Maire 'Moya' Brennan Intervista

Ridenominatasi Moya, la vocalist dei Clannad compone lo storyboard del nuovo CD Two horizons dedicato alla ricerca della piccola arpa di Tara, l’antica dimora dei re e dei principi irlandesi,accompagnata da un misterioso straniero non vedente che reitera il ruolo-guida di Turlough O’Carolan nella cultura dell’isola di Smeraldo. Esclusiva da Donegal.

15/12/2003
di Sergio Spada
La voce di Maire Brennan è sempre stata l’emblema dell’Irlanda. I suoi trascorsi musicali con i Clannad hanno contribuito a ridestare in tutto il mondo l’eco di antiche battaglie, la fierezza dei regnanti e dei principi di Tara e le leggende che circondano la civiltà del popolo dei celti e il misterioso ordine dei druidi. Oggi, assunto il nome d’arte di Moya, l’artista torna a rinverdire la sua carriera solista con Two horizons, uno storyboard dedicato a un’immaginaria ricerca dell’antica arpa di Tara simbolo di pace e di speranza che attraversa l’Irlanda, l’Africa e gli Stati Uniti valicando la porta che collega il presente al passato. Prodotto da Russ Cullum, il progetto è stato registrato a Dublino e a Londra insieme a Maire Breatnach, Nigel Eaton, Troy Doneckley, al suo vecchio amico Anto Drennan che ora lavora nei Corrs, al leggendario chitarrista folk Martin Carthy e a Robbie MacIntosh già chitarrista di Paul McCartney.
SUONO: Pur avendo studiato l’arpa sin dai tempi della scuola, in passato lei si è sempre dimostrata poco propensa a suonare questo strumento dal vivo...
Maire “Moya” Brennan: Con i Clannad mi sono sempre concentrata come vocalist del gruppo perché era impossibile cantare e suonare l’arpa nello stesso momento. Inoltre ero molto contrariata dall’enorme pubblicità commerciale che l’industria irlandese riservava all’arpa, assurta al rango di strumento nazionale della nostra cultura. Oggi finalmente ho cambiato idea anche perché l’arpa è lo strumento leader di Two horizons e appare in tutte le track.
Ci può parlare del suo nuovo progetto?
È molto prezioso per me. Ho lavorato per oltre due anni a Two horizons. Volevo innanzitutto scrivere una storia da raccontare che avesse una valenza visuale in tre dimensioni come accade al cinema o alla televisione nella quale la gente potesse immedesimarsi nei vari capitoli del “viaggio”: al centro ci sono io posta al crocevia fra il passato e il futuro della mia terra ma in questa storia anche l’ascoltatore può interagire dando differenti interpretazioni ai versi delle canzoni e alle atmosfere dell’album. Il punto di partenza e di arrivo finale della storia s’identifica con la collina di Tara, un luogo magico della tradizione popolare irlandese che nel corso dei secoli è stata la dimora dei re e dei principi guerrieri dell’Irlanda. All’inizio del nuovo millennio ho incontrato un mio caro amico antropologo che stava conducendo una seria ricerca sul sito archeologico di Tara, dove mi sono riconciliata con la sublime arte dell’arpa prendendo spunto dalla sparizione della piccola arpa irlandese dalla faccia della Terra: una piccola licenza poetica ispirata al Santo Graal. Questo è un po’ l’antefatto della mia storia…
Nel brano che apre il CD Show me lei incontra un misterioso straniero che diventa la sua guida iniziale durante il viaggio: ce ne può parlare?
Durante la realizzazione dell’album leggevo spesso le leggende e le storie legate all’arte dell’arpa così ho cominciato a immaginare che Turlough O’Carolan sarebbe potuto essere una guida perfetta. Nel testo del brano incontro un misterioso straniero con i capelli grigi e gli occhi annebbiati che sembra aspettarmi da molto, molto tempo perché conosceva il mio nome e quale missione m’era stata affidata… Nel contesto dello storyboard è un personaggio che vive al contempo nel passato e nel futuro della mia terra in attesa che la piccola arpa irlandese di Tara venga ritrovata e restituita agli antichi onori.
Nel suo album ogni brano ambientato in un luogo differente racconta cronologicamente il susseguirsi degli eventi che si verificano in misteriosa sintonia nel passato e nel presente per riportare alla luce la fede mistica degli antichi re d’Irlanda identificata nel suono puro dell’arpa: ci può illustrare questa consequenzialità di fatti e circostanze narrate nel CD?
