Roberto e la musica del buonumore

La musica del buonumore (Libera/Artist First) è un box di tre CD e un libretto con degli scatti storici, di cui molti firmati da Guido Harari, che racchiude diverse esperienze sviluppate in oltre 45 anni di attività da Roberto Colombo. Ne abbiamo parlato insieme...

09/05/2020
di Vittorio Pio

Il disco

Roberto Colombo
La musica del buonumore
Libera/Artist First

Roberto Colombo è un musicista, produttore e arrangiatore molto rispettato nell’ambiente. Prima di essere l’artefice in cabina di regia della splendida carriera di sua moglie Antonella Ruggiero, è stato al fianco di Fabrizio De Andrè e la Pfm nei celeberrimi capitoli dal vivo che non temono confronti in Italia, collaborato fra gli altri con i Matia Bazar, Patti Pravo, Adriano Celentano, Miguel Bosè, Alberto Camerini, Garbo, Giuni Russo, realizzato in proprio due album strumentali avanguardisti ancora oggi molto apprezzati e poi avviato una carriera molto soddisfacente anche in ambito pubblicitario, fra spot e jingle. Una visione d’insieme di questo suo multiforme talento è racchiusa in La musica del buonumore (Libera/Artist First), un box di tre CD e un libretto con degli scatti storici, di cui molti firmati da Guido Harari, che racchiude queste diverse esperienze sviluppate in oltre 45 anni di attività e al quale ha assegnato per ognuno un tema. Appunti sonori raccolti dalla fine degli anni ’80 che si sono poi dilatati nel tempo.

Partiamo dal primo volume, omonimo.
Si trattadi una summa dei lavori che ho realizzato per la pubblicità; in esso si possono ascoltare tante piccole idee, poi sono diventate dei brani veri e propri, sigle TV, lavorazioni per jingle, alcuni accettati e molti altri rifiutati, oltre a brevi temi appuntati su “foglietti” di musica, a cominciare dagli anni ’70. Da lì sono partito per fare anche delle canzoncine, direi che si tratta del volume più giocoso, in cui ce la giochiamo io e il sax di Claudio Pascoli, al quale ho riservato delle parti importanti.
Mentre La musica che non c’era/La musica inutile si rifà a ciò che ho iniziato a realizzare negli anni ’70, musica che si potrebbe definire “strampalata”, ma anche no, perché tutto l’arrangiamento è scritto per quattro voci, consentendo però delle parti libere ai solisti. Anche questa, se non proprio del buonumore, è musica molto positiva, che mi riporta ai bei tempi di Sfogatevi Bestie (realizzato a 25 anni, con un giro stabile di attività e collaborazioni anche nell’etichetta che faceva capo a Ricky Gianco, ndr.) e Botte da Orbi, due dischi dai quali emergono le mie influenze zappiane. Frank era un genio assoluto che mi ha sempre ispirato e continuo ad ascoltare in questo periodo di celebrazioni, dal momento che è recentissima l’uscita del cofanetto esaustivo delle session di Hot Rats, un’opera di sconvolgente modernità. Sono pezzi che ho realizzato con Paolo Costa al basso e Ivan Ciccarelli alla batteria, poi si sono aggiunti altri musicisti in vari pezzi. Ai fiati, alternandosi o insieme, tra gli altri abbiamo Roy Paci, Claudio Fasoli, ancora Claudio Pascoli, Silvio Barbara. 
Infine La Musica che probabilmente sarebbe piaciuta mio padre, che invece rievoca delle armonizzazioni di canzoni degli anni ’50, raccogliendo quelle che sono le suggestioni di un mondo che ho conosciuto in quel periodo, un contesto certamente meno definito e più libero, imperniato su progressioni armoniche tipiche di quel periodo, con il clarinetto a eseguire tutti i temi, oltre a un quartetto di saxofoni, archi, basso e batteria. Mi è venuta questa ispirazione girando per negozi di dischi a Berlino, fra scaffali impolverati, spartiti vecchi in cui ho trovato alcuni titoli che richiamavano questo stile. Qui hanno parte dominante il clarinetto di Alfredo Ferrario e la Milano Saxophone Quartet e poi basso e batteria.

La musica è molto ben strutturata, i titoli invece spesso lavorano di fantasia: che tipo di suggestioni hai avuto?
Spesso captando frasi che arrivavano dalla televisione. Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo proviene da un talk show politico. Come anche Con tutta la cautela del caso. Procedendo a random Cosa è restato di quegli anni ’80 si ispira ovviamente a quel famoso brano di Raf. Le persone contano più dei luoghi ha un riferimento letterario in Carlo Cassola mentre Commosso da un fremito arcano deriva da una romanza di Leoncavallo, eseguita per la prima volta da Enrico Caruso.

