More Jack than God Intervista

Qualche giorno fa è mancato  Jack Bruce, il grande musicista e compositore scozzese. Lo ha annunciato la famiglia sul sito dell'artista:"It is with great sadness that we, Jack's family, announce the passing of our beloved Jack: husband, father, granddad, and all round legend. The world of music will be poorer place without him, but he lives on his music and forever in our hearts". Lo ricordiamo con le parole di Guido Bellachioma e con l'intervista che solo pochi mesi fa SUONO gli aveva fatto.

27/10/2014
di Guido Bellachioma

"... è morto John Symon Asher "Jack" Bruce... uno che ha scritto davvero tante belle "cose", che hanno fatto parte della vita di tutte le persone che hanno messo la musica al centro della propria vita... e non solo i brani dei Cream o dei suoi primi e straordinari album (vedi "Song for a tailor" del 1969 con "Theme for an imaginary western", poi ripresa anche dai Mountain nel devastante "Climbing", e "Rope ladder to the moon", cavallo di battaglia dei Colosseum con Chris Farlowe) ma una splendida ed espressiva voce. D'altronde il tempo scorre e non fa sconti a nessuno. Lo avevo intervistato la prima volta a Roma con West, Bruce & Laing al Palaeur nel 1973... forse la prima intervista a uno importante sul serio. Ad aprile lo avevo intervistato di nuovo per la rivista Suono e mi era sembrato più simpatico del solito, più aperto, meno nervoso e irascibile anche nelle risposte. Ve la propongo proprio per ricordarlo con le sue parole... ciao Jack."
Guido Bellachioma

Più Jack che Dio è il titolo dell’album con cui l’ex colonna dei Cream aveva smesso d’incidere come solista nel 2003. Frutto dell’ironia e della solidità caratteriale dell’artista che ha attraversato stili ed epoche… dagli anni ’60 fino a Silver Rails, appena edito.
Scomponendo il suo dna scopriamo tutte le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi di RNA e proteine, molecole indispensabili per lo sviluppo e il corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi… quindi anche della musica. John Symon Asher “Jack” Bruce, nato il 14 maggio 1943 a Bishopbriggs, cittadina di poco più di 20.000 abitanti nell’East Dunbartonshire (Scozia) di comporre, cantare, suonare basso e pianoforte non può proprio farne a meno. Silver Rails, appena edito dalla Esoteric Antenna, è il suo primo album solista in studio dopo 10 anni e una delle sue produzioni più apprezzabili, ricco delle influenze che hanno sempre attraversato la sua musica: jazz, blues, rock. La sua voce, che l’abrasività del tempo ha reso ancora più espressiva, e il tocco profondo del suo inconfondibile basso, lo rendono vivo e degno di molti ascolti, anche per il suono davvero buono, frutto dell’accorto lavoro in sala di registrazione. Non c’è che dire, la classe non è acqua e se il suo nome è leggenda ci sarà pure un motivo. Anzi, più d’uno… almeno a giudicare dai gruppi e artisti con cui ha collaborato: Cream, Blues Incorporated, the Graham Bond Organization, John Mayall & the Bluesbreakers, Manfred Mann, West Bruce & Laing, Ringo Starr & His All-Starr Band, Gary Moore, John McLaughlin, Tony Williams Lifetime, Larry Coryell, Mitch Mitchell dell’Experience di Jimi Hendrix, Frank Zappa, Lou Reed, Simon Phillips, Billy Cobham, Cozy Powell, Jon Anderson degli Yes, Allan Holdsworth, Soft Machine, Donovan, Joe Bonamassa…

