Dal 5 al 25 febbraio Jazz a Prato Comunicato stampa

Edizione numero 24 per Met Jazz a Prato, sotto la direzione artistica del critico e musicologo Stefano Zenni.

04/02/2019
di Vittorio Pio

Il tema scelto per quest'anno è "Storie e viaggi in jazz", proprio per sottolineare la natura narrativa di questo genere, la sua insuperabile qualità autobiografica nel raccontare vite, desideri, immaginari. Il programma, che si avvale anche della collaborazione con la Scuola di Musica Verdi, conserva la sua struttura classica e si articola nelle due consuete sezioni – official e off - proponendo nella sua tradizionale sede cinque concerti, una mostra fotografica a cura di Roberto Masotti, incontri ed approfondimenti . Martedi 5 febbraio alle ore 21.00 presso il Teatro Metastasio va in scena Tempo di Chet. La versione di Chet Baker, un originale spettacolo-concerto che sovrappone la scrittura drammaturgica di Leo Muscato e Laura Perini e la partitura musicale curata e interpretata dal vivo da Paolo Fresu, Dino Rubino e Marco Bardoscia. Attori e musicisti sul palco per rievocare in un flusso complementare di parole, immagini e musica, lo stile lirico e intimista di Chet Baker, il trombettista bello e dannato che in Italia svolse una parte importante della sua carriera attraverso una parabola schizofrenica, conclusasi drammaticamente nel maggio del 1988 ad Amsterdam, con un mai chiarito volo dalla finestra di un hotel, sotto il deleterio effetto di stupefacenti. Noti standard a lui riconducibili e brani appositamente scritti, andranno a rafforzare le suggestioni di un racconto affidato ad Alessandro Averone che impersonerà il talentuoso Chet, insieme e Rufin Dho, Simone Luglio, Debora Mancini, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Graziano Piazza, Laura Pozone. “Forse non esiste musica più autobiografica del jazz-ribadisce Zenni-. L’improvvisazione, il rapporto fisico con lo strumento, il gioco di interazione tra i musicisti, tutto palpita di una presenza totale e immediata dell’esecutore. La tradizione orale attraverso cui il jazz si è diffuso esalta l’esperienza diretta del fare musica, senza mediazione di spartiti o altri supporti visivi. In più, la possibilità di organizzare sul momento il flusso della musica esalta la qualità narrativa del jazz, la capacità di raccontare storie, di inoltrarsi in viaggi autobiografici o fantastici, in un continuo dialogo tra presente e passato con tutta la musica afroamericana che con la tradizione intrattiene un rapporto vivo, dinamico, creativo”.

Per info: https://www.metastasio.it/it/met-jazz/

Per inviare commenti devi essere autenticato. Effettua il login.

Non sei registrato? Registrati.