Il suono di Canterbury e la realtà che non esiste Intervista

Le rotte genesisiane portano anche a Richard Sinclair: sua, in compagnia del pianista David Rees-Williams, la splendida interpretazione dell’intensa ballata For Absent Friends da Nursey Cryme, 1971, inclusa in Supper’s Ready, edito dalla Magna Carta nel 1995. Una lunghissima e interessante conversazione, non a caso divisa in due parti, con il leggendario bassista cantante tra i più espressivi in assoluto.

07/09/2014
di Guido Bellachioma

Probabilmente Sinclair è l’artista più rappresentativo della cosiddetta musica di Canterbury, che obliquamente ha attraversato la Gran Bretagna dalla seconda metà degli anni 60 fino ai giorni nostri. I suoi alfieri? Wilde Flowers, Caravan, Soft Machine, Gong, Robert Wyatt & Matching Mole, Camel, Hatfield and The North dove, in un modo o nell’altro, rapporti personali o artistici, il nostro Richard fa capolino; solo che, proprio lui, afferma come questa scena di Canterbury non esista affatto, e sia giusto una semplificazione giornalistica. Alcuni di quegli artisti non nacquero a Canterbury ma ne furono attratti e adottati idealmente, vedi, tra gli altri, Steve Hillage (Londra) e Daevid Allen (Melbourne); ma il cuore di tanti appassionati di musica dissente profondamente con il buon Richard: il suono di Canterbury esiste eccome, sospeso tra fremiti progressivi, spigolature jazz e d’avanguardia, schegge di psichedelia un po’ freak, space rock e vibrazioni elettroniche, melodie rigogliosamente poetiche e nel bisogno generale di ritrovare la magia, ormai quasi perduta, di fare musica mentalmente aperta e senza paraocchi. Molti critici, anche quelli più refrattari nei confronti del rock progressivo e derivati, guardano con occhi benevoli al suono di Canterbury, proprio a quella “realtà che non esiste”, come recitava Claudio Rocchi in una bella canzone dall’album Volo Magico N.1 del 1971. Chi siamo noi per negare questo sogno caro agli appassionati? Quindi? Ovvio: W il Canterbury Sound!
Chi è Richard Sinclair? Passato, presente e futuro...
Sono cantante, compositore e uomo di spettacolo, nato a Canterbury, Inghilterra, la mattina del 6 giugno 1948, domenica, quindi sono quasi al mio sessantacinquesimo giro del sole… e ancora canto e cerco di fare concerti. Attualmente vivo nel Sud dell’Italia, in Puglia, la terra dei frutti, delle nocciole, del sole, del mare e del Primitivo (vino rosso). Finalmente sono abbronzato anche io, dopo aver vissuto tanti anni in Inghilterra, sotto un cielo grigio e rosa (citazione del capolavoro In The Land of Grey and Pink, terzo 33 giri dei suoi Caravan, edito nel 1971 - ndr). Sono conosciuto tra gli appassionati e i giornalisti come te soprattutto per essere parte del “leggendario movimento progressive di Canterbury”, anche se finora ho dimostrato di essere anche l’imprendibile Richard Sinclair Houdini o Richard Sinclair Who is He. Mio padre e mio nonno si chiamavano Dick, entrambi cantanti e uomini di spettacolo, conosciuti nei teatri, nelle sale da ballo, nei club, negli hotel, nei castelli, nei pub di Canterbury e dintorni, fino alle città costiere del Kent. Forse il mio nome d’arte dovrebbe essere Dick Sinclair Terzo! A livello geografico il Kent è un po’ simile alla Puglia, sta nel sud est del paese ed è chiamato “il giardino dell’Inghilterra”, perché con le sue lunghe coste è una destinazione molto gettonata per le vacanze. Canterbury, nonostante sia una città abbastanza piccola, è sempre piena di turisti e ha un’ampia popolazione di studenti universitari, grazie alla presenza del Campus dell’università del Kent, alle sue facoltà artistiche, musicali, tecniche e linguistiche. Per centinaia d’anni Canterbury è stata la meta di pellegrinaggi da parte dei seguaci della Chiesa d’Inghilterra e del sepolcro di Thomas Beckett. Duemila anni fa ci fu l’invasione dei romani, che costruirono un castello e un teatro, purtroppo oggi sepolti sotto tonnellate di cemento. Insomma, per rispondere a Robert Wyatt (amico di Richard e artefice di pitture sonore canterburiane come Moon in June da Third dei Soft Machine, 1970, o Sea Song da Rock Bottom, 1974 - ndr) che si è sempre chiesto chi o cosa fosse questa “scena di Canterbury”... è stata tutta colpa dei romani. Nonostante nella seconda guerra mondiale la maggior parte delle case in legno siano andate distrutte, la città ha mantenuto una parte del borgo medievale ed è ancora il centro della Chiesa d’Inghilterra con la sua cattedrale. Quando ero un ragazzo e frequentavo la scuola cattolica, facevo parte del coro e mi capitava spesso di cantare nella cattedrale. All’inizio degli anni ‘60, mio padre aveva un complessino da ballo e si esibiva ogni settimana al The Oddfellows Club di Canterbury. Tra il pubblico c’erano sempre il signor Hopper e sua moglie. Un giorno dissero a mio padre che anche i loro due figli suonavano e che stavano cercando un chitarrista per formare una band. Così mio padre mi accompagnò a casa degli Hopper, dove incontrai Hugh e Brian: primavera del 1963 e avevo solo quindici anni. La