Perché dieci anni dall’ultimo album in studio? Penso che sia un ottimo disco, con buone canzoni e un suono caldo, che sembra provenire direttamente dal cuore. Qual è la chiave di Silver Rails?
Era un progetto che mi faceva piacere realizzare proprio a questo punto della mia vita e della mia carriera; sono molto soddisfatto di come è venuto. Ho iniziato a scrivere le canzoni un po’ di tempo fa, prendendomi il giusto tempo per farle crescere; registrarle è stato il passaggio conseguente. L’album è prodotto da Rob Cass, che è l’house producer degli Abbey Road Studios (in verità, anche di popstar come Robbie Williams e Jason Donovan; nda). Nell’album ci sono cifre caratteristiche del mio stile e degli album precedenti, perché tutto il mio percorso mi appartiene, ma allo stesso tempo è moderno e raccoglie diversi stili. Reach for the Night ha intenso feeling blues, Fields of Forever è una canzone rock, Rusty Lady nasce da un un riff che mi girava in testa senza darmi tregua. Tutto è avvenuto in modo naturale e spontaneo. 
La leggenda di Jack Bruce…
Chi è Jack Bruce!? Sono me stesso e nessun altro! In questo album ho lavorato con molti ospiti: Phil Manzanera (chitarra, Roxy Music),  Uli Jon Roth (chitarra, Scorpions), Bernie Marsden (chitarra, Whitesnake), John Medeski (tastiere, John Scofield/John Zorn), Robin Trower (chitarra, Procol Harum), Cindy Blackman-Santana (batteria, Lenny Kravitz/Pharoah Sanders/Ron Carter) e poi la Jack Bruce & His Big Blues Band, con cui suono in tour, con me al basso, ovviamente, parte della sezione ritmica. Un aspetto interessante del lavoro è stato il poter avere per ogni brano il chitarrista giusto. Per quanto riguarda il futuro, sto per iniziare il tour inglese per promuovere questo disco. Sto anche già scrivendo i brani per il nuovo album. Mi piacerebbe fosse prodotto nuovamente da Rob Cass. Registrare questo ad Abbey Road è stata un’esperienza fantastica, gli studi sono straordinari e lo staff è quanto di più competente si possa sperare di incontrare. Mi è piaciuto così tanto che mi è già venuta voglia di farlo di nuovo.
La certezza e la “promessa” non mantenuta nella tua musica?
L’artista per me più importante è Pete Brown, paroliere dei Cream e autore di molti testi anche nel mio ultimo album (Pete ha lavorato con proprie band, Battered Ornaments e Piblokto!; suonato con altri artisti, come Graham Bond, Phil Ryan e Judge Smith, membro fondatore dei Van der Graaf Generator; ha inciso album solisti, tra cui Road of Cobras nel 2010, con la cantante Maggie Bell, ex Stone the Crows e “madre” nell’opera rock Tommy, il “mago” Arthur Brown e il chitarrista Mick Taylor, ex John Mayall’s Bluesbreakers e Rolling Stones; nda). Devo dire che ho avuto la fortuna di collaborare con molti grandi artisti nel corso della mia carriera. Quello con cui avrei voluto lavorare è Jimi Hendrix: avevamo una band con cui avremmo dovuto suonare, ma è morto troppo presto e la cosa non è mai potuta accadere (sarebbe stato un gruppo fantastico, una fusione di anime parallele sospesa tra rock, blues e jazz, visto che assieme ai due ci sarebbe stato anche Tony Williams, considerato da Miles Davis, con cui Williams ha suonato, uno dei migliori batteristi; nda).
La musica per Jack…
Nella mia carriera ho realizzato molti album, anche estremamente diversi tra loro. Ho avuto la fortuna di ascoltare e suonare musica per tutta la vita, è quello che faccio sempre. Il fato mi ha portato a collaborare con grandi artisti come Eric Clapton o Gary Moore, direi che la caratteristica più importante della mia musica sia proprio la varietà di stili, che riflette la mia curiosità generale. Nella musica ci sono tre momenti molto importanti: la composizione, la registrazione dei brani in studio e il palcoscenico per la rappresentazione dal vivo.  