Vicenza Jazz: il "68 non si dimentica mai!

Ventitreesima edizione per Vicenza Jazz, tra i festival più interessanti dell’intero panorama nazionale, per la ricerca e la coerenza che muovono le scelte della direzione artistica di Riccardo Brazzale.

24/06/2018
di Vittorio Pio

foto Guidi

Quest’anno la dedica era per il 1968, il crocevia fondamentale per le rivolte giovanili e la controcultura che ancora oggi ne estende le (benefiche) conseguenze. Nel cartellone a supporto con oltre 150 eventi complessivi, due le linee tematiche: chi in quegli anni ruggenti era giovane ed ispirato da quel sommovimento, e chi invece vive oggi gli slanci dell’età innestandosi nel grande solco del genere afro-americano. Fra i primi devono annoverarsi certamente Dave Douglas e Joe Lovano, (nella foto di apertura) leader paritetici del quintetto Soundprints, completato da Linda Oh, Lawrence Fields e il sempre prodigioso Joey Baron, per un improvvisazione swingante e libera da strette progressioni armoniche, grazie anche alla ricchezza di accenti e sfumature messa in campo dai protagonisti. Molto gradevoli i set di Dado Moroni (con Luca Bulgarelli) ed Enrico Pieranunzi, (qui sotto) che ospitava nel suo rinnovato quartetto Seamus Blake e Jorge Rossy, sempre nella magnifica cornice del Teatro Olimpico.

E se il tratto colloquiale e melodico e ciò che accomuna questi due maestri del pianoforte, gli insoliti spostamenti ritmici del fraseggio brillante di Blake, hanno apportato una notevole densità al nuovo materiale presentato da Pieranunzi, che in questo periodo ha pubblicato una serie di album di spessore ragguardevole. Impeccabile come sempre Moroni per magistero e trasporto emotivo nei confronti della grande tradizione rappresentata da Ellington e Monk del cui repertorio è ferreo custode. Lo stesso Moroni si è ritrovato coinvolto insieme a Bobby Watson nelle lodevoli jam notturne, in cui i due veterani hanno ripetutamente coinvolto giovani musicisti locali, cui non sembrava vero di poter duettare a simili livelli. Watson possiede ancora lo smalto dei giorni migliori, per la sua capacità di costruire con ogni solo un’architettura meditata e tutt’altro che convenzionale. Originale anche il latin pop di Raul Midòn (sotto) chitarrista e cantante dalle mille sfumature in una delle sue rare apparizioni in Italia, mentre è stata molto applaudita l’esibizione del quartetto Salida che allineava Giovanni Guidi e David VIrelles, Dezron Douglas e Gerald Cleaver, in un sincretismo rigoglioso e fitto di accordi tellurici.

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