Mino Lanzieri:Tra jazz e musica contemporanea

La nuova avventura del chitarrista campano conReuben Rogers al contrabbasso e Gene Jackson alla batteria: un progetto dal sapore internazionale.

12/09/2018
di Iltremila

Pubblicato da Filibusta Records Endless è l’ultimo disco che porta la firma del chitarrista Mino Lanzieri con la partecipazione di due grandi musicisti quali Reuben Rogers al contrabbasso e Gene Jackson alla batteria. Un progetto dal sapore internazionale, dunque, che unisce il jazz con la musica contemporanea e in cui il chitarrista esprime tutte le sue capacità dal punto di vista della composizione dell’arrangiamento. Lanzieri in persona ci ha raccontato questa nuova avventura…

Mino, Endless è il tuo terzo disco da leader uscito a 7 anni di distanza dall’ultimo. Cosa è cambiato in tutto questo tempo e quali sono le novità in questo nuovo progetto rispetto ai precedenti lavori?
In realtà poco prima di registrare “The Alchemist”, ho avuto un problema alla mano sinistra ed ho affrontato il tour precedente alla session e la registrazione stessa imbottito di antidolorifici, è stata una prova molto dura, ma come sempre nella vita ho cercato di affrontare le difficoltà rendendole un punto di forza. In ogni caso a seguire ho avuto uno stop forzato di circa un anno, dopo il quale grazie a Dio e tanta determinazione ho recuperato completamente. Nei cinque successivi ho registrato tre dischi, due come co-leader “Rosedawn” con gli AsOne quintet e “Conversation” in duo con Andrea Rea, e uno come sideman “Black Market” del pianista Alessio Busanca. Nel 2016 ho iniziato a pianificare “Endless”, scrivendo brani ideati per la formula del Trio, continuando la ricerca “compositiva” dei dischi precedenti, ma sicuramente arricchita dalle tante esperienze fatte negli anni trascorsi in varie formazioni e dalle sempre più significative influenze provenienti da altri generi come la musica classica, la musica sud-americana e il folk/country, che da sempre mi appassionano.

Nel precedente disco, uscito nel 2010, abbiamo già notato la presenza di Reuben Rogers e Gene Jackson: Perché hai deciso di affidarti alla stessa sezione ritmica lasciando a casa il pianoforte?
Reuben e Gene sono ovviamente due stelle del Jazz in possesso di uno stile riconoscibile e personale. Averli come partner è un grande privilegio per me, soprattutto perché questa sezione ritmica è esclusiva, poiché insieme hanno suonato e registrato solo nei miei progetti e questo dona sicuramente alla musica una spiccata originalità. Per questo disco ho scelto la formula del Trio, formazione molto complessa per uno strumento come la chitarra, ma per questo molto avvincente e sicuramente che lascia molto spazio alla creatività.

Ci vuoi raccontare, adesso, il tuo percorso o storia musicale? Quando hai cominciato ad avvicinarti alla chitarra e poi come è cresciuto il tuo interesse verso la musica
Da piccolo trascorrevo gran parte del tempo con i miei nonni, e a casa con loro c’era anche mio zio che era un grande appassionato di jazz oltre che chitarrista. Inevitabilmente fin da subito sono venuto a contatto con questa musica e questo strumento, ne sono stato folgorato immediatamente e ricordo che più tardi da adolescente, mentre i miei coetanei ascoltavano Vasco o Ligabue, io ascoltavo Miles Davis, Coltrane, Wes Montgomery ecc. L’unico musicista che ascoltavo e amavo oltre il jazz era il grande Pino Daniele. Dopo i primi studi tra Napoli e Roma nel 2006 mi sono trasferito per un breve periodo negli Stati Uniti, dove tra Boston e New York ho avuto modo di confrontarmi e studiare con tantissimi grandi di questa musica.

Parliamo anche del percorso che ha portato alla nascita di Endless
Sicuramente ogni disco che ho realizzato porta con sé nuovi concetti musicali su cui ho lavorato sia in ambito improvvisativo sia compositivo e soprattutto tante storie ed esperienze di vita. Credo che questi siano gli ingredienti principali per realizzare un buon disco. Ciò che viviamo arricchisce la nostra musica più di ogni altra cosa e in qualità di artisti dovremmo realizzare questa “trasformazione”, rendendo musica le nostre emozioni.

