L’uomo che colleziona (tutti i) vinili (esistenti)

Un imprenditore brasiliano sta cercando di creare la Biblioteca di Alessandria per la musica?

10/11/2014
di Francesco Bonerba

Paul Mawhinney, collezionista di vinili (una raccolta di oltre tre milioni di pezzi) ed ex proprietario di un negozio di dischi a Pittsburgh; Murray Gershenz, proprietario del Music Man Murray a Los Angeles; Paulette Weiss, critica musicale di New York; il Colony Records, ex storico negozio musicale di Times Square; il Modern Sound di Rio de Janeiro. Questi personaggi e negozi apparentemente slegati tra loro possiedono, in realtà, un minimo comune denominatore: tutti hanno venduto la propria preziosa e/o sterminata raccolta di dischi a Zero Freitas, imprenditore brasiliano sessantaduenne che da decenni colleziona silenziosamente vinili di qualsiasi genere. Un’ossessione, la sua, iniziata con 200 album regalatigli dal padre quand’era ancora bambino, innescata dalla passione per la musica del cantante brasiliano Roberto Carlos (di cui possiede 1.794 dischi) e proseguita negli anni: da 200 i suoi vinili sono diventati 2.000 sul finire delle scuole superiori, 30.000 all’età di 30 anni e svariati milioni non appena l’attività economica di Freitas, che possiede una linea privata di bus a San Paolo, gli ha consentito di non badare a spese per comprare stock da migliaia di dischi; attività che prosegue tutt’ora, supportata da un team di assistenti sparsi per il mondo che scandagliano il mercato alla ricerca di nuovi acquisti. Attualmente la sconfinata collezione giace in un hangar di venticinquemila metri quadrati a San Paolo, dove una dozzina di ragazzi lavora meticolosamente alla catalogazione di tutti gli album, visionandone circa 500 al giorno. Dopo averlo accumulato per decenni, Freitas ha recentemente deciso di dare una doppia finalità al proprio immenso patrimonio: la prima sarà quella di preservare nelle migliori condizioni possibili i dischi raccolti rendendoli, al contempo, disponibili per la digitalizzazione: infatti, nonostante database online come iTunes, Spotify o Dezeer diano agli ascoltatori la sensazione di avere tutta la musica del mondo a portata di smartphone, ancora moltissimi brani del secolo scorso rischiano l’oblio, affidati a supporti fragili o dispersi ai quattro angoli del pianeta. Seconda finalità, forse ancor più importante della prima, sarà quella di organizzare i dischi in un enorme archivio, “Emporium Musical”, aperto alla consultazione pubblica e al prestito copie. Così facendo Freitas seguirebbe la pista già tracciata da Bob George, archivista musicale di New York, che nel 1985 ha creato l’ARChive of Contemporary Music, un archivio che ad oggi conta oltre due milioni di dischi, una partnership con la Columbia University e donazioni (artistiche o economiche) da decine di musicisti del calibro di Keith Richards. Se Freitas dovesse riuscire nel suo intento, la sua passione/ossessione si trasformerebbe in un enorme regalo per la collettività e per i posteri che, in barba a qualsiasi pronostico, potrebbero ritrovarsi la musica del mondo salvata su vinili, anziché su CD o file.

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