YouTube pronto a fornire servizi musicali in streaming con Remix? News

Il secondo sito più visitato al mondo ha siglato un accordo per fornire agli utenti musica a pagamento.

24/12/2017
di Francesco Bonerba francescobonerba@suono.it

Il più grande e popolare contenitore di video del web ha ottenuto il via libera dalle tre principali major discografiche: dopo aver raggiunto nei mesi scorsi un accordo con Warner Music Group, in questi giorni ha firmato con Sony e Universal per offrire agli artisti migliori royality ogni qualvolta la loro musica viene riprodotta su YouTube, anche nel caso in cui sia inclusa in video caricati da utenti privati. Le carte sono dunque in regola perché la piattaforma lanci nel 2018 un proprio servizio di streaming musicale – chiamato, secondo i rumour, “Remix” – in grado di competere con Spotify.

È già la terza volta che in casa Alphabet (la holding che racchiude sotto il proprio cappello Google e i servizi ad esso connessi) viene fatta una mossa simile: negli anni scorsi erano già stati intrapresi tentativi con Google Play Music e YouTube Red (disponibile solo in Australia, Corea, Messico, Nuova Zelanda e Stati Uniti). E se una fusione, vociferata qualche mese fa, tra Play Music e YouTube Red sembra momentaneamente svanita all’orizzonte, ci sono pochi dubbi del grande potenziale che potrebbe avere sul grande pubblico una piattaforma di musica in streaming nata all’interno del secondo sito più visitato al mondo (dopo Google e prima di Facebook).

È anche vero che in tempi di forte fidelizzazione del consumatore non sono pochi i rischi cui si va incontro; pur avendone tutte le caratteristiche, ad esempio, finora YouTube non si è mai imposto come valido concorrente di Netflix, un compito che forse solo Disney, forte della recente acquisizione della Fox, sembra in grado di sostenere con il suo servizio di streaming in arrivo nel 2019. Altrettanto potrebbe succedere per la musica, settore dominato da Spotify e finora poco o per nulla intaccato da competitor come Tidal; il servizio di musica in alta definizione ben conosciuto dai music lover avrebbe anzi registrato nel 2016, secondo il sito norvegese Dagens Nærringsliv, ben 44 milioni di dollari di perdite; secondo un’altra fonte, invece, si tratterebbe solo di una fase transitoria che anticipa il raggiungimento dei primi profitti, previsti per metà 2018.

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