Storia di una restaurazione audio

si capisce subito che è l'aspetto tecnico è stato fondamentale di questa nuova emissione, perché c’è molto da raccontare e valutare ma il tutto si può riassumere dal comunicato stampa Sony Music che spiega in che modo sono stati eseguiti i lavori di restauro del concerto.

16/05/2020
di Antonio Gaudino a.gaudino@katamail.com

Il concerto era stato registrato con tecnica multipista. L’audio era quasi totalmente monofonico ed in alcuni tratti completamente distorto. Dopo una prima operazione di restauro del materiale, sono state ricreate le condizioni di allora, montando un impianto all’interno di un hangar e riproducendo il concerto, generando un fronte sonoro simile all’originale, e registrandolo con microfoni ambientali. Per favorire un lavoro più minuzioso, spiegano: “Si è ricorsi all’estrazione dei singoli strumenti ed al trattamento separato di questi. Successivamente sono stati re-mixati tra loro mantenendo gli equilibri simili al missato originale”. Questo, soprattutto, è dovuto al fatto che in alcuni punti l’audio risultava fortemente saturo e per questo si era reso necessario un lavoro di pulizia.

Tutto ciò avvenne in quell’occasione, perché De André aveva sì acconsentito alla registrazione audio professionale di alto livello ma aveva stabilito che non vi fosse una troupe cinematografica, ed è per questo motivo che Pietro Frattari, la persona a cui noi tutti dobbiamo gratitudine eterna per aver reso immortali quelle riprese, arrivò al concerto con un fonico e due telecamere al seguito. Ironia della sorte, di tutto quel materiale rimasero salve solo le riprese di una sola telecamera. Per questo motivo, il recupero e il lavoro sull’audio è stato qualcosa che ha del miracoloso, perché il tutto è stato immortalato da un registratore Sony U-Matic VO-2850 analogico, e la restaurazione audio è stata faticosa ma di grande soddisfazione a lavoro terminato. Va anche detto che la qualità dell’audio di non altissima qualità è da addossare in gran parte a dove era posizionato l’impianto, nel Padiglione C della Fiera di Genova, noto ai tempi per non avere una grande acustica che spesso richiedono i concerti dal vivo. E’ anche chiaro che nessuno di coloro che registrarono l’evento poteva immaginare minimamente che nonostante quell’acustica così “balorda” 40 anni dopo sarebbe diventato un documento e u evento straordinario, prima un film e poi un album da ascoltare (e amare). In qualche modo, e paradossalmente, fu lo stesso De André, con le sue categoriche disposizioni di non volere riprese che avrebbe disturbato il concerto, a rischiare che quanto abbiamo visto e ascoltato oggi, andasse in fumo.

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