In Spagna la musica fa ancora paura?

Il rapper mallorchino Valtònyc è stato condannato dalla giustizia spagnola a 3 anni e mezzo di prigione per le sue canzoni di protesta, accusato dei delitti di calunnie e ingiurie gravi alla corona e apologia di terrorismo.

22/02/2018
di Elena Marisol Brandolini elenamarisolbrandolini@gmail.com

E’ stato il Tribunal Supremo a confermare la pena la pena a Josep Miquel Arenas Beltran, in arte Valtònyc, e per questa ragione non potrà fare più ricorso a nessuna altra istanza giudiziaria spagnola, tranne chiedere al Tribunal Constitucional la sospensione della pena e nel frattempo adire alle giurisdizioni extra- nazionali. La pena è stata comminata per le canzoni presenti nell’album Residus de un poeta, altre nella raccolta Mallorca és Ca nostra e due altre canzoni pubblicate su YouTube, Marca España e El fascismo se cura muriendo, che per i loro contenuti, secondo il giudice, non sarebbero protette dalla libertà di espressione.
Il mondo della musica si è subito mobilitato in solidarietà con il giovane rapper: tutti i festival musicali che si celebrano in Spagna si sono schierati con Valtònyc. Sulle reti sociali #RapearNoEsDelito è diventato in poche ore Trending Topic. Tutto questo avveniva nelle ultime ore in Spagna, accompagnandosi ad altri gravi fatti di censura come il sequestro disposto da un giudice del libro“Fariña”, opera del giornalista Nacho Carretero sul narco-traffico in Galizia, su domanda di un ex sindaco per supposta vulnerazione dei suoi diritti. O del ritiro da parte di ARCOMadrid, la fiera di arte contemporanea in Spagna, su richiesta di IFEMA (l’istituzione fieristica di Madrid), della mostra fotografica dell’artista spagnolo Santiago Sierra, intitolata “Prigionieri Politici nella Spagna Contemporanea”, con immagini di Oriol Junqueras e dei Jordis, dirigenti del movimento indipendentista catalano, in carcere.
Infatti, dallo scorso 17 ottobre, Jordi Sánchez, ex presidente dell’Assemblea Nacional Catalana e Jordi Cuixart, presidente di Òmnium Cultural, sono in regime di carcerazione preventiva dal 16 ottobre 2017, accusati dei delitti di sedizione e ribellione per aver convocato una manifestazione pacifica e di massa il 20 settembre scorso a Barcellona, davanti al dipartimento di Economia. Come sostiene Amnesty International, nel suo ultimo rapporto sui diritti umani nel mondo, lo scorso anno in Spagna, si è registrata una restrizione eccessiva del diritto alla libertà di espressione e di riunione pacifica.

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