Sei un musicista, un compositore, un arrangiatore, un produttore, un direttore d’orchestra. Ma quale di queste capacità è strategicamente essenziale per poter accedere alle altre?
Bisogna essere intanto un musicista e conoscere uno strumento. Forse la tastiera del piano è quella che praticamente ti aiuta di più, perché puoi vedere le note una accanto all’altra. Ma anche ascoltare tanta musica e capire cosa succede al suo interno, come è strutturata. In altre parole di tirar giù gli accordi” come si diceva un tempo, quando in una realtà lavorativa come Milano esistevano una miriade di piccoli studi musicali che potevano avviarti alla professione e inserirti in un giro. E poi capire se effettivamente si avvertono delle esigenze compositive. Io tecnicamente non sono mai stato un virtuoso però ho sempre mantenuto una visione d’insieme rispetto a un gruppo di musicisti che interagiscono sul palco. Non per niente fra i miei riferimenti imprescindibili ci sono Strawinski e Beethoven, ho ascoltato veramente molta musica con le partiture.

Guardando indietro molti la invidiano per il passaggio a fianco De Andre e la Pfm: c’è una foto bellissima in cui siete seduti tutti su un muretto a ridere e scherzare. Fabrizio non aveva un carattere facile, eppure pare che in quella circostanza tutto andò magnificamente… che ricordo hai di lui e di quel periodo?
È vero che non era semplice averci a che fare però Fabrizio era una persona generosa e rispettosa di tutti quelli che aveva intorno, indipendentemente da ceto e altre caratteristiche professionali. A lui interessavano soprattutto le persone. Un professionista meticoloso, la voce più bella del nostro cantautorato nobile, con un senso del ritmo pazzesco, un sillabare chiaro e perentorio. Capace di fornire un grande contributo nell’allestimento dello spettacolo. E poi quel tour, di recente riportato in auge dalla pellicola curata da Veltroni, che resta senza ombra di dubbio l’esperienza dal vivo più importante della mia carriera, quella che ha veramente lasciato un segno. Mi ricordo esattamente il primo giorno condiviso con loro, dove ricevetti all’istante una forte sensazione: non avevo mai avuto modo di ascoltare dei musicisti suonare così bene. Io arrivai dopo circa una settimana dall’inizio delle prove, perché stavo facendo un altro lavoro e c’erano degli arrangiamenti già firmati Mussida e Premoli, in cui mi chiesero di ritagliarmi uno spazio, più altre cose che dovetti preparare io. Il risultato fu straordinario, e quel disco condiviso fra De André e Pfm è, secondo molti, l’album dal vivo più bello mai realizzato in Italia, nonostante le diverse incognite della vigilia, anche perché Fabrizio nonostante una carriera già lanciata, dal vivo si era visto ancora poco. Sempre a quel periodo risale anche Viaggiando, brano che mi fu commissionato dalla Rai e che per tanti anni è stato la sigla del mitico programma “Stereonotte”. Fu composto negli anni della mia collaborazione con la Pfm, quando la band pubblicò Passpartù in collaborazione con il Poeta Gaetano Manfredi, dove ci sono gli echi del mio modo di intendere e scomporre metricamente la musica, con in più echi provenienti dai Weather Report (Djivas era molto amico di Jaco Pastorius, ndr.) e Mahavishnu Orchestra, oltre alle illustrazioni di Andrea Pazienza.

Altro incrocio molto importante è stato quello con tua moglie Antonella…
Un talento davvero unico, la cui voce rievoca una capacità di coinvolgimento altrettanto rara. Ci siamo conosciuti nel 1982, quando collaboravo con i Matia Bazar come produttore e supervisore. Nel corso degli anni ho seguito tutta la sua evoluzione artistica, attraversando diverse esperienze e condividendo un cammino contraddistinto da diverse situazioni musicali, ma sempre con grande e reciproca soddisfazione. Attualmente stiamo lavorando a un paio di progetti cercando di capire a quale dei due concedere la priorità. È stata anche molto contenta di spronarmi nella chiusura di questo mio recente capitolo discografico, che ribadisco non essere un nuovo lavoro ma giusto un compendio di quanto è alle mie spalle.

In mezzo a tutti questi incontri, al panorama molto affollato che viene da piattaforme e internet, alla discografia che ha perso irreversibilmente il ruolo che aveva quando hai iniziato tu, c’è qualche talento reale che merita di essere seguito?
Oggi è tutto diverso, è vero, non si finanzia la creatività dei musicisti cercando al contempo di trarne un profitto, piuttosto si applica la logica del mordi e fuggi: “se funzioni subito ok, altrimenti ti mollo”. All’epoca, invece, c’era chi investiva seriamente su un progetto senza limitazioni di stile, anche se non rientrava in delle logiche commerciali. Esempio emblematico sono stati gli Area. Oggi non ce lo vedo qualcuno disposto a prendersi un rischio del genere, difatti non c’è proprio. Uno bravo, invece, è un cantautore ascoltato su Radio Popolare, si chiama Lucio Corsi. Trovo che scriva in maniera creativamente toccante. Ma oggi anche le occasioni per suonare dal vivo, al di fuori di certi giri, si sono parecchio ridotte, per cui è veramente arduo pensare di potersi mantenere con dignità nonostante il talento posseduto. Bisogna comunque mantenere la speranza e impegnarsi a migliorare.

[ Pubblicato su SUONO n° 544 - maggio 2020]

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