Tra Jazz e folklore: il debutto dei Two for The Road Intervista

Un cammino che parte dal jazz, che passa per la musica argentina e si spinge verso le radici della musica latino americana. Questa l’essenza di Sentieri primo progetto del duo Two For The Road.

21/05/2016
di Carlo Cammarella carlocammarella80@gmail.com

Sentieri: il debutto del duo Two for The Road
Sentieri è il primo lavoro che porta la firma del duo Two for The Road composto dal chitarrista Emmanuel Losio e dal pianista Marco Silvi. Il disco pubblicato nell'aprile del 2016 dall'etichetta Filibusta Records si caratterizza per una commistione di stili che vanno dal jazz, al folklore argentino fino a raggiungere la tradizione partenopea. Emmanuel Losio ci ha raccontato la nascita e lo sviluppo di questa avventura.

Sentieri è senza dubbio un disco in cui si percepisce la presenza di culture diverse. Quali sono le tradizioni musicali di riferimento che possiamo trovare all'interno di questo progetto?
Innanzitutto direi che l’essenza di questo progetto è legata al jazz, ma non mancano richiami a culture e tradizioni diverse. In questo disco, infatti, sono presenti influenze latinoamericane legate al tango, richiami al folklore argentino con il ritmo di zamba, echi di bossanova, sfumature di musica classica e melodie popolari partenopee: tutto il resto è parte delle nostre idee compositive ed improvvisative e ci piace pensare che la nostra musica sia priva di etichette reimpostate. Un jazz che sente l'influenza delle radici culturali che ci appartengono e che come dice il titolo rappresenta un vero e proprio cammino o un viaggio verso sonorità che appartengono a luoghi lontani e affascinanti.

Raccontateci invece della nascita di questo progetto. Come è nata la vostra storia musicale e quale è stato l’inizio della vostra collaborazione artistica?
La nostra storia musicale parte da un incontro avvenuto in una jam session: a partire da questo momento il feeling è stato immediato e ci siamo trovati a nostro agio accompagnandoci e accompagnando altri musicisti. Come è risaputo nel jazz il pianoforte e la chitarra sono due strumenti che difficilmente si riescono a sposarsi, ma per noi è stato diverso e ci siamo resi conto a partire da subito che c’era molto ascolto e buon interplay da parte di entrambi. Per questo motivo, subito dopo quell'incontro, abbiamo cominciato a vederci per studiare insieme e a breve abbiamo iniziato con i primi concerti live.

C’è qualche musicista in particolare che rappresenta per voi un punto di riferimento?
Dal momento che il nostro duo è formato da chitarra e pianoforte, senza dubbio le registrazioni di Bill Evans e Jim Hall sono un gran punto di riferimento. Tuttavia fare una lista di musicisti che per noi sono stati importanti e determinanti sarebbe davvero lungo. Mi limito ad accennare alcuni musicisti come Ben Webster, Sonny Rollins, Wes Montgomery, Tal Farlow, Barney Kessel, Joe Henderson che, senza dubbio, ci hanno dato degli ottimi spunti e ci hanno permesso di crescere sia individualmente sia nell'interazione fra di noi.

Dal momento che il vostro è un disco ricco di contaminazioni ci volete parlare anche del vostro percorso artistico?
Il nostro percorso artistico individuale per certi versi è stato analogo e abbiamo avuto modo entrambi di studiare all'estero viaggiando tanto e approcciandoci a culture diverse. Per quanto riguarda il mio personale percorso artistico, posso dire che ho cominciato a suonare dal vivo a Buenos Aires con un gruppo jazz-fusion chiamato “Fauves”. Durante tutta la mia adolescenza, inoltre, ho studiato con dei grandi maestri argentini quali Francisco Rivero e Quique Sinesi. In seguito, però, mi sono trasferito in Europa ho avuto l’opportunità di specializzarmi e di studiare presso il Conservatorio Superiore di Jazz del Paese Basco e di laurearmi. Anche Marco ha svolto un’esperienza importante in Spagna e ha cominciato a suonare jazz durante una permanenza a Madrid. In seguito dopo essere tornato a Roma si è laureato in pianoforte jazz presso il conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Anche lui ha studiato con dei grandi maestri come Feliciano Zacchia, Greg Burk, Ramberto Ciammarughi e ha frequentato anche lui seminari di perfezionamento musicale. Insomma, per certi versi pur venendo da pesi diversi abbiamo fatto esperienze che ci accomunano e che probabilmente hanno creato un terreno fertile alla nostra collaborazione. Ogni tanto, infatti, quando proviamo dei brani o ci vediamo per suonare, ci capita anche di parlare spagnolo, cosa che a me fa molto piacere e che mi fa anche sentire vicino a casa.

Per quanto riguarda il futuro, quali saranno i prossimi appuntamenti e soprattutto quali sono i vostri obiettivi principali?
Per quanto riguarda i nostri obiettivi principali, le nostre priorità sono: continuare a studiare e provare con regolarità, comporre nuova musica e continuare a diffondere il disco a Roma, in Italia e, perché no, anche all'estero. Inoltre aspettiamo con ansia il giorno venerdì 10 giugno, data fondamentale per noi in quanto presenteremo il nostro disco “Sentieri” presso la biblioteca comunale di Villa Leopardi. Da quel momento in poi speriamo di suonare sempre di più e di salire sui principali palcoscenici romani e nazionali!

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