mia storia musicale ebbe inizio, nacquero The Wilde Flowers e al gruppo si unirono quasi subito anche Robert Wyatt e Kevin Ayers. The Wilde Flowers sono considerati oggi come uno dei gruppi seminali della scena di Canterbury, anche perché entrarono e uscirono dalla band tantissimi musicisti di quella generazione, come Pye Hastings, Richard Coughlan, mio cugino David Sinclair. Imparammo a suonare qualche pezzo conosciuto e ci esibimmo alle feste studentesche. Lasciai The Wilde Flowers dopo sei mesi per andare al College a studiare design industriale e oreficeria… i Flowers alla fine diventarono due formazioni distinte: Caravan e Soft Machine (sebbene Brian Hopper abbia portato avanti la band ancora per qualche tempo, incapace di fermare l’emorragia dovuta alla partenza dei migliori musicisti - ndr), e tutti i musicisti continuarono a influenzarsi a vicenda. E arriviamo all’oggi: sono disponibile per concerti, sia da solo sia con la mia band, formata da Gianluca Milanese (flauto), Mauro Tre (tastiere), Antonio Cascarano (basso) e Angelo Losasso (batteria), tutti musicisti di Lecce e Taranto. Se per caso qualche lettore è interessato può contattarmi direttamente al mio indirizzo richard.sinclair@alice.it. Spesso mi propongono di suonare come ospite anche con altre formazioni, vedi Nathan (Savona), Accordo dei Contrari (Bologna), PropheXy (Bologna), e douBt (una band costituita da musicisti belgi e inglesi), con i douBt sono anche stato in Giappone per alcuni spettacoli. Recentemente sono stato nominato presidente della Rock School di Mottola, vicino casa mia: sono molto interessato anche all’insegnamento, magari essere d’ispirazione per i giovani artisti che vogliono fare la propria musica. Mi capita spesso di incontrare i liutai della zona e di progettare insieme a loro i miei strumenti: attualmente utilizzo una chitarra doppio manico, assemblata dalla liuteria Storm di Sava. Per quanto riguarda il futuro, mi piacerebbe costruire un mio studio di registrazione dove poter scrivere e registrare musica e magari anche insegnare e organizzare degli eventi all’aperto.
Come mai ti sei trasferito in Italia? Hai acquistato una casa caratteristica, un trullo a Martina Franca
Fin dal 1990, con la ricostituita formazione originale dei Caravan, mi è capitato spesso di suonare in Italia, e mi sono sempre trovato benissimo: pubblico molto ricettivo e tanti nuovi amici. La mia prima volta in Puglia nel 1992: Domenico De Mola e Ninni Pepe, che avevano visto la mia band Caravan of Dreams a Perugia, durante il festival Rockin’ Umbria, m’invitarono a suonare a Fasano con gli Hatfield and The North. Eravamo alloggiati alla fattoria di Ninni, nella campagna di Fasano, vicino al mare. Mi fecero visitare Locorotondo, Alberobello, Noci, Martina Franca e mi innamorai di quel paesaggio così tranquillo e solare. Poi nel nuovo millennio vennero a trovarci a Canterbury due amici di Taranto, Marcello Finocchiaro e Antonio Cascarano, due ragazzi italiani che lavoravano a Londra, e mi chiesero di suonare alla Festa dell’Unità a Villa Peripato, Taranto. Era il 2004, e all’epoca nella mia band c’erano anche Phil Miller alla chitarra e Alex Maguire alle tastiere. Provammo una settimana con degli amici a Martina Franca: Angelo Losasso alla batteria e Gianluca Milanese (della Notte della Taranta) al flauto; venne fuori una specie di “Tarantobury Band of Dreams”. L’anno successivo fui nuovamente invitato a suonare a Fasano Jazz, stavolta con Theo Travis (flauto e sassofono), Phil Miller (chitarra) Alex Maguire (tastiere) e il batterista storico degli Hatfield and The North, Pip Pyle. Ci eravamo messi in contatto anche con Dave Stewart, il tastierista originale degli Hatfield, per provare a rimettere in piedi la vecchia formazione e pubblicare anche due CD antologici - Hatwise Choice e Hatitude, ancora disponibili su www.burningshed.co.uk. Alla fine Dave Stewart decise di non prendere parte alla reunion e così il suo posto venne preso da Alex Maguire. Tornammo a vivere alla fattoria di Ninni, che era diventata un Bed and Breakfast, e suonammo al Fasano Jazz 2005 con il nome di Hatfield and The North: fu l’inizio di un periodo denso di concerti in Europa, USA e Giappone. Purtroppo la morte di Pip Pyle alla fine dell’estate del 2006 portò logicamente all’interruzione di ogni attività live da parte di questa formazione e mi spinse a lasciare Canterbury per provare a trasferirmi in Italia e riunirmi ai vecchi amici musicisti con cui avevo condiviso le mie prime avventure in Puglia. Grazie a loro io e mia moglie abbiamo potuto soggiornare per qualche tempo a San Foca, a Taranto e a Martina Franca, finché non abbiamo iniziato a cercare un posto tutto nostro. Non riuscendo a trovare niente nel Salento, ci siamo spostati verso la grande zona verde tra Martina Franca e Massafra, che sarebbe il bellissimo Parco Pianelle, e abbiamo passato alcuni giorni a visitare una serie di trulli, fino a quando non abbiamo trovato quello che andava bene per noi e ci siamo trasferiti definitivamente nella primavera del 2007.
