
Cosa conta di più nel blues e derivati?
La passione, la voglia di vivere i rapporti umani, il saper leggere ed ascoltare le voci dei “grandi vecchi”, che hanno fatto la storia del blues… rimanere sempre con i piedi per terra e vivere questo “genere musicale” come una missione per far crescere culturalmente le masse!

Ha senso ancora nel 2013 parlare di blues e dintorni?
Il fatto che stiamo qui a parlarne è la risposta migliore. Più cresce la sottocultura dominante e più la gente dimostra di apprezzare il blues come forma musicale “origine”, che ha dato vita al jazz, al R&R, al R&B, al funky, etc...

Quali sono i dintorni del blues?
Il rap, il reggae, il country… e ancora ne verranno tanti altri perché il blues non è solo un genere ma un vero e proprio stile di vita!

Primo album della Treves Blues Band nel 1976, l’ultimo, Blues in Teatro nel 2011…
Posso solo dire che l’ultimo lavoro è sempre il più bello. Non sono molto attaccato alla mia discografia, forse perché nella TBB sono passati centinaia di musicisti, ognuno dei quali è stato libero di suonare come voleva, ma non esattamente come avrei voluto io, unico musicista rimasto dalla prima formazione! Però sono molto legato a Sunday’s Blues, vinile del 1988, in cui hanno collaborato tanti e ottimi musicisti; in quell’occasione ho conosciuto il grande tastierista Chuck Leavell, ex Allmann Brothers Band, diventato negli anni un caro amico.

Concerti in giro per il mondo… cosa rimane?
Sono più numerosi i ricordi piacevoli, fortunatamente i pochi brutti li cancello dalla mente. Rimangono momenti di pura emozione e commozione… mi hanno fatto capire fino in fondo quanto il blues sia una musica che unisca e se ne freghi di latitudini, differenze di razza, religione, etc...

La tua esperienza come dj radiofonico.
Bella, duratura e utile per il mio primo obiettivo: diffondere la musica e la cultura del blues. Prima a Radio Popolare, poi a Rock Fm e da 10 anni a LIfegate: sempre e solo… BLUES alle masse!

Hai scritto due libri sul blues: Guida al Blues del 1978 e Blues Express del 1989.
Giusto per fare qualcosa anche su carta! Devo dire che in quegli anni non c’era ancora il boom del “fare un libro a tutti i costi” e non c’era ancora Internet.

Come definiresti Fabio Treves e la sua musica a quasi 40 anni dalla costituzione della Treves Blues Band? Questo Puma di Lambrate ha ancora voglia di correre?
Di correre magari no, perché un po’ di stanchezza a 63 anni si fa sentire, ma di ruggire e soffiare dentro il “ferro” sicuramente sì… non fosse altro perché c’è ancora tanto da fare. È un lavoro anche duro, faticoso e ”sporco”… ma qualcuno dovrà pur farlo, o no?

Hai ancora sogni da realizzare?
Non trascorre giorno senza nuovi progetti, ma poi mi fermo... non si può fare tutto nella vita! Sì, un sogno forse c’è: conoscere e suonare un pezzo con Bruce Springsteen, il boss… nonostante non appaia nelle enciclopedie del Blues lui è blues dall’inizio alla fine, per come è, per quello che ha fatto, per quello che rappresenta…

I dischi che porteresti sulla famigerata isola deserta, se mai ne esistesse ancora una?
Muddy Waters,  Hard again (Blue Sky, 1977); Paul Butterfield Blues Band, East/West (Elektra, 1966); Fleetwood Mac, Blues Jam at Chess (Columbia, 1969); Muddy Waters, Woodstock Album (Chess, 1975); John Lee Hooker, Mr Lucky (Silvertone Records, 1991); Eric Clapton, From The Cradle (Reprise, 1994);  Sonny Boy Williamson, The best of (Spectrum, 2000); Michael Bloomfield, Essential Blues (Roots and Blues, 2008); Dave Hole, The live one (Provogue, 2003); John Mayall’s Bluesbreakers, With Eric Clapton (Decca, 1966); Buddy Guy, Bring’em in (Silvertone, 2005); Johnny Winter, Hey Where’s Your Brother (Pointblack, 1992); Freddy King, Blues Guitar Hero (Ace, 1993); Robert Johnson, King of Delta Blues Singers (Columbia, 2004); Sonny Terry & Brownie Mc Ghee, Wizard of Harmonica (Storyville, 1972).

Chi è stato e chi è il più grande di tutti, in assoluto e tra quelli odierni?
A mio avviso Mississippi Muddy Waters. Tra quelli odierni Keb Mo.

Chi il più sopravvalutato?
Fabio Treves!

[ Pubblicato su SUONO n° 476 - Maggio 2013]

Per inviare commenti devi essere autenticato. Effettua il login.

Non sei registrato? Registrati.