Jon Hassell: niente è ancora deciso

Immagina che siano le 9 del mattino, di essere ancora in una terrazza in collina di una villa a Porto Rotondo, in Sardegna. Fa caldo ma non più come prima, non hai dormito molto perché non ne avevi bisogno...

11/09/2018
di Antonio Gaudino a.gaudino@katamail.com

Jon Hassell

di Antonio Gaudino

Il nuovo album

Jon Hassell
Listening To Pictures (Pentimento Volume 1)
Ndeya – 2018

Da qualche parte vicino a te suona una musica familiare e hai una strana sensazione di déjà vu, come se i pezzi mancanti di un puzzle cadessero al loro posto, d’incanto, all’improvviso. Scopri che la leggenda del jazz ambient, il pioniere del Fourth World, Jon Hassell, torna con un suo album dopo nove anni: pura fantascienza!

E invece Listening To Pictures (Pentimento Volume 1) è fondamentalmente un disco jazz intriso di ripetizioni poliritmiche; le estasianti vibrazioni di Dreaming sono come una Groove Armada alzata al massimo dove la garbata pulsazione è come un battito cardiaco confortante; mentre Picnic è più intenso e organico, tracce di Boards of Canada, dove frammenti di sonnolenza ambientale oscillano come goccioline elettroniche scosse da un albero digitale, o anche onde magnetiche sulla riva che sbiadiscono fino a diventare statiche. Avendo lavorato con tutti gli avanguardisti migliori di ogni genere, da Brian Eno, Björk, Carl Craig a Talking Heads e Moritz Van Oswald, Listening To Pictures di Hassell è il tipo di stregoneria elettronica che ti aspetteresti.

Le otto tracce presenti sul disco seguono temi trascendentali. Tecnicamente brillanti, come ci ha sempre abituato l’artista. Rispetto a personaggi come Forest Swords, Oneohtrix Point Never o Four Tet, nella sua versione più libera e segreta di Listening To Pictures è così libera da essere originale e strutturata abbastanza da essere sopportabile per molti. Gli elementi jazz sono incorporati in qualcosa che non è solo una decorazione dello spirito dei tempi che Hassell ci consegna ma è un suono incredibile da ascoltare, come il groove intermittente di Slipstream o le note di chitarra elettrica che entrano ed escono da Manga Scene. Distaccandosi dalla concorrenza molto cool, l’ottantunenne Hassell fa sembrare tutto incredibilmente facile e futuristico come se si evolvesse da un punto non specifico nel passato, che altri musicisti possono solo cogliere pentendosi di non aver mai tentato, come Hassell, certi sogni nel cassetto che sono rimasti tali. Il fiorire del synth e la confusione spettrale in Al Kongo Udu fa sembrare il tutto come quando si gira avanti e indietro nella FM alla ricerca di frequenze radio prima di stabilizzarsi sul più beato dei ritmi. Her First Rain è un frammento sentimentale che mostra il “Maestro” nel suo lato più “ballads” che ci incanta ancor di più con un sottile pianoforte smooth che ammalia. Tutto l’album è costruito su tempi veloci che si sommano: strati di piano, organo e synth esistenti del lato sperimentale della Blue Note. Per i non addetti ai lavori è la musica chillout che scava dentro il ritmo dove troviamo una spigolosità, un nervosismo nell’elettronica più oscura, come in Ndeya che riunisce tutto ciò che è già accaduto precedentemente in modo brillante. Avanguardia, a volte noir, tattile e musicalmente libera come certi jazz club metropolitani alla fine della sala d’aspetto del mondo, come un film di Lynch ma senza incubi, in questo caso.

E mentre il sentimento del pentimento può riferirsi a un uomo che si sta dirigendo coscientemente verso la fine di un’incredibile carriera, il fatto che sia elencato come “volume 1”, ci suggerisce che la sua musica non è ancora finita e ci attende ancora dell’altro.

Per fortuna.

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