Icaro: il ritorno di Eman

Icaro (Jackie & Juliet/Artist First) è il singolo che segna il ritorno di Eman, uno dei talenti più lucenti della nuova scena cantautorale italiana; è tratto da un nuovo album di prossima pubblicazione, il cui titolo però non è stato ancora svelato.

19/04/2018
di Vittorio Pio

Il nuovo album

Eman presenterà in anteprima live il suo nuovo album il 20 aprile al Largo Venue di Roma (Via Biordo Michelotti, 2 – ore 21.30) e il 27 aprile al Santeria Social Club di Milano (Viale Toscana, 31 – ore 21.30).

"Quando ho scritto questo brano - dice Eman (foto di Henrik-Hansson) - avevo in mente la storia di un uomo che, attraverso la fede e l’ambizione, riesce a rialzarsi dopo una violenta caduta. Immaginando la discesa, il richiamo al mito di Icaro è stato pressochè istintivo. Ma il ragazzo che tradisce le raccomandazioni paterne, avvicinandosi troppo al sole, è solo un punto di partenza del mio racconto. Il mio intento, infatti, non era analizzare il volo e la conseguente caduta come un richiamo ad osservare i limiti imposti, ma un inno alla capacità di un uomo di porsi alcune domande, senza avere timore delle risposte, così da raggiungere la consapevolezza delle proprie scelte e delle proprie azioni. E il riscatto di ciò che davvero conta, nel disegno complessivo, avvenuto proprio quando la forza di gravità sembrava aver avuto, come dovrebbe essere di norma, la meglio."
Classe 1983 ma con le idee ben chiare sulle sue capacità, Eman ha trovato il favore di un pubblico quanto mai variegato, che specie dal vivo lo segue ovunque con trasporto e consenso unanime. Al termine di un tour lunghissimo è arrivato anche per lui il momento di tirare le somme, riflettendo su tutta la vita trascorsa rispetto all'uscita di Amen per la Sony, cui ovviamente il nostro non ha subito alcun tipo di pressione rispetto alla direzione da imporre alla sua arte.
"É un album vissuto e ragionato a fondo- ribadisce- dentro ci sono due anni intensi, che per me hanno portato un profondo cambiamento. Mi trovo adesso a Milano ma ho vissuto a Roma partendo sempre da un realtà difficile ma stimolante come quella calabrese. Ogni singola parola e suono si trovano esattamente al loro posto grazie alla perfetta intesa che si è consolidata con Skeggia, il mio produttore. Insieme a lui c'è un gruppo di lavoro nuovo di cui sono entusiasta, non è che abbia mai subito delle pressioni particolari rispetto alla situazione precedente, ma volevo dire cose diverse con un suono capace di rappresentarmi in ciò che sono adesso, quindi lontano dal reggae e più vicino all'elettronica, ma con un attenzione quanto mai fondamentale nei confronti della parola”.

Il tuo stile si muove per immagini, ma qui pare animarsi un vero romanzo...
Difatti ho narrato una storia, per questo il disco è concepito alla stregua di un concept, in cui il protagonista compie un viaggio che non è tanto personale ma universale: dall'iniziale presa di coscienza, passando attraverso l'amore, la solitudine, la rabbia, la paura fino al cambiamento. Perchè quello che lo aspetta potrebbe essere più bello.

Non hai timore a svelare troppo di te quando scrivi?
Qualcuno mi ha detto che mi sono spogliato completamente, messo a nudo, ma in fondo il mio obiettivo era quello di essere più umano possibile. Perché l'unico trucco è non avere un trucco e restare umani.

Anche in una città di frontiera come Milano?
E' un contesto molto stimolante invece, direi che è l'unica città italiana dove hai la sensazione che puoi giocarti in fondo la tua chance. E' ovvio che se fai l'impiegato e vivi a quarto oggiaro allora potrà sembrare grigia, ma calato in un contesto artistico e creativo può essere stimolante come pochi. La sua è una bellezza celata, ci sono le case di ringhiera, i cortili alberati che si celano dietro giganteschi portoni da cui escono macchine di grossa cilindrata. E poi anche se il mare non c'è, il pesce forse è più fresco di quello che servono da dove arrivo.

Qualcuno ha detto che la Calabria è un luogo della mente, tu invece come la vivi da dove ti trovi adesso?
E' un luogo da favola che un calabrese si porta sempre ed inevitabilmente dentro, oltre le sue radici. A volte mi sveglio con la non consapevolezza di essere così lontano geograficamente. La vedo come un territorio pronto ad esplodere con una coscienza popolare finalmente matura e determinata, anche se il ruolo della classe politica è più che mai determinante. La Puglia potrebbe essere un modello vincente, con tutto quello che è successo negli ultimi dieci anni, ma ci sono anche altri esempi come Collisioni, il festival agri-rock di letteratura e musica che si tiene ogni estate a Barolo. Teoricamente noi calabresi non avremmo nulla da invidiargli: dalla bellezza della terra alle potenzialità di sviluppo.

Come e se si è modificato il tuo obiettivo artistico con il difficile passaggio dal primo al secondo album?
Resta la voglia di fare arte, di credere e chiedere un sogno, di rappresentare un esempio di volontà e determinazione, perchè se uno di crede fermamente, i suoi traguardi li centra.

Quali sono i tuoi ascolti adesso?
Quanto mai variegati e senza nessuna preclusione: da Fabrizio De Andrè a Cristina Donà che è davvero una moderna fuoriclasse, fino a Calcutta e Coez. Dall'estero ammiro il rock dolente di Alt J e Crispies. Ma tutto ciò che è ben ponderato e poi suonato può essere un'ispirazione.

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