Bright star è stato il primo brano che ho registrato durante le session e alza il sipario su di una terra governata dai grandi Re in nome della giustizia, della speranza e della verità. Change my world ci riporta al presente con la constazione che i sogni di gloria dell’antico regno sono andati dispersi e occorre ritrovare la fede per riportare la speranza in Irlanda… Il mio processo d’autoidentificazione con il passato arriva in uno dei tanti castelli che esistono nell’isola: prima del commiato il cieco straniero dirime la nebbia indicandomi un antico maniero medioevale affollato da una serie di autoritratti di nobiluomi… Falling esprime la mia speciale attrazione per un volto ignoto che mi invita a visitare il suo mondo misterioso così pieno di luce e di serenità. Ancient town, ambientata in un porto sulla scogliera irlandese, mostra invece come l’arpa abbia abbandonato il paese nativo visitanto luoghi e terre lontane grazie all’opera di bardi itineranti che di generazione in generazione hanno tramandato la loro arte sublime.
I punti cardine della sua storia trovano conferme autorevoli anche nell’uso della kora harp africana?
River propone una magica interazione fra l’arpa irlandese e la kora africana che conforta l’animo di un gruppo di schiavi mandinghi deportati in America… Mothers of the desert mi trasporta infine nel deserto Mojave degli States dove l’arpa incontra l’affetto e il rispetto dell’originaria cultura dei nativi. Entrambi i brani fanno parte del mio viaggio introspettivo nel passato dove finalmente posso riascoltare il dolce suono dell’arpa originaria di Tara…
Two horizons chiude il suo viaggio con un ritorno al presente dell’Irlanda…
È una melodia sospesa nel tempo e nello spazio che trascende i vincoli della storia e della ragione aprendosi al misticismo e al mistero. La title-track s’ispira a una sensazione molto personale: io sono tornata a Tara appena prima dell’alba e mentre salivo dolcemente sulla collina vedevo la luna all’orizzonte e contemporaneamente nella direzione opposta il sole stava per nascere creando una perfetta metafora fra il passato e il futuro dove la musica, i ricordi e le leggende si fondevano in un tutt’uno intriso di speranza e di gioia.
Qual è il significato della sua storia?
Lo storyboard identifica il ponte virtuale che da sempre collega il passato al presente e al futuro dell’Irlanda unito a un profondo rispetto per la natura. Il mistero dell’armonia della natura che circonda la mia vita è uno dei referenti ineluttabili delle mie composizioni e qui si unisce all’orgoglio di un popolo che non ha mai rinunciato alla speranza dell’indipendenza e della libertà emulando lo spirito fiero dei nostri avi guerrieri.
Perché ha deciso di cambiare nome d’arte da Maire a Moya?
Ho avuto problemi logistici per oltre trent’anni con i Clannad e quando ho iniziato a produrre album come solista anche il merchandising aveva continui problemi d’interpretazione legati al nome perché tutti i negozi americani m’inserivano nei loro cataloghi su internet come Mariah Brennan…
Lei anche ha firmato in Irlanda la sua autobiografia The other side of the rainbow ancora inedita in Italia…
È un libro di storie e di racconti personali che ripercorrono tutta la mia carriera entrando nel profondo della mia personalità femminile come donna, come madre e come artista. La mia vita non è sempre stata tutta felice così ho voluto semplicemente raccontare le luci e le ombre della mia esistenza.
Nel 2004 tornerà a cantare con i Clannad?
Abbiamo deciso di non fare tour quest’anno. I nostri ultimi CD come Lore e Landmarks hanno beneficiato di una nomination al Grammy Awards e la nostra casa discografica sta rimasterizzando tutti gli album del gruppo. I Clannad torneranno insieme nella primavera del 2004 per realizzare il miglior progetto della loro carriera…

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