Musica, danza, arte alle Terme di Diocleziano

Ō Musica, danza, arte alle Terme di Diocleziano. L’arte moderna magnifica il monumento antico. Intervista al direttore artistico Cristiano Leone, di Giovanni Battaglia. 

13/09/2018
di Redazione redazione@suono.it

Dal 14 settembre al 16 dicembre 2018 alle Terme di Diocleziano, le più estese terme del mondo antico e attuale sede del Museo Nazionale Romano nel pieno centro di Roma si terrà l’innovativo ed emozionante progetto Ō. Musica, Danza, Arte in una spregiudicata miscela, in un programma ampio e diversificato concepito come un viaggio che attraversa tutti gli spazi delle Terme di Diocleziano.
"L’interiezione Ō! esprimeva in latino un’ampia gamma di emozioni: gioia, dolore, desiderio, ammirazione, stupore. Un’invocazione, un’esclamazione! Ō è una cellula, una monade, ma anche un cerchio, un insieme, un anello, un girotondo. È l’ossigeno, l’acqua che scorreva nelle Terme di Diocleziano, è una bollicina.
Ō è l’unione degli opposti, due persone che si abbracciano, è il disco del sole e della luna, la volta celeste, il segno del sacro, la strada ciclica degli dei, traccia del tempo eterno, del rito e del mito.
Ō evoca le stagioni, ritma l’armonia dei pianeti.
Occhio, bocca. Una nota, una danza. Il centro della città. Una forma semplice e complessa, compiuta, primordiale.
Ō ha l’ambizione di ripopolare le Terme di Diocleziano, di vivificarle della presenza di donne e uomini che si ritrovano per farsi del bene. Come fu un tempo, le Terme saranno un luogo di unione, di prosperità, aperto a tutti.
Al posto dell’acqua, la musica scorre; al posto del vapore, i corpi invadono gli spazi.
Anche la programmazione riflette l’articolazione degli ambienti delle Terme: il pubblico percorre idealmente il tepidarium, il calidarium e il frigidarium attraverso una serie di proposte confortanti avvolgenti, perturbanti.
Con queste parole il direttore artistico Cristiano Leone intervistato da SUONO presenta questa sua nuova creatura che ambisce a essere uno dei più interessanti aventi di questo ricchissimo anno.

SUONO: Vorrei sapere qualcosa sulla tua formazione e come sei arrivato alla direzione di questa bellissima manifestazione

CRISTIANO LEONE. Ho studiato pianoforte e, più recentemente, canto. Non per diventare musicista né cantante, ma per potere meglio capire la musica attraverso uno strumento, e il mio corpo esplorandone la voce. La mia formazione è storica e filologica. Scavando nella terra ho trovato le radici della creazione contemporanea. Per me, adesso, patrimonio storico e arte contemporanea in tutte le sue forme sono solo due manifestazioni della creatività. Sacralizzata l’una, in divenire la seconda. Il mio sogno, ben prima di iniziare i miei studi umanistici, era condividere la cultura con un vasto pubblico. Questo sogno si è in parte realizzato, ma diventa ogni giorno più ambizioso: c’è ancora molto da fare e sono tante le risorse pronte a mettersi al lavoro.

SUONO: come è nata l’idea di questa manifestazione cosa vorresti che portassero a casa le persone che verranno a vedere gli spettacoli ed in cosa senti di essere riuscito a proporre qualcosa di nuovo?

CRISTIANO LEONE: Electa e la direttrice del Museo Nazionale Romano, Daniela Porro, mi hanno chiesto di immaginare un progetto sperimentale per valorizzare le Terme di Diocleziano. Così è nato Ō, nutrito da fiducia e libertà. La caratteristica del progetto è la stretta connessione tra storia e avanguardia più spregiudicata. Non ho cercato aprioristicamente un fattore di “novità” nel concepirlo, volevo piuttosto trovare una corrispondenza tra l’essenza primordiale delle Terme - il benessere fisico e mentale -, e la loro ideale traslazione nel ventunesimo secolo. Ne è scaturito un progetto totalmente pensato per lo spazio che lo accoglie, in un passaggio ideale dal caldo al freddo, come nelle antiche terme. E questo è, in effetti, un elemento di profonda novità: non siamo difronte a una giustapposizione di antico e contemporaneo, si tratta invece di un progetto in cui il contemporaneo magnifica l’antico, e viceversa, in un legame quasi affettivo con il pubblico che vi è accolto gratuitamente. Si potrà aggiungere che, di fatto, è la prima volta che alcuni artisti - soprattutto provenienti dal mondo della tecno, dell’elettro e della danza - siano protagonisti in maniera organica nell’ambito di uno spazio museale, per di più archeologico. Sarei davvero felice se il pubblico tornasse a casa ponendosi delle domande. Ō non è intrattenimento, è una palestra dell’anima. Allenarsi non è facile, richiede uno sforzo, ma dal momento che esso è condiviso, è piacevole e gratificante.

