Fotogallery del concerto di Seun Kuti a Roma

Concerto memorabile di Seun Kuti e Egypt '80 al Monk di Roma. Foto e articolo di Giovanni Battaglia.

27/12/2019
di Giovanni Battaglia redazione@suono.it

“This is the sound of Lagos! Nigeria!" grida Seun Kuti dal palco del Monk Club di Roma in uno dei rari momenti in cui il ritmo, monumentale, ossessivo, martellante delle percussioni della band Egypt 80 lascia un momento di pausa al pubblico che non smette mai di ballare, ridere, sudare di fronte alle due instancabili ballerine e coriste, bellissime nel loro vestito tradizionale.
Sono poche ma molto incisive le parole del cantante e musicista nigeriano che normalmente preferisce esprimersi con la musica ma non può rinunciare a lanciare il proprio messaggio politico.
L’Afrobeat per Seun Kuti è una vera e propria piattaforma politica; il palco diventa il punto per lanciare il proprio messaggio e la musica suonata da una band, che è una vera e propria macchina da guerra, ne è la perfetta colonna sonora.
Mentre attacca i sovranismi, i nuovi fascismi e il razzismo, parla di quanto è stupito del clamore intorno alle fake news in Europa: “in Africa non abbiamo altro che fake news... da sempre... welcome in the world of fake news" dice ridendo.
Seun, 35 anni, è l’ultimogenito di Fela Kuti, “the Black President”, un nome che solo a pronunciarlo vengono i brividi per l’immaginario che circonda la sua figura e per quanto è profondamente rappresentativo per  l’Africa.
Al suo funerale che durò tre giorni accorsero circa cinque milioni di persone. Seun aveva solo quattordici anni. Una personalità imponente e così importante che avrebbe schiacciato chiunque.
Seun invece ha fatto sua l’eredità paterna: canta e suona il sax come Fela ma ha trovato un modo di attualizzare l’Afrobeat e portare in giro per il mondo il messaggio paterno con una grande credibilità, onestà e potenza grazie a un innato talento.
Non c’è nulla nel suo show che abbia l’odore dell’emulazione ma solo un sound ritmato, solido, irresistibile che cammina nel solco originalissimo tracciato dal padre.
Dopo l’apparizione al programma Propaganda live (il 29 novembre n.d.e.)  il gruppo è arrivato di corsa al Monk: sono già le 23.00 e la sala è praticamente piena. Fa caldo ma, quando partiranno i fiati sarà ancora più caldo perché, da quando vado ai suoi concerti, il rito decontratturante della sua musica funziona sempre. Iniziano a ballare i fan che conoscono a memoria le canzoni, Seun inizia a contorcersi sul palco e con lui iniziano a ballare tutti; anche nelle ultime file i più refrattari alla danza ondeggiano con il sorriso sulle labbra e la fine di ogni canzone è sempre sottolineata da applausi fragorosi.
La sera prima del concerto di Seun un'altra grande cantante africana, Fatoumata Diawara aveva omaggiato Fela Kuti cantando Mama Africa in una versione personalissima e molto sentita.
Lui invece ha omaggiato il padre con una versione di Unknown Soldier, lunghissima quasi come quella originale e altrettanto magnetica.
Nella dimensione perfetta del club, potendo godere fisicamente dell’imponente fronte sonoro e  potendo apprezzare a un metro di distanza il carisma del leader in due ore meravigliose, Seun Kuti ancora una volta ha stregato Roma.

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