Soundreef vs. SIAE: da adesso la startup potrà incassare le royalties dei propri iscritti News

Prosegue lo scontro per la conquista del mercato dei diritti d’autore, territorio fino a poco tempo fa dominato esclusivamente dal monopolio della Società Italiana degli Autori ed Editori.

18/01/2018
di Francesco Bonerba francescobonerba@suono.it

Davide batte Golia: con entusiasmo e un pizzico di trionfalismo Fedez, il più rappresentativo e agguerrito degli 11.000 artisti italiani che per tutelare i propri diritti d’autore hanno scelto di abbandonare la SIAE e unirsi a Soundreef, annuncia vittoria.

Prima di spiegare perché, facciamo un piccolo passo indietro. Il 2017 aveva visto la startup creata nel 2011 da Davide D’Atri in posizione di svantaggio rispetto alla SIAE, a causa della scelta del Governo italiano di liberalizzare il mercato dei diritti d’autore solo in parte, con un Decreto approvato ad aprile che recepiva e al contempo “aggirava” la direttiva Barnier approvata dal Parlamento Europeo nel 2014 (ne abbiamo parlato su SUONO 516 - giugno 2017 e, ancora prima, su SUONO 507 - giugno 2016). Un atteggiamento che non è sfuggito alla Commissione Europea, che ha avviato nei confronti dell’Italia una procedura di infrazione per il mancato recepimento della Direttiva costringendo il Governo a tornare parzialmente sui suoi passi; attraverso il Decreto Fiscale 2018 del 16 ottobre 2017 è stato così modificato l’art. 180 LDA che sancisce il monopolio della SIAE specificando che l’attività di intermediazione, diretta o indiretta, dei diritti di autore, potrà essere esercitata anche da altri “enti di gestione collettiva” (CMO) di natura no profit. Una apertura che, di fatto, ha negato l’esercizio della riscossione dei diritti a Soundreef e altre società analoghe che si configurano come enti di gestione indipendente (IME), ovvero società private con fini di lucro. Sembrava, dunque, che la politica italiana fosse riuscita da un lato ad accontentare la Comunità Europea e dall’altro a proteggere la SIAE dall’avanzata sulla scena di nuovi, pericolosi attanti.

Ed ecco che, tornando al presente, arriva la notizia: la società di Davide D’Atri ha stretto un accordo con una nuova società no profit, Lea (Liberi editori autori), creata ad hoc per far fronte a questo scenario di liberalizzazione parziale del mercato dei diritti d’autore, che si occuperà della riscossione dei diritti relativi alle attività sul territorio per conto di Soundreef. Più che una vittoria questo escamotage, che aggira legalmente i limiti imposti dal Governo, è una dimostrazione di intelligenza e forza che ora, tuttavia, dovrà essere corroborata dai fatti. Gli occhi sono puntati in particolar modo su Lea, sulla quale pesa la gravosa responsabilità di riuscire da un lato a creare delle procedure di rendicontazione e raccolta compatibili con i criteri analitici da sempre cavallo di battaglia della società londinese e dall’altro di mettere in piedi da zero una struttura che riesca in poco tempo ad uguagliare, per capillarità ed efficienza, il lavoro della SIAE, senza per questo comportare un aggravio dei costi a carico degli autori. In seconda battuta, bisognerà superare l’eventuale ostruzionismo delle autorità, già chiamate in causa dalla SIAE in un comunicato di reazione all’accordo: “Non si è mai vista una organizzazione di autori ed editori “telecomandata” da una società a scopo di lucro, che non rispetta la trasparenza, i controlli e gli obblighi imposti dalla legge. Siamo certi che le Istituzioni e le Autorità preposte verificheranno questa evidente finzione in conflitto di interessi”.

Insomma, la sensazione è che lo scontro tra Davide e Golia sia solo agli inizi e che ora tocchi soprattutto al primo dimostrare la propria bravura sul campo di battaglia.

Fonti: “La Repubblica” (1 ) (2 ), “Il Sole 24 Ore” (1 )

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