Sono tre momenti molto diversi tra loro. Senza il primo non possono esserci gli altri due. Registrare è fondamentale perché è l’architettura della musica, in studio si costruiscono i brani come un architetto costruisce la struttura del suo palazzo. Suonare dal vivo, invece, ha una magia particolare, è legato al momento. Ci sono cose che accadono sul palco e un secondo dopo spariscono nel silenzio. Quello che accade su un palco può succedere solo in quel momento preciso. Nei miei concerti in giro per il mondo non mi è mai capitata un’esperienza talmente negativa da non farmi desiderare di tornare in quel particolare posto. Ce sono invece molti in cui vorrei suonare. Comunque, due anni fa ho avuto la fortuna di fare un tour mondiale ed è stata un’esperienza davvero stimolante. Ci siamo esibiti ovunque: dal Sud America al Giappone, dal Canada agli Stati Uniti ed Europa. Non ho mai suonato in Australia, è strano ma non siamo mai riusciti a mettere in piedi niente, mi piacerebbe suonare lì. Gli spettatori reagiscono diversamente a seconda della nazione in cui mi trovo ma in generale hanno conosciuto la mia musica attraverso i miei album o quelli dei Cream, quindi ho la sensazione che mi conoscano già, anche se non sono mai stato prima in quella città. È bello suonare ovunque nel mondo e ci sono belle persone che vengono ai miei concerti.
Per suonare serve…
Sicuramente la tecnica, che è importante e da non sottovalutare, ma senza le idee, il cuore e l’ispirazione manca ciò da cui scaturiscono i brani. Io suono diversi strumenti, dal basso al pianoforte, ma quando compongo le canzoni nascono prima di tutto nella mia testa. La cosa più importante per dare alla musica qualcosa di particolare che la renda “musica” è la capacità di rimanere fedeli a se stessi… per questo motivo nella mia vita musicale sono orgoglioso di tutto quello che sono riuscito a fare, non cambierei nulla. Sinceramente rifarei tutto da capo allo stesso modo.
Lo stato di salute della musica oggi?
Troppo complicato rispondere in modo esteso. Posso dire che ci sono due band che amo molto, una si chiama Om e l’altra Earth, proprio come il pianeta terra. Una volta le radici di noi musicisti erano molto profonde e si consolidavano con l’ascolto di tanta musica “diversa”. Le mie influenze sono veramente tante, non soltanto la musica rock ma anche tanto jazz e musica classica (d’altronde, ha iniziato suonando il violoncello alla Royal Scottish Academy of Music di Glasgow; nda).
I dischi che più ascolti?
Ci sono molti album per me importanti, quindi è difficile scegliere. Come dicevo mi piace molto la musica classica. Amo Bob Dylan e il mio disco preferito è Blonde on Blonde. Il mio compositore preferito di sempre è Olivier Messiaen (Olivier Eugène Prosper Charles Messiaen, 1908-1992, uno dei più importanti compositori del XX secolo, furono suoi allievi Stockhausen e Boulez. Si occupò di tutte le avanguardie, una figura davvero difficile da inquadrare; la descrizione più bella che ho letto su di lui è: “il compositore che descriveva il mistero”; nda). Ecco, se dovessi sceglierne un album di cui non potrei fare a meno, sicuramente ne sceglierei uno suo.
Silver Rails è stato pubblicato anche in vinile?
Il vinile ha ancora oggi la sua importanza, infatti abbiamo deciso di stampare Silver Rails anche in edizione limitata su vinile (Esoteric Antenna EANTLP1028, stampa in vinile 180 grammi. Nove brani invece di dieci, manca No Surrender; nda). La differenza, al di là delle considerazioni sulla diversità dei formati, si vede anche nella resa della copertina. La copertina di Silver Rails è stata realizzata da Sacha Jafri, pittore londinese ormai famoso, classe ’77. Mi ha fatto pensare ai vecchi tempi, a quando gli artisti avevano copertine importanti, come i Pink Floyd. Su vinile la copertina rende meglio il senso della musica, tutta un’altra cosa rispetto a quella del cd. Mi ricorda, inoltre, i vecchi album di Jazz degli anni Cinquanta. Il primo vinile che acquistai non fu un LP ma un EP del Modern Jazz Quartet. Ero piuttosto giovane… però non ebbi un giradischi fino a quando non andai al college. 
Jack punto e a capo…
Come dicevo, Om e Earth sono entrambe band che apprezzo molto per le loro scelte musicali coerenti, mi fanno capire che la musica va avanti bene. Mi fa piacere sapere che ci sono brani come White Room (che i giovani oggi studiano per imparare la musica… mi rende felice e orgoglioso). Qualsiasi compositore sogna che la gente si ricordi della sua musica. Paragono le mie canzoni a dei figli. Le fai nascere, poi le mandi in giro per il mondo. A volte tornano indietro, a volte non le vedi mai più. A volte, però, quando tornano a casa si rivelano degli ottimi figli… a volte fanno anche un sacco di soldi per te!

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