Il Santo Graal di Eric Dolphy

La californiana Resonance ha appena ripubblicato due album seminali di Eric Dolphy, il più grande fra i poli-strumentisti insieme a Roland Kirk, una figura iconoclasta decisiva nell'evoluzione artistica di Maestri del calibro di Charles Mingus, Ornette Coleman e John Coltrane...

23/12/2018
di Vittorio Pio

Il nuovo album

Eric Dolphy

Musical Prophet: The Expanded 1963 New York Session.

Resonance\Ird

Nel giro di soli dieci anni la Resonance, partendo da completa outsider, si è guadagnata con pieno merito l’attenzione degli appassionati e la considerazione delle più autorevoli testate internazionali come etichetta devota al jazz con una marcia in più. Fondata da George Klabin e specializzata nel ricercare e commercializzare il meglio dei ritrovamenti d'archivio, molti dei quali mai apparsi prima in nessuna forma, con una cura e meticolosità tali nella realizzazione dell'edizioni spesso limitate e numerate, quindi automaticamente collezionabili, da non temere alcun confronto anche con marchi blasonati come Mosaic e Rhino Records. Sulla falsariga dei precedenti exploit che hanno riguardato Bill Evans, Wes Montgomery, Larry Young e Charles Lloyd in un catalogo che presenta numerose altre chicche, la label californiana ha appena ripubblicato due album seminali di Eric Dolphy, il più grande fra i poli-strumentisti insieme a Roland Kirk, una figura iconoclasta decisiva nell'evoluzione artistica di Maestri del calibro di Charles Mingus, Ornette Coleman e John Coltrane, scomparso prematuramente a soli 36 anni e con un solo quinquennio produttivo di straordinaria creatività e linfa. Si tratta di Conversation ed Iron Man, che Dolphy registrò per Alan Douglas, famoso per il suo lavoro con Jimi Hendrix, Duke Ellington e Miles Davis fra molti altri, nel 1963 pochi mesi prima della pubblicazione di Out to Lunch! il massimo capolavoro inciso per la Blue Note. Una ricerca sensazionale: in questa nuova versione immessa sul mercato dapprima in sontuoso triplo vinile (a gennaio anche una versione espansa in cd), è stata ribattezzata “ Musical Prophet: The Expanded 1963 New York Session”. Le registrazioni comprendono il sestetto principale di Dolphy, un all-star che riuniva il trombettista Woody Shaw, il vibrafonista Bobby Hutcherson, i bassisti Richard Davis ed Eddie Khan, oltre al batterista JC Moses ed il pianista Jaky Byard. Su alcuni dei brani il gruppo si estende a uno spiritato nonetto con i sassofonisti Sonny Simmons, Prince Lasha e Clifford Jordan. Ci sono anche diversi brani di Dolphy e Davis che suonano in duo, con quasi un'ora e mezza di materiale inedito che il produttore Zev Feldman ha scovato nelle disponibilità del flautista ed educatore James Newton Howard. Una musica ferocemente visionaria per quanto meditativa, con i caratteristici lunghi intervalli di Dolphy, comunemente associati al free jazz ma con delle chiare influenze colte che rimandano a Bèla Bartòk e Igor Strawinsky. L'unico capace di strutturare l'improvvisazione in jazz fra melodia ed avanguardia, come eloquentemente ribadito dai duetti telepatici con Davis e Byard, rispettivamente al clarinetto basso e flauto per degli espliciti omaggi a Duke Elligton e Charlie Parker. Un box delle meraviglie, destinato a scatenare pura estasi fra cultori ed appassionati, corredato da un saggio di 96 pagine splendide foto (insolitamente a colori) di Chuck Stewart, Jean-Pierre Leloir e  Val Wilmer oltre agli interventi e testimonianze di Sonny Rollins, Steve Coleman, Dave Liebman, Henry Threadgill, Bill Laswell, tutti ispirati o cultori di Dolphy. In più le parole dei due sopravissuti a quelle sessions ovvero Simmons e Davis, che ricordano con orgoglio quei giorni con quel leader definito santo ed angelico. “Si tratta del ritrovamento del Santo Graal di Dolphy- ribadisce Feldman- una produzione che arriva a festeggiare al meglio un primo traguardo importante per la Resonance con uno sforzo notevole in qualità di packaging e contenuti. Del resto il livello dell'artista è tale ed il corpus della musica di così elevata qualità, che non potevamo sottrarci a questo compito. Ci sono ancora tantissime rare registrazioni che sono ancora nascoste: la nostra missione è quella di pubblicare ancora materiale importante e di aggiungere valore alla storia e comunità jazzistica.

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