Vasco Non Stop Live 2018

Si è chiuso con una serie di ripetuti sold-out con oltre 450.000 presenze complessive, l’ennesimo, trionfale tour del Blasco nazionale, che alla bella età di 66 anni ha ribadito per intero la sua fiammeggiante anima di rocker puro.

13/06/2018
di Vittorio Pio

Vittorio Pio

fotogallery /prima delle due date allo Stadio Olimpico di Roma) bt Riccardo Arena.

In questo giro di concerti il Komandante ha mischiato parecchio le carte in tavola, sia per quanto riguarda il repertorio, che sull’organico a disposizione, lasciando uno spazio certamente non secondario a due giovani di talento come Beatrice Antolini (alla quale è stato riservato anche un discreto spot in solitario) in luogo di Clara Moroni, ed Andrea Torresani, che si è guadagnato sul campo i galloni da titolare a seguito del malore occorso a Claudio Golinelli, reintegrato però nell’ultima data di Messina, per la popolarissima intro che ha scatenato il karaoke collettivo di Siamo solo noi. La scaletta è stata zeppa di sorprese, il suono potente e scuro, il gruppo coeso e rodato: insieme ai chitarristi Vince Pastano (cui è stato affidato il testimone artistico a seguito della scomparsa di Guido Elmi) e Stef Burns, c’erano il tellurico batterista Matt Laug, e i fidi Alberto Rocchetti (tastiere) e Frank Nemola (tromba): tutti insieme partiti a spron battuto per Cosa succede in città (uno dei suoi classici dei roboanti inizi, con un surplus di adrenalina per Deviazioni, Blasco Rossi, Fegato, fegato spappolato, C'è chi dice no e Gli spari sopra. Una sequenza che ha mandato in estasi fans vecchi ed esaltato i dati tecnici del gigantesco palco che ha fatto da cornice, esteso per 70 metri in lunghezza su cui campeggiavano 600 metri quadrati di schermi video, con oltre 1.000 luci, 50 sorgenti laser e 24 punti fiamma sul tetto a sottolineare i tratti più vigorosi. Prima di scoprire l’altra parte della sua anima, quella delicata e sensibile che parte da un riconoscimento: “Ringraziamo sempre il cielo che ci ha dato la femmina”, ha bisbigliato Rossi prima di una struggente Siamo soli in cui Burns ha messo a segno un solo di straordinaria fattura. Sulle note di Rewind il pubblico si esaltava insieme al nostro eroe, nell’atto di ricongiungere le mani in un gesto inconfondibile fra preghiera e compiacimento: il giusto LA per il tradizionale lancio di reggiseni verso l’oggetto del desiderio, che poco più tardi ringraziava con parole sincere e fedeli: “Siete voi il mondo migliore”. Il primo bis è stato appannaggio di un emozionante medley acustico (Dillo alla LunaL’una per teE...), quindi ancora in quota per  Senza paroleVivere ancoraSally e Siamo solo noi. Per l’epocale Vita spericolata, Vasco ha cambiato il testo da “Ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi” ad “Ognuno perso dentro al suo Instagram” per sottolineare una delle manie collettive odierne. Alla fine però è rimasto il commiato sincero di «voi ce la farete tutti, in bocca al lupo a tutti», con la dedica ideale e collettiva di Albachiara, per l’appuntamento rilanciato al prossimo anno (“Tanto lo sapete che io torno sempre”), anche se è da tempo che le voci di un tour nei palazzetti dello sport si rincorrono. Ma significherebbe rinunciare a buona parte della magia fra Vasco e la sua gente che si respira negli stadi. E’ proprio vero, come dice il Kom, che essere liberi costa soltanto qualche rimpianto.

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