I festival (e la musica) che rischiano di non esserci più

Alla fine di uno scontro sul campo, ripresisi dalle fatiche, snebbiata la mente dalla confusione, distesi i nervi, arriva sempre il momento del bilancio: le perdite subite, i danni, i costi sostenuti, i vincitori e i vinti, chi si è distinto con valore e chi ha disertato. Un bilancio che nella battaglia contro il Covid-19 ci saremmo aspettati di fare nella più ottimistica delle possibilità a ottobre 2020 e in quella più negativa a gennaio 2021. Sembra, invece, che lo scontro sia ancora in corso e che dovremo attendere più a lungo per tirare le fila di quanto sta accadendo.

Mentre nel mondo del cinema è in corso un terremoto drammatico e senza precedenti, con le major intente a posticipare i propri blockbuster di uno/due anni (o a spostarli online) e le catene mondiali di cinema costrette a chiudere tutte le proprie sale, anche il settore della musica live patisce grandissime difficoltà e incertezze. Secondo Assomusica, che sta monitorando la situazione, “250.000 famiglie sono senza lavoro; il circuito ha perso 650 milioni di euro tra febbraio e settembre e oltre 1,5 miliardi di euro di indotto. Sono stati registrati cali di fatturato vicini al 100% rispetto all’anno scorso. Sono danni che per noi organizzatori, e per ogni singola persona coinvolta, non hanno precedenti. Gli spettacoli di musica dal vivo, e più in generale gli eventi culturali che, per loro stessa natura, sono costruiti attorno alla presenza di un “pubblico riunito”, sono stati i primi a chiudere e, come sta emergendo, gli ultimi a ripartire. Molte figure professionali, tra tecnici e light designer, stanno già scomparendo e non si vede all’orizzonte un momento preciso in cui si potrà ricominciare a lavorare.”

Una situazione drammatica per fronteggiare la quale Assomusica ha chiesto al MiBACT adeguate misure , tra cui l’introduzione dell’IVA agevolata al 4% sui biglietti e un fondo emergenze per i lavoratori degli spettacoli dal vivo, che andrebbero ad aggiungersi ad alcuni interventi già effettuati dal Ministero: lo stanziamento di 10 miliardi di euro per il ristoro degli operatori di settore (DM 397 del 10 agosto 2020); lo stanziamento di 12 miliardi di euro destinati al ristoro delle perdite subite dagli organizzatori di concerti di musica leggera per la cancellazione, l’annullamento o il rinvio di uno spettacolo tra febbraio e settembre 2020 (DM 394 del 10 agosto 2020); la destinazione di 1 miliardo annuo fino al 2022 per il sostegno e valorizzazione non solo di bande musicali ma anche festival e cori (DM 295 del 24 giugno 2020).

Nel frattempo, una costellazione di festival musicali, soprattutto i più piccoli, i più grandi e quelli in luoghi chiusi, sono stati definitivamente rimandati all’anno prossimo – non solo il MI AMI ma anche Umbria Jazz, Piano City Milano, il Lucca Summer Festival, I-Days, Firenze Rock, etc. – mentre altri hanno provato comunque a svolgersi, tra mille difficoltà e restrizioni – il MEI, Pescara Jazz, lo Stresa Festival, il Torino Jazz festival, il No Borders Musica festival, A cielo aperto, etc. La voglia di tornare a vivere le emozioni della musica live c’è ed è fortissima, come conferma il sondaggio promosso da MI AMI e Rockit.it  ma anche la Ricerca nazionale sul pubblico dello spettacolo dal vivo, “Dopo l’intervallo” , realizzata da Indigo e dal Teatro Stabile del FVG in collaborazione con Assomusica, AGIS e KEEP ON: il 96% del pubblico italiano sente la mancanza di spettacoli dal vivo e il 30% ha in mente di acquistare a breve dei biglietti.

La domanda fondamentale resta: quando? La “seconda ondata” di contagi ha congelato gli entusiasmi e i lavori di un settore già duramente colpito, che vive del contatto e della prossimità tra le persone. Nel momento in cui vi scriviamo, alle restrizioni già in vigore che stabiliscono il distanziamento di un metro, la dotazione della mascherina e un numero massimo di persone non superiore ai 1.000 per eventi all’aperto e 200 per quelli al chiuso, sembra se ne potrebbero aggiungere ulteriori o più stringenti nel DPCM di metà ottobre, gettando di fatto la scure sulle manifestazioni autunnali/invernali. Un ulteriore tempo di “stand-by” che, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno (cit. l’editoriale di Paolo Corciulo su SUONO 548), ad artisti e operatori di settore potrà essere molto utile, se non indispensabile: la vera sfida del futuro, infatti, si giocherà su nuovi scenari e con modalità diverse dal passato, alle quali si potrà far fronte solo con uno sforzo di immaginazione, dialogo e progettualità che parte proprio da questi mesi difficili e cruciali.

In tal senso recentissima la proposta di Claudio Trotta (qui ospitiamo un suo intervento in merito agli effetti del Coronavirus) che invoca "un salto di qualità e comprendere quali sono le azioni necessarie per modificare questa situazione intollerabile"propone  un protocollo di sicurezza per gli spettacoli al chiuso, che indica nei test alla porta, test-lampo, il sistema principale per poter lavorare in sicurezza...

Francesco Bonerba

12/10/2020
di Vittorio Pio

Claudio Trotta accusa: "Lasciateci vivere (ed organizzare)"

Claudio Trotta è senza ombra di dubbio il più competente fra gli organizzatori e promoter di live music oggi in Italia. Una considerazione che si basa sulla sua passione e curiosità onnivora nei confronti della musica e di un palmarès che conta l'organizzazione di circa quindicimila concerti con la sua Barley Arts, che ha fondato nel 1979.

14/10/2020
di Francesco Bonerba

MI AMI davvero? Incontro con Carlo Pastore

L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha impattato violentemente sul mondo della musica live, bloccando concerti, esibizioni, tour e festival e spingendo un intero settore a ripensare se stesso. Abbiamo provato a immaginare con Carlo Pastore, direttore artistico del MI AMI di Milano, il futuro dei festival musicali, partendo da un dato inconfutabile: la voglia di ritrovarsi presto, senza compromessi né mascherina, riuniti sotto un palco.

15/10/2020

I nostri nuovi balconi

Non avrei mai immaginato di cominciare un articolo con un incipit tipo "quando ero piccolo" ma quando ero piccolo vivevo in un condominio "circolare" caratterizzato dal suo cortile interno delimitato dai vari palazzi che lo componevano. Sovente le persone si parlavano da balcone a balcone e noi bambini giocavamo quasi ogni giorno, ognuno sul suo balcone in una comunanza di storie e di attori "delocalizzati" ma non per questo meno emozionanti. Nonostante l'euforia del dopoguerra, forse perché eravamo molto bambini forse per paure inconsce ancora non sopite si giocava così, più che nei cortili...