Security Project: Omaggio a Peter Gabriel Intervista

I primi quattro album di Peter Gabriel, quelli intitolati semplicemente col suo nome ma conosciuti dagli appassionati come Car, ScratchMelt e Security (la summa artistica è contenuta nel doppio Plays Live – 1983), sono stati riproposti all’attenzione degli appassionati italiani in un coinvolgente concerto...

25/05/2015
di Guido Bellachioma

Security Project Plays Gabriel

Per la prima volta in Europa il Security Project di Jerry Marotta e Trey Gunn (King Crimson) ha toccato anche l’Italia e SUONO è stato media partner della data romana, il 18 febbraio al Planet di Roma (www.planetliveclub.com). Per entrare meglio in questo progetto abbiamo intervistato il batterista Jerry Marotta e questo è quello che ci ha raccontato…

Che idea…

L’idea che ha dato vita al Security Project è stata semplicemente quella di mettere in piedi una band che potesse proporre integralmente dal vivo il quarto album di Peter Gabriel (Security) nel trentennale dalla sua pubblicazione, avvenuta nel 1982. La paternità del progetto, in realtà, è di Scott Weinberger (il fondatore di Weinberg Media), grande fan dei Genesis e di Peter Gabriel: secondo lui era doveroso riproporre al pubblico l’album che all’epoca aveva avuto un impatto così forte sulla scena musicale. Sicuramente il grande riscontro commerciale del disco successivo, ovvero So, alla fine lo aveva un po’ ridimensionato. La mia risposta iniziale fu abbastanza scettica, in un certo senso per me si tratta di un capitolo chiuso. Sono trascorsi trent’anni e in tutto questo tempo ho avuto modo di lavorare con tantissimi altri artisti come Paul McCartney, Elvis Costello, Tears For Fears, The Indigo Girls, Hall & Oates, Sheryl Crow, Sarah McLachlan e addirittura Cher.

La mia confessione

Ti confesso che era da tanto tempo che non solo non ascoltavo quel disco, ma neanche mi passava per la mente di farlo; l’unica cosa che ho conservato negli anni è stato il ricordo dell’impatto che aveva avuto su di me lavorare con Gabiel, Tony Levin, Larry Fast e David Rhodes, oltre a tutti gli altri musicisti, tecnici del suono e produttori che avevano contribuito a realizzare la musica di Peter nel corso degli anni. Lavorare con lui mi ha cambiato come individuo e non solo come musicista. Fortunatamente, nonostante il mio iniziale rifiuto, Scott ha insistito utilizzando, per convincermi, un vero e proprio colpo basso: il coinvolgimento nel progetto di Trey Gunn. Avevo avuto modo di collaborare con Trey e Robert Fripp in diverse occasioni negli anni ’90, tra cui una nuova formazione dei King Crimson che non ha avuto seguito e un album con David Sylvian; a mio modesto avviso già allora Trey era un musicista pazzesco che, purtroppo, faticava a uscire dall’ombra di Robert Fripp. Una volta che lui è salito a bordo ho iniziato a scaldarmi! Poi è stata la volta di David Jameson, grande tastierista e grande uomo, anche lui amico di Scott e accanito fan dei Genesis, di Gabriel e del Progressive Rock in generale. Scott si è laureato ed è stato assoldato dalla IBM per sviluppare delle applicazioni musicali; magari non ha mai suonato in vita sua con i Van der Graaf Generator o con Steve Hackett, ma è stato entusiasta di offrire la propria disponibilità. La cosa più importante è che David sia stato abbastanza pazzo da imbarcarsi nel compito di ricostruire tutti i timbri, gli accordi, i rumori e le onde sonore che Larry Fast, e a volte anche Peter, avevano creato all’epoca nei vari brani. In più, ha anche una station wagon e una bella moglie! Come chitarrista (e anche flautista, tastierista e cantante) ho suggerito il nome di un mio grande amico e geniale musicista, ovvero Fuzzbee Morse. Nel 1986 Fuzzbee ha partecipato al Conspiracy Of Hope Tour nella band di Lou Reed, diventando molto amico anche di Peter e degli altri componenti. Abbiamo lavorato insieme in molte occasioni, compreso il suo eccellente album solista Dreams And Other Living Things, pubblicato da poco, dove suonano anche Tony Levin e David Sancious. Purtroppo, essendo occupato con la realizzazione del suo disco, Fuzzbee non ha potuto accettare il mio invito per entrare a far parte stabilmente del nostro progetto. Così, dopo un momento di smarrimento, Trey ha pensato di chiedere al suo amico e concittadino di Seattle Michael Cozzi. Fortunatamente e sorprendentemente Michael ha accettato subito con entusiasmo. La cosa interessante è che io e Michael avevamo già lavorato insieme in una band chiamata Shreikback, un ottimo gruppo di cui faceva parte anche David Rhodes (chitarrista dell’ex Genesis), quindi è emersa dal nulla un’altra connessione con il mondo musicale di Peter Gabriel, un mondo che Michael conosce e apprezza moltissimo. Come cantante ero sicuro di poter contare su Josh Gleason: lo avevo visto cantare dei pezzi di Gabriel con la sua band a Woodstock, qualche anno fa, ed era stato eccezionale. Invece è sorto un problema: Josh è sposato, ha tre bambini piccoli e un ottimo lavoro che gli avrebbe permesso di liberarsi solo per una decina di date all’anno. La cosa non poteva funzionare e siamo stati momentaneamente costretti a rinunciare.