SUONO: Secondo te fare un festival a Roma che è una città dove spesso gli eventi si accavallano complica le cose o è un vantaggio? Vorrei anche parlare della scelta della gratuità.

CRISTIANO LEONE: Tutti gli studi dimostrano che la compresenza di più eventi culturali accende la passione per la cultura. I progetti, dunque, non sono mai abbastanza. È per questo che Ō non intende porsi in concorrenza con nessuno, al contrario esiste e si rafforza nella sinergia con le altre iniziative. Roma è il cuore di questo progetto: la sua storia il suo presente e il suo futuro. E se questa città è stata trascurata, oggi pulsa ed è pronta a riprendersi il ruolo di capitale della cultura. Il pubblico freme: lo dimostra ad esempio il fatto che tutti i posti disponibili per assistere a Ō siano andati sold out in meno di un’ora (tre minuti per quelli dell’opening night di Anna Calvi). La gratuità di quest’evento è il segno di un abbraccio. Cos’è la cultura se non un offrirsi immediato? La questione della gratuità è essenziale: se è vero che serve a poco o a nulla la gratuità dei musei nelle prime domeniche del mese - sono totalmente d’accordo con il Ministro Bonisoli - è essenziale invece che le istituzioni culturali propongano delle iniziative gratuite mirate, ispiranti e federatrici.

SUONO: come hai scelto la line up del festival? Lavori con un team di persone?

CRISTIANO LEONE: Per Ō non ho un team per le scelte artistiche, ma ho la fortuna di avere molti amici artisti con cui mi confronto regolarmente. Lavoro così: ascolto tantissima musica, leggo molto, cerco di viaggiare appena posso per conoscere tutto ciò che si fa negli altri paesi. Poi costruisco una stanza mentale e la riempio di opere, suoni, gesti, parole. Faccio spesso ritorno in questa stanza, rendendola, così, familiare. Al momento opportuno, quando è tempo di realizzare un nuovo progetto, ne apro le porte e lascio che le idee si ergano in piena libertà. Per dare forma a queste idee, in vista di Ō, ho avuto l’immenso piacere di lavorare con lo straordinario team di Electa, che ne ha realizzato tutta la produzione in stretta intesa con quello, appassionato, delle Terme di Diocleziano. In sintesi: senza un vero lavoro di squadra, i progetti artistici sono ali senza corpo.

SUONO: stai già pensando alla prossima edizione?

CRISTIANO LEONE: Bisogna essere concentrati sul presente, avendo sempre in mente delle idee per il futuro. Non vedo l’ora di godermi, soprattutto da spettatore, questa prima edizione che ormai è alle porte. Ō è vivo, e respira insieme agli spazi delle Terme. Non posso considerarlo come un format riproducibile tel quel. Ho bisogno di vivere fino alla fine questo progetto, capirne limiti e punti di forza. Solo allora potrò dirvi se ci sarà una seconda edizione e che forma assumerà.

SUONO: prescindendo dal budget mi dici la tua location e la line up dei tuoi sogni?

CRISTIANO LEONE: Una città intera. Per costruirvi un progetto totale, che parta dalle periferie per arrivare al centro. La cultura, oggi più che mai, deve imperativamente ritrovare la sua dimensione sociale. Prima regola: partire dal territorio. Vorrei vedere ogni angolo di strada di questa città ideale, dal più degradato al più sontuoso, respirare di vita e di arte, in un dialogo continuo tra attori locali e internazionali. Seconda: avere abbastanza tempo. Dovrà essere un progetto pensato, in cui tutti i protagonisti possano prendersi del tempo per riflettere insieme. Terza regola: fornire un quadro razionale all’irriverenza. L’irriverenza è l’unico modo per uscire dalla crisi del pensiero che stiamo vivendo, crisi subdola perché contrastata da pochissimi. Atene è un esempio nobilissimo della reazione culturale: i suoi artisti, dopo aver toccato il fondo, si sono rimboccati le maniche, hanno preso possesso di luoghi inutilizzati, hanno contaminato la storia della città con interventi forti e multidisciplinari, hanno - in altre parole - cancellato con un colpo di spugna il timore reverenziale per il passato. E oggi Atene è senza dubbio la città artisticamente più interessante d’Europa, proprio perché gli artisti sono di nuovo il cuore pulsante della città. Affinché possa svelarvi questa line up ideale, ho bisogno che qualcuno scommetta su questo progetto. Io sono pronto. 

Sono più di 40 gli artisti internazionali che si esibiranno a Roma con un inizio folgorante previsto per venerdi 14 settembre con la meravigliosa voce di Anna Calvi che presenterà in prima mondiale l’ultimo album Hunter.

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