È gradito l’abito blu!

Arrivano per la prima volta in Italia i Blue Man Group, l’incredibile ensemble che ha creato attorno a un personaggio di pura invenzione (Blu Man) un coacervo di ironia, sensazioni oniriche, teatro, poesia e quant’altro nel puro spirito ribelle della performance art.

26/10/2017
di A cura della redazione redazione@suono.it

Blue Man in cifre

Lo spettacolo Blue Man Group è andato in scena in oltre 20 Paesi e visto da più di 35 milioni di persone in tutto il mondo. Oltre allo spettacolo, Blue Man Group ha girato il mondo con il “Megastar World Tour”, parodia di un grande concerto rock, e ha prodotto tre album uno dei quali nominato ai Grammy. Inoltre, in occasione del loro 25° anniversario compiuto nel dicembre 2016, i Blue Men hanno pubblicato il loro primo libro Blue Man World, un trattato di esplorazione antropologica del personaggio Blue Man.

Saranno a:
MILANO, Teatro degli Arcimboldi - dall’8 al 19 novembre 2017
TRIESTE, Teatro Politeama Rossetti - dal 22 al 26 novembre 2017

Quello del Blue Man Group è uno spettacolo musicale a 360 gradi dove ogni registro della capacità di comunicare (visuale e sonoro) viene speso in funzione della possibilità di un interagire collettivo (non a caso le prime file della platea vengono definite la “Splash Zone”, un’area dove per resistere alle esplosioni di colore provenienti dal palco agli spettatori vengono forniti in regalo dei poncho impermeabili) che ricorda la partecipazione perseguita dal Cirque du Soleil, la famiglia di cui non a caso ora fanno parte. L’idea originaria diMatt Goldman, Phil Stanton e Chris Wink, dando vita al personaggio di Blue Man e vestendone i panni tramite la copertura completa del capo di blu (colore simbolo di armonia ed equilibrio che porta l’individuo a essere più aperto verso le iterazioni con l’esterno) era proprio quella, attraverso ritmi atavici generati da strumenti a percussione, di trovare una sorta di esperanto nelle immagini e dei suoni con il quale coinvolgere la platea. Nel tempo le sonorità sono state generate da originali strumenti sviluppati dal loro laboratorio di ricerca, strumenti che abilmente nelle loro mani vengono suonati in performance che uniscono il magnetismo dei gesti teatrali a performance musicali che non disdegnano la totale rivisitazione anche di brani famosi del panorama musicale pop. Tubi di pvc accordati differentemente e uniti in un groviglio a creare la cosiddetta Big Drum, stoviglie, posate, fruste sibilanti e perfino un estintore, creano suoni su cui i tre cloni di Blu Man (perché pur nella scelta di annullare il più possibile le differenze morfologiche individuali, ognuno dei personaggi riflette in parte il carattere di chi l’ha creato e si ispira a una delle figure retoriche della commedia) tessono le loro storie, affidate ai cloni dei cloni (giacché ormai sotto la maschera i alterna un team di persone) e evolute dal semplice “esporsi” per strada tutti dipinti di blu, che ne caratterizzò gli esordi. Dischi, DVD e persino un libro che racconta la filosofia di un protagonista nato solo dall’immaginazione: al pubblico piace, eccome, questa mistura di teatro, concerto, racconto, che solo le immagini (a cui vi lasciamo), più che le parole, possono raccontare. Non vederli è un delitto!

[ Pubblicato su SUONO n° 520 - ottobre - novembre 2017]

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