Il libro che mancava

Roberto Caselli  firma insieme a Stefano Gilardino il libro che mancava, ovvero la “Storia del Rock In Italia”, vibrante trattato socio-culturale, che abbina l'avvento del rock and roll con la storia di una nazione che percorreva di slancio un percorso di rifondazione.

30/04/2020
di Vittorio Pio

Straordinariamente ricco di fermenti, che arrivavano anche dalla scoperta diretta di generi musicali parecchio lontani rispetto alle nostre tradizioni, “Storia del Rock In Italia” è un volume importante, che ha una ricca iconografia abbinata ad un racconto lucido e trasversale con due acute prefazioni firmate da Manuel Agnelli e Franz Di Cioccio. Caselli ne ha approfondito volentieri alcune tematiche:

Qual'è la data in cui potrebbe considerarsi battezzato il rock in Italia, coincide con il battesimo di un nuovo modo di pensare, vestirsi, aspirare alla libertà?
Convenzionalmente il 18 Maggio 1957 è considerata la data di nascita del rock in Italia: quel giorno si tenne infatti al Palazzo del Ghiaccio di Milano il primo Festival Rock'n' roll di casa nostra. Di fatto doveva essere una gara di ballo organizzata da Bruno Dossena allora campione europeo di rock'n'roll acrobatico, ma, visto che non si balla senza musica, fu proprio la musica a prendere il sopravvento grazie a personaggi come Adriano Celentano, Ghigo Agosti, Clem Sacco e tanti altri che stupirono tutti con il nuovo ritmo delle loro canzoni. Parteciparono a quell'evento 5000 ragazzi, ma quasi altrettanti dovettero rimanere fuori per mancanza di spazio. Quello del Palazzo del Ghiaccio anche per l'enfasi negativa con cui si scagliarono i giornali della borghesia, diventò il momento in cui tutti scoprirono  i blue Jeans con i risvolti, i giubbotti di pelle e ovviamente i juke box che trasmettevano il rock'n'roll da ogni bar. Dal punto di vista sociologico fu un punto di non ritorno che riguardava un po' tutto l'universo giovanile di allora, di porsi con gli adulti e con l'altro sesso e in sostanza di rivendicazione della propria libertà. Fu allora che l'America divenne per la prima volta il grande termine di paragone con tutte le sue novità e incoerenze. Ma ovviamente il rock'n'roll esisteva già prima del raduno al Palazzo del Ghiaccio. A Napoli lo avevano portato i Marines della Sesta flotta che stanziavano a Bagnoli, in seguito agli accordi del Patto Atlantico. Furono loro a farlo conoscere ai giovani partenopei. Da lì è risalito in tutta Italia e fu grazie soprattutto a Peppino di Capri e Celentano che poi si diffuse fino a diventare endemico, nonostante il melodico la facesse ancora da padrone.

La musica, espressamente quella rock, si è fatta portavoce dei desideri e dei sentimenti di una generazione che a cavallo degli anni '70 si muoveva alla ricerca di uno spazio identitario, esprimendo contenuti prevalentemente creativi e ribelli, oggi il panorama sembra se non desolante, certamente più frammentario, sei d'accordo ?
Il rock è stato un grande motore di identificazione e rivendicazione. Declinato come beat ha dato una scossa violenta di costume e rapporti personali a tutti gli anni '60. Se si pensa alla rivoluzione di pensiero che covava dietro le minigonne e i capelli lunghi si capisce come fosse compressa quella generazione di giovani nello svolgersi della quotidianità. Il boom economico che ha permesso in quegli anni un maggiore potere d'acquisto anche da parte dei giovani è stato fondamentale per impossessarsi di un nuovo modo di essere: musica nuova, modo di vestirsi e ragionare finalmente più libero. L'Inghilterra, più ancora dell'America, ci aveva aperto gli occhi e a farlo erano stati i gruppi beat che sulla scia dei Beatles si erano formati. La freschezza della nuova musica era anche freschezza di un nuovo modo di intendere la vita. Negli anni '70 poi, con l'emergere del movimento hippie e della conseguente psichedelia, si raggiunse il culmine dell'identificazione tra musica e filosofia di vita. I festival rock di allora sono rimasti, con tutte le loro contraddizioni, un momento indimenticabile della cultura giovanile indipendente su cui, purtroppo, mise le mani in modo troppo pesante la politica. Il rock avrebbe poi assunto valenze punk, grunge e di molti altri tipi, tutte destinate a cercare di dare una risposta ai tempi che cambiavano. Da oltre 60 anni il rock ha il compito di dare voce alle frange più scontente della società e di portare alla luce, a suo modo, gli aspetti più contraddittori della politica. Oggi il rock ha un po' perso di mordente, a sostituirlo c'è forse il rap, ultima evoluzione del blues, da cui anche il rock ha preso vita.

Qual'è o quali sono stati invece gli artisti più sottovalutati fra quelli presi in rassegna, o meglio quelli che avrebbero meritato una carriera migliore?
La carriera nazionale e internazionale di un artista la decide la casa discografica e in questo momento il rock non è tra le priorità dei discografici di casa nostra. Se analizzi quali sono i nostri artisti ad avere successo oltre confine scopri che sono tutti di stampo pop. Nonostante in Italia Vasco Rossi, Ligabue e la Nannini riescano ancora a piazzare i loro dischi ai primi posti delle classifiche, all'estero sono poco più che degli sconosciuti. Il demerito non è loro, ma dei discografici che non credono abbastanza nei loro prodotti al punto di investire quanto fanno invece per altri, come per esempio Ramazzotti o la Pausini. L'unico artista non pop su cui hanno spinto è stato Zucchero e, guarda caso, hanno ottenuto risultati eccellenti. Difficile entrare nella testa del business discografico che, essendo appunto un business, analizza più i parametri di moda in quel momento che le potenzialità di un artista che fa altre cose.

La scheda

Roberto Caselli e Stefano Gilardino
Storia del Rock In Italia
Hoepli
376 pp - 29 euro

E oggi invece chi è il musicista che incarna più degli altri il vero spirito del rock? l'anno scorso Ornella Vanoni ha dichiarato che a parte Vasco e la Nannini, il rock in Italia non esiste proprio...
Il rock ha completamente cambiato pelle. Se pensi a Vasco o alla Nannini consideri già ad artisti che hanno più di sessant'anni e cioè di generazioni molto differenti a quelle di adesso. Oggi il rock ha una valenza diversa da quella del passato, ha perso di mordente. La società di oggi, del resto, non prospetta un granché di creativo dal punto di vista culturale. Le canzoni sono confezionate in modo perfetto, sono gradevoli e anche intriganti, ma manca la rabbia che è poi la componente essenziale del rock. E' in quel senso lì che il rock non esiste più.

E se oggi si provasse a riassumerne il senso, oltre le famose quattro lettere, cosa potremmo dire del rock nel 2020..è un genere musicale che diventa uno stile di vita realizzando un movimento culturale? Quale di queste parti finisce con l'avere il sopravvento sulle altre?
Oggi bisogna ragionare con altri parametri rispetto a quelli di cinquant'anni fa. L'ultimo movimento musicale a carattere sociale è stato il rap e anche in questo caso dobbiamo ritornare indietro di parecchi anni. Oggi parlerei di fenomeni di costume più che culturali. È la sovrastruttura a dominare rispetto al tangibile e questo dura ormai da anni. La forbice economica che si allarga sempre di più creando nuova povertà potrebbe essere la nuova molla per una riscossa culturale. Staremo a vedere.

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