L’equilibrio precario del blues Intervista

Roberto Ciotti ha appena pubblicato Equilibrio precario, Aliante Dischi e distribuzione Self, successore del vintage Troubles & Dreams e del monumentale My Blues, DVD + CD live, questi ultimi due editi per la Suono Records… noi vi riproponiamo l’intervista apparsa in Suono 417, giugno 2008, di supporto proprio a My Blues.

07/10/2014
di Guido Bellachioma

My Blues è il primo cd/dvd live di Roberto Ciotti, registrato con un robusto quartetto elettrico il 7 dicembre 2007, seconda edizione del festival A Kind of Blues. Nel corso degli anni ha perseguito la via mediterranea al blues, evitando di appiattirsi sui modelli anglo-americani. Le 16 canzoni di My Blues sintetizzano i suoi album da No More Blue del 1989 a Behind the Door del 2002. Esperienza abbinata alla curiosità di esplorare altri territori e non solo il blues... passione nel raccontare storie ricche d’emozioni... voglia di mettersi in gioco in questi giorni di musica predigerita. My Blues rappresenta il necessario punto e a capo di un cammino iniziato quando gli anni settanta erano ancora giovani e belli.
Perché ci si riferisce al blues come la musica del diavolo?
Molti bluesmen erano ribelli ed emarginati e a loro s’ispirò la generazione dei rockers maledetti. Una delle tante storie su Robert Johnson, il più popolare bluesman in assoluto, nato nel 1911 e morto nel 1938, narra che strinse un patto col diavolo per imparare a suonare la chitarra. Tutti sapevano che non era bravo con questo strumento, perciò si stupirono quando lui tornò, un anno dopo la morte della moglie, suonandola con una bravura eccezionale. Si dice che in quei 12 mesi Johnson prese lezioni da Ike Zinneman e da Son House, altre leggende del blues. Il blues è forma espressiva prettamente americana, in Africa allora non esisteva la musica chitarra e voce. I neri s’integrarono nella società, prima con il gospel e poi con il soul, che fondeva gospel e blues. Tra i primi ci furono Ray Charles e poi la Motown, l’etichetta discografica in cui esplose il talento del giovanissimo Stevie Wonder...
Roberto Ciotti e i suoi esordi. L’esperienza con l’Harp Blues Band nel 1970.
Agli esordi suonavo blues revival, poi cambiai molto e trovai il mio stile. Harp Blues Band era un gruppo bianco con un nero americano, Steve Wilkinson di Brooklyn, che cantava, suonava le percussioni e l’armonica, harp in inglese. Imparai subito il feeling dei neri ma, probabilmente, l’avevo dentro l’anima, perché già suonavo cosi prima di conoscerli. Da molti anni è uscita fuori la mia melodia blues, spontaneamente.
Intorno ai 20 anni l’esperienza con i Blue Morning, un solo album omonimo nel 1973 (etichetta Tomorrow, legata alla RCA), piuttosto ricercato dai collezionisti, con cinque brani strumentali, di cui almeno quattro dai titoli piuttosto curiosi: Danza del palombari lottatori, Panini volanti, Farfalle nella pancia e Una sera di luglio, in città, dopo una cena col morto.
L’esperienza con i Blue Morning mi arricchì musicalmente. Il sassofonista Maurizio Giammarco, compositore di tutte le musiche, m’insegnò nuove armonie; così scoprii il jazz, soprattutto Miles Davis e Sonny Rollins. Il fenomeno del jazz-rock mi coinvolse per un breve periodo. In seguito andai lungo la strada per me più naturale. Antonello Venditti produsse il disco dei Blue Morning, e io l’accompagnai brevemente dal vivo. Antonello era un gran cantante ma io amavo, e amo, un altro genere di musica.
Come sei arrivato alla Cramps, etichetta storica del rock italiano con Finardi, Camerini e gli Area su tutti? Ricordi di Demetrio Stratos.
Nel 1975, tornato dal mio girovagare per il mondo, trovai ad aspettarmi Maria Laura Giulietti (giornalista e produttrice di Teresa De Sio) e Renato Marengo (giornalista e produttore della Nuova Compagnia di Canto Popolare); mi proposero d’incidere un disco di miei pezzi originali. Grazie a Demetrio Stratos, direttore artistico della Cramps, bravo musicista e ricercatore vocale, fui accolto nell’etichetta alternativa più importante in Italia. Nacque Super Gasoline Blues e fu un’appassionante esperienza, così iniziò la mia carriera solista. Andò tutto OK e Gianni Sassi, deus ex machina della Cramps, si dimostrò uno “giusto”. Il 14 giugno 1979, concerto in onore di Demetrio. due giorni dopo la sua morte; suonai da solo, chitarra e voce, per una platea enorme… non fu facile perché quel tipo di blues era sconosciuto alla platea. Era il periodo che ascoltavo blues del delta. Nel disco uscito in seguito, registrato quel giorno, è inclusa Shake It, inclusa nell’album Bluesman.
Il blues è ancora credibile oggi?
Ci sono comunità di blues in tutto il mondo, ma a mantenerlo credibile sono quelli che lo fanno rivivere in maniera nuova e attuale. Il revival serve come scuola ma poi bisogna andare avanti.
Domanda banale ma inevitabile. Influenze artistiche e miti giovanili.
La prima influenza fu Jimi Hendrix, quando andai ad ascoltarlo, 25 maggio 1968 al Teatro Brancaccio di Roma. Avevo 15 anni e rimasi folgorato. In seguito scoprii il rock d’Alvin Lee con i Ten Years After - adoravo suonare I’m Going Home, brano manifesto del festival di Woodstock - e il vecchio blues, infine il jazz di Miles Davis, il cool blues di JJ Cale, Steve Winwood, BB King e tanti altri... Peter Green dei Fleetwood Mac, John Lee Hooker, Fred McDowell, Rolling Stones, Billie Holiday, Dr John, Ray Charles, Lightnin’ Hopkins, Louis Armstrong, Mark Knopfler.
Appunti sparsi sugli artisti con cui hai collaborato.
Quando lavoro per altri artisti cerco di entrare nella loro musica, mi calo in una realtà diversa dalla mia. È molto che non collaboro ad altri progetti perché devo prima mettere in pista il successore di Behind the Door del 2002. Ci sono lavori del passato che ancora mi fanno venire i brividi... con Edoardo Bennato abbiamo condiviso un paio d’anni “caldi”, suonando noi due soli, qualche volta con Tony Esposito alle percussioni, nei Palasport, nei Teatri Tenda e nei grandi raduni all’aperto. L’esperienza con De Gregori è limitata ad un solo pezzo in studio - Saigon nell’album Alice non lo sa. Mi ricordo De Gregori in vacanza a Patmos nel 1972, poi lo persi di vista. Con Alan Sorrenti fu una breve collaborazione, nel primo tour suonai il basso, chiamato due giorni prima della partenza da Toni Esposito con cui mi vedevo sempre a Piazza Campo de’ Fiori. Una sola prova e via... bella formazione con David Jackson, sassofonista dei Van der Graaf Generator, Francis Monkman, tastierista dei Curved Air, Toni Marcus, violinista di Van Morrison. Poi qualche concerto finalmente alla chitarra elettrica. Concerti creativi e “aperti”.

[ Pubblicato su SUONO n° 476 - Maggio 2013]

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