Considerando che la chitarra può essere uno strumento armonico e solista, quali sono le potenzialità che puoi sfruttare al meglio in questo tipo di formazione?
La chitarra è veramente uno strumento molto versatile e ogni chitarrista oggi, con estro e creatività, può ancora trovare la propria strada ed il proprio approccio personale. In una formazione come il trio ci sono veramente tante sfumature e approcci differenti e ogni singola nota o accordo acquista un valore enorme. Personalmente non ho mai ascoltato tantissimo i chitarristi, tranne che ovviamente nella fase iniziale dei miei studi, dove di sicuro una chiave importantissima sono le trascrizioni e le “imitazioni” dei grandi capiscuola. Ho sempre preferito l’ascolto di altri strumenti come i fiati o il pianoforte. Questo ha influenzato molto il mio approccio alla chitarra, e in un ensemble come il trio viene sicuramente evidenziato. Allo stesso tempo però, amando molto la musica Blues e Country, che sono essenzialmente stili molto “chitarristici”, non dimentico mai le peculiarità di quest’affascinante strumento.

Per quanto riguarda l’aspetto legato alla scrittura dei brani, ci vuoi puoi parlare anche della fase creativa? Quali sono i momenti più congeniali per te?
Non c’è un tempo più adatto, l’ispirazione può arrivare ovunque e in qualsiasi momento. Mi è capitato di comporre in tanti posti o orari diversi, in Hotel mentre ero in tour, in aereo, persino in macchina, ovviamente appuntando le idee che poi sviluppo nel mio Studio a casa. Non utilizzo altri strumenti o particolari programmi per comporre, di solito uso semplicemente la chitarra, un foglio e una matita, così sono nati quasi tutti i miei brani.

Raccontaci anche l’esperienza legata alla registrazione… (che studio hai scelto, quali sono state le ragioni e come è andata la lavorazione con Reuben Rogers e Gene Jackson)
Avevo finito da poco di scrivere i brani originali e stavo arrangiando “Shenandoah” e “Playing Love” di Ennio Morricone, avevo un bel po’ di materiale e di idee e pensai che volevo metterle su disco. Scrissi a Reuben e gli dissi che volevo registrare in Trio e che volevo lui e Gene alla batteria, come nel mio precedente album. Loro insieme hanno veramente un sound unico, e il loro approccio alla musica è qualcosa che da sempre mi ha ispirato e affascinato. Per la scelta dello Studio chiamai il mio amico Franco Cleopatra, un professionista incredibile con il quale è sempre un piacere lavorare. Registrammo tutto in circa un giorno, insieme nella stessa stanza e completamente “live”. Amo la musica registrata in questo modo, la sua spontaneità, la verità che racconta circa quel momento.

Volevamo chiederti anche che tipo di strumento hai scelto e soprattutto le ragioni che ti hanno spinto verso questa direzione? (spiega anche se hai utilizzato un set microfonico in particolare)
La strumentazione che ho utilizzato per le tracce in trio di “Endless” è molto semplice ed è composta essenzialmente da chitarra, ampli ed effetto reverbero, che in questo caso è un “Hall of fame” della TC, mi piace particolarmente questo effetto per la sua capacità di lasciare quasi completamente inalterato il tono di base dello strumento. Circa lo strumento ho utilizzato la chitarra che ormai da diversi anni è con me in live e studio, la mia Gibson L4, sulla quale monto corde custom realizzate secondo mie specifiche dalla D’Orazio Strings, un marchio incredibile per qualità di materiali e suono, capace di fare realmente la differenza. Per l’amplificatore ho utilizzato come in quasi tutti i miei dischi, il mio Fender Deluxe Reverb vintage. In ogni caso più del 50% del suono risiede nelle mani, avere una buona strumentazione è importante solo in parte.

Un’ultima curiosità: dal momento che usi la chitarra elettrica perché affidarsi ad un contrabbasso piuttosto che ad un basso elettrico?

In realtà nell’album è presenta anche “Shenandoah” dove utilizzo la mia chitarra acustica, ma anche la stessa Gibson L4 appartiene alla famiglia delle Hollow-Body, una sorta di chitarra acustica amplificata, ecco perché anche se si utilizza l’amplificazione, l’atmosfera del disco resta essenzialmente “umplugged”.

Detto questo, dacci anche qualche coordinata sui prossimi concerti e live che andrai ad effetture…
Sono reduce da due mesi molto intensi ricchi di viaggi e nuove esperienze, e dove ho avuto la possibilità di portare “Endless” in giro per l’Europa. In seguito resterò in Italia con date tra Centro e Sud Italia, e a luglio ritornerò per alcune date in Spagna, oltre che ovviamente in Italia, insieme a Reuben Rogers. Sul mio sito www.minolanzieri.com si possono trovare tutte le informazioni e date aggiornate.

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