Il punto della situazione

Così abbiamo fatto il punto della situazione. Avevamo un grande gruppo, della grande musica, dei grandi collaboratori come Scott Weinberger e Norman Bedford che ci fa da promoter, ma non avevamo ancora un cantante. Per risolvere il problema David ha suggerito di mettere un annuncio su Facebook, e così abbiamo fatto, nonostante mi sembrasse un’idea quasi da pazzi. Non puoi immaginare quante persone hanno risposto… scrivendo che sapevano cantare addirittura meglio di Peter... assurdo, nessuno è meglio di Peter! Poi all’improvviso abbiamo avuto la visione giusta: è arrivato un grande uomo con una grande voce e dei grandi attributi. Il suo nome è Brian Cummins. Viene da Liverpool e sa suonare anche la chitarra. La sua versione acustica di Mercy Street vale da sola il prezzo del biglietto: è talmente bella che nonostante avessimo deciso di non inserire in scaletta pezzi da So, abbiamo deciso di fargliela suonare ugualmente. E poi, essendo di Liverpool, se glielo avessimo impedito ci avrebbe attaccato al muro tutti quanti! Scherzi a parte, Mercy Street è diventata uno dei miei momenti preferiti dello spettacolo. Un giorno, probabilmente, scriverò un libro sulla mia esperienza con Peter Gabriel e con gli altri musicisti della band tra il 1977 e il 1986. Ora sono troppo occupato a suonare la batteria, a gestire un bellissimo studio di registrazione a Woodstock (www.dreamlandrecording.com) e a realizzare colonne sonore per il cinema e la TV. Poi scriverò un libro anche su The Security Project, dal 2012 in poi. Devo ammettere che, dopo aver passato tanti anni senza ascoltarli, mi sono di nuovo emozionato quando ho dovuto studiare e provare brani come Family & The Fishing Net, San Jacinto, Rhythm Of The Heat, Wallflower, Lay Your Hands On Me. Non si tratta di canzoni, ma di veri e propri inni! Forse ancora non ci si è resi conto di quale genio fosse e sia ancora Gabriel. Chi altro scriveva testi del genere? O aveva idee di quel tipo? O cantava in quel modo?

Quale musica

Chi, oggi, è in grado di fare musica di questa portata? Onestamente non saprei. Non stiamo parlando di musica rock. On The Air, Shock The Monkey, Sledgehammer, Big Time, Don’t Give Up sono tutte belle canzoni... ma in confronto a Lay Your Hands On Me? Questa è la missione dei Security Project: suonare quella musica incredibile che Peter Gabriel ha pubblicato in quello che per molti è stato il suo periodo di massima creatività. Noi del gruppo ne siamo pienamente consapevoli ma, come ho detto tante volte, il nostro obiettivo è quello di far ascoltare questi pezzi alle persone che ancora non conoscono Gabriel o magari conoscono solo quello che ha fatto da So in poi. Stiamo parlando di composizioni leggendarie, dei veri e propri classici. E così siamo in giro per il nostro primo tour di sei settimane in Europa. Cerchiamo di suonare il più possibile e viviamo in un tour bus, viaggiando su e giù per il continente. Ero molto impaziente di suonare in Italia: con un cognome come Marotta puoi immaginare il motivo! Il pubblico italiano è sempre stato eccezionale, sia quando ero in tour con Peter Gabriel che quando ho suonato dal vivo con artisti italiani come Pino Daniele, Alice, Nino Buonacore o Claudio Baglioni. L’Italia è come la mia seconda casa, anche se gli italiani non sono facili d’accontentare, musicalmente parlando!

[ Pubblicato su SUONO n° 496 - aprile 2015]

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