I nostri nuovi balconi

Non avrei mai immaginato di cominciare un articolo con un incipit tipo "quando ero piccolo" ma quando ero piccolo vivevo in un condominio "circolare" caratterizzato dal suo cortile interno delimitato dai vari palazzi che lo componevano. Sovente le persone si parlavano da balcone a balcone e noi bambini giocavamo quasi ogni giorno, ognuno sul suo balcone in una comunanza di storie e di attori "delocalizzati" ma non per questo meno emozionanti. Nonostante l'euforia del dopoguerra, forse perché eravamo molto bambini forse per paure inconsce ancora non sopite si giocava così, più che nei cortili... 

15/10/2020
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

Molti anni più tardi, quasi alla soglia della maturità, ricordo come le nostre aspirazioni di cittadini del mondo fossero ancora frustrate: un volo aereo costava un botto (tutt'al più un TGV per Parigi in scomode cuccette - fu un evento dovuto ad un compagno operato li a cui fornimmo l'assistenza scolastica) e di quel resto del mondo cdi cui ci sentivamo parte sapevamo ben poco: Liberation era un lusso, per trasportarti in mondi lontani, per chi conosceva il francese, la TV al più si occupava di quella che sarebbe diventata la strategia della tensione, certo non delle pulsioni da mondi lontani di cui eppure ci sentivamo comunque partecipi. Oggi tutto questo lo definiremmo un lockdown ante litteram? Eppure nessuno si lamentava di un distanziamento de facto che ci rendeva italocentrici, romanocentrici...

Certo, è vero: da quegli anni abbiamo conquistato tutto e quel tutto ci è diventato usuale (io stesso cito frequentemente Carly Fiorina che fu la prima, parlando del proto iPod ad affermare: "qualsiasi cosa in qualsiasi posto in qualsiasi momento"...), tanto che oggi viene naturale che sentirci defraudati se tutto questo ci viene tolto. Ma parlare di diritti negati, di carenza democratica, di intollerabili restrizioni (e di macchinazioni inevitabilmente ordite da Bilderberg), se non fosse drammatico (perché rappresenta la cifra del livello culturale attuale) sarebbe semplicemente ridicolo: l'arco di tempo dei nostri sacrifici non sarà neanche ascrivibile ad un fiato nelle tempistiche dei libri di storia ne per durata ne per intensità anche se, certo di Coronavirus si parlerà... Mia mi basta ripensare ai racconti di mia madre (perse tutto di una vita agiata per nascondersi sulle montagne evitando le persecuzioni naziste) o a mille altri esempi di sofferenze del passato, per ritrovare un senso nell'entità delle cose: un ordine delle priorità per valutare l'entità delle regole che dobbiamo e dovremo seguite e che così mi appaiono una piccola cosa rispetto a una pandemia che non merita l'oscenità delle speculazioni politiche e filosofiche che ha generato, complice l'ignoranza di ritorno che caratterizza questi tempi bui. Un piccolo sacrificio (che parola in disuso!) di sei / dodici mesi?  Persino offensivo chiamarlo tale nel rispetto delle migliaia di morti e del dolore dei loro cari dovuti al coviddi!

Altra cosa naturalmente è interrogarsi sui riflessi economici causati dalla pandemia, soprattutto per l'asimmetria con cui il virus sta colpendo in particolare qualcuno (mentre qualcun altro si è persino arricchito) e quei settori legati per definizione agli assembramenti delle persone che hanno subito un  lockdown pressoché totale. Tra questi quello che mi sta più vicino, colpito, affondato e trascurato dall'informazione, è senz'altro legato l'attività musicale dal vivo. Gravemente "azzoppata", evidentemente non offre la forza mediatica di altri (discoteche, locali "alla Briatore" sic..). Non dovrebbe sorprendermi: ho sentito spesso riempirsi la bocca sul valore della cultura senza muovere un dito pur potendo. Ho vissuto la lunga attesa per una legge sulla musica: ne ho cominciato a sentir parlare nei primi giorni della mia attività professionale (che, oggi, conta almeno trenta primavere... !) senza che nulla accadesse. Eppure mi sorprendo che nulla o poco sia accaduto per salvaguardare i lavoratori del settore musicale (in particolare quello della musica live )! Gli interventi pubblicati in questo speciale ne sono una cartina ala tornasole.

Poiché però ho imparato mio malgrado a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, non posso non noto come anche qui si tenda a concentrare l'attenzione più sulla malattia che sui possibili rimedi. Una delle prime regole che mi insegnarono ancora giovinetto i miei datori di lavoro americani è che ogni crisi nasconde una opportunità... Da questo punto di vista ho il forte sospetto che i cambiamenti in atto, sia quelli a breve termine che quelli a più lunga gittata siano il frutto, magari a maturazione accelerata, di una serie di  cambiamenti che sarebbero accaduti comunque e che stanno già accadendo. Immagino che i BTS per la maggior parte di chi legge (e io stesso poco ne sapevo prima di informarmi) non dicano nulla. Si tratta di una band sudcoreana che ha sbancato il botteghino virtuale con 750mila accessi paganti alla loro performance Bang Bang Con The Live, per un fatturato di 20 milioni di dollari. Il 9 aprile 2020, invece, in pieno lockdown, il dj e producer Joe T Vannelli sale anche lui, con la sua consolle, sul tetto di casa, in pieno centro a Milano. Un tripudio di like e visualizzazioni, ma anche la scintilla che da vita al Live on Tour una serie di esibizioni che oltre a diffondere house music mostra scorci d’Italia, a volte molto noti, a no: oltre 6 milioni le visualizzazioni...

Cari benpensanti: so già a cosa state pensando ma non cominciate subito a strepitare! Non so ipotizzando di uccidere la musica live, i concerti, i festival. Dico solo che dato lo stato di emergenza (a chi non considera tale questo periodo non ho nulla da dire), esistono soluzioni alternative o, meglio integrative, a cui guardare sia per risolvere esigenze e desideri che per azzardare nuovi modelli di business. Posto che appartengo alla schiera di coloro per cui il "dopo" non sarà più come il "prima", finché ci saranno balconi, possiamo guardare anche a nuovi altri balconi!

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