Il jazz che non si ferma mai

Si avvia conclusione la 19ma edizione di Crossroads, il festival girovago dell’Emilia Romagna, come sempre caratterizzato da una programmazione fluviale e ricca di qualità.

08/05/2018
di Vittorio Pio

Aperto non solo al jazz, con la direzione artistica di Sandra Costantini, Crossroads ha messo in fila nell’edizione 2018 numeri da record, con una programmazione complessiva di oltre 100 giorni, con 65 eventi e più di 500 artisti coinvolti. Tra i concerti più applauditi in questo anno di doppia celebrazione, l’omaggio anticonvenzionale a Fabrizio De Andrè da parte di un collettivo paritetico formato da Cristina Donà, Fabrizio Bosso, Rita Marcotulli, Enzo Pietropaoli, Javier Girotto, Saverio Lanza e Cristiano Calcagnile che ha esplorato con bravura e rispetto l’universo femminile di una delle schegge più nobili della canzone d’autore italiana: "Personaggi alle prese con la solitudine – ha ricordato la Donà dal palco - l’amore, il degrado, la fatica di vivere: figure tratteggiate in modo magistrale, senza alcuna retorica o giudizio. Per me è sempre un privilegio raro la possibilità di intonare le sue canzoni accompagnata sul palco da questo gruppo di amici, musicisti di sconfinato talento.” Un viaggio che ha scosso e commosso, nelle vibranti riletture de La canzone di Marinella, Princesa, Verranno a chiederti del nostro amore e Franziska, in cui ognuno ha fatto la sua parte riscuotendo consenso unanime e caloroso.

Un altro beniamino del pubblico è il chicagoano Kurt Elling (nella foto), il cantante maschile che ha rinnovato la grande lezione di Maestri del calibro di Jon Hendricks e Mark Murphy applaudito ad Imola con il suo rinnovato quintetto, in cui ha deliziato il veterano batterista Jeff “Tain”Watts, ha presentato il suo nuovo disco The Questions, appena pubblicato dalla Okeh\Sony in co-produzione con Branford Marsalis, ispirato da una lettura del drammaturgo austriaco di origine boema Rainer Maria Rilke, in cui si è cimentato con successo nella rilettura di alcuni brani apparentemente lontani dalla sua estetica (Bob Dylan e Peter Gabriel), ma di straordinaria efficacia lasciati al suo timbro baritonale che si estende su quattro ottave. Molto gradito a Russi il recital pianistico intorno a Bach nelle esecuzioni ibride del duo Danilo Rea Ramin Bahrami in cui l’iraniano ormai di stanza in Italia dispiegava con ortodossia e rigore il paradigma originale, cui ha risposto il lirismo contrappuntistico di Rea che ha sempre riconosciuto nel genio di Lipsia una delle sue influenze maggiori. E così il Preludio in do maggiore dal primo libro del Clavicembalo ben temperato introduce l’Aria sulla quarta corda, cui segue l’inconfondibile Aria delle Variazioni Goldberg: “Un anticipo di paradiso-chiosa Bahrami- è la più bella aria in stile italiano mai scritta, anche se Bach non mise mai piede nel Belpaese: imparò il linguaggio di Vivaldi, Pergolesi e degli operisti trascrivendone le opere” cui fa eco Rea: “La plasticità ritmica che presiede l’opera bachiana, ha ispirato numerose sperimentazioni nel jazz. Con Ramin è sempre bello ritrovarsi a suonare senza frontiere né barriere.” Il cartellone di Crossroads invece prosegue fino al primo di giugno.

Info: www.crossroads-it.org

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