Umbria Jazz in inverno prende casa a Orvieto

La ventiquattresima edizione di UJW si è snodata lungo molte altre esibizioni per un cartellone estremamente interessante che, per merito del direttore artistico Carlo Pagnotta, ha fuso tradizione con proposte più sperimentali.

28/01/2017
di Adriano Bellucci adrianobelluccifoto@outlook.it

E' una consuetudine quella che nell'ultima settimana dell'anno porta il jazz nelle sue diverse articolazioni a risuonare nelle location sparse nelle vie della antica cittadina. L'edizione numero 24 del festival ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, il ruolo di riferimento internazionale della rassegna e la qualità assoluta dei progetti che si sono alternati tra teatri e jazz club. Nel report fotografico sono rappresentate alcune di queste realtà a iniziare dalla formazione di Chihiro Yamanaka che con la sua formazione UK Trio con Dan Casimir al contrabbasso e Shaney Forbes alla batteria ha sciorinato con grande classe brani originali e versioni inaspettate del tema del film La Stangata e della sonata Per Elisa di Beethoven. Nell'ormai sempre più consueto format del doppio concerto, dopo la formazione della talentuosa pianista giapponese è toccato al progetto di una formazione praticamente all star composta da Paolo Fresu, tromba, Raffaele Casarano, sax, Gaetano Curreri, cantante degli "Stadio", alla voce e Fabrizio Foschini al piano. Con il titolo "Le Rondini e la Luna" i musicisti hanno rivisitato alcuni brani di Dalla e De Andrè andando a scovare le inclinazioni jazz di brani come Anna e Marco e di Via del Campo. Gli scatti riprendono poi la serata del 29 dicembre dedicata fondamentalmente al contrabbasso e al basso elettrico. Prima formazione a salire sul palco dell'ottocentesco Teatro Mancinelli il Christian McBride Trio con il titolare del progetto al contrabbasso, e i giovani Christian Sands al pianoforte e Jerome Jennings alla batteria. Una performance caratterizzata da una grande sensibilità in cui la classe enorme del bassista americano non straborda ma anzi esalta l'interpretazione pianistica e il drumming dei due giovanotti in giacca e cravatta. Poi è toccato ad un altro guru del basso con un progetto più ampio in cui l'elettricità l'ha fatta da padrone. John Patitucci al basso elettrico sei corde e quattro corde, Steve Cardenas e Adam Rogers alle chitarre elettriche, Ben Perowsky alla batteria ed ecco servito il John Patitucci Electric Guitar Quartet. Un diluvio di fusion, soul, jazz e blues si è riversato sul pubblico che non ha certo lesinato l'entusiasmo. Si arriva al 30 gennaio con l'esibizione mattiniera di McBride e Patitucci in un inedito duo di contrabbasso in cui i due musicisti mettono in evidenza una perfetta intesa non solo artistica. Nel pomeriggio il progetto Max Ionata Organ Trio fa risuonare nel Palazzo dei Sette il suono affascinante dell'organo Hammond. I toni caldi e appassionati del sax di Max Ionata in un perfetto connubio con l'organo Hammond di Alberto Gurrisi sostenuti dalla ritmica precisa e sensibile di Nicola Angelucci hanno dato vita a un set affascinante ed emozionante. Nel concerto serale, largo, è il caso di dire, all'orchestra condotta da Ryan Truesdell in cui siedono musicisti di spicco del panorama nostrano. Il direttore d'orchestra americano propone un progetto centrato su due lavori di Gil Evans, fondamentali nella storia del jazz, "Miles Ahead" e "Porgy and Bess". Con quattro ospiti di pregiatissima levatura artistica come Paolo Fresu alla tromba solista, eJay Anderson al contrabbasso, Steve Wilson al sax alto, Lewis Nashville alla batteria, e con l'aggiunta, negli inevitabili bis di Dado Moroni al pianoforte, Truesdell da vita a una performance mirabile e molto rispettosa delle esecuzioni originali.

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