La collaborazione musicale più importante e quali invece gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?
Gli artisti con cui ho collaborato sono stati tantissimi, mi considero molto fortunato. E tutti sono stati fonte di grande ispirazione per aiutarmi a trovare il mio personale modo di fare musica. Mio padre, quando si esibiva, aveva questa gioia contagiosa, e mi ha trasmesso anche il suo talento vocale. Quando avevo tre anni mi regalò un ukulele per natale, e fu allora che iniziò la mia avventura musicale. Ascoltavamo insieme la radio, quindi fin da piccolo avevo la musica nelle orecchie. Nel corso della mia carriera sono stato circondato da tanti musicisti innovativi, sempre protesi a creare qualcosa di nuovo. Fin dall’inizio, con le varie line up dei Wilde Flowers: Hugh Hopper, Robert Wyatt, Kevin Ayers erano tutti compositori e musicisti con un loro stile personale, così come lo sono stati i Caravan, con mio cugino Dave e Pye Hastings. All’epoca degli Hatfield and The North, io, Phil Miller e Pip Pyle vivevamo insieme e ci divertivamo a suonare 24 ore su 24, scrivendo tanti nuovi pezzi. Tutti i fiatisti con cui ho collaborato, Lol Coxhill, Tony Coe, Jimmy Hastings, Didier Malherbe sono stati di grande ispirazione per il loro eccezionale senso della melodia. Posso confessarti che Jimmy Hastings suonava già con mio padre molto prima che nascessero i Caravan, così come il padre di Tony Coe, George; non a caso ho suonato per la prima volta con Tony durante un concerto di mio padre, un duo blues... è stato il primo e ultimo “3 chords blues” della mia vita. Con Jimmy Hastings invece ci siamo conosciuti quando avevo dodici anni, al compleanno di mia sorella, nove anni più grande di me. Dal punto di vista del semplice ascolto, le mie principali influenze sono state John McLaughlin, John Schofield, Pat Metheny, Philip Catherine, Terje Rypdal, Allan Holdsworth, Paco de Lucia, Mike Stern, Jeff Beck, Jack DeJohnette, Peter Erskine, Mal Waldron, Mitch Mitchell, Tony Williams, Trilok Gurtu, Zakir Hussain; i Beatles sono ancora il mio gruppo pop preferito, e amo particolarmente anche la band che accompagnava Joni Mitchell negli anni settanta, ovvero quella composta da Jaco Pastorius, Pat Metheny, Lyle Mays, Don Alias, Michel Brecker. Un album importante per me è stato Out of Lunch di Eric Dolphy, soprattutto per il modo in cui i musicisti presenti sul disco suonavano insieme. Lo ascoltai per la prima volta su una bobina che mi prestò Hugh Hopper nella primavera del 1963, quando con i Wilde Flowers stavamo cercando qualche pezzo da inserire in scaletta. Ancora prima, le mie influenze principali erano arrivate dalla musica che mio padre eseguiva nei suoi spettacoli, come quella dei cantanti pop dei primi anni ‘60, o di Nat King Cole per gli anni ‘50.
Qual è il momento più importante per un artista? La composizione, la registrazione o i concerti?
Tutti e tre i momenti sono importanti per chi fa musica. Personalmente, reputo che la scrittura e la composizione non sono mai attività che si esauriscono con la registrazione dei brani, perché anche i pezzi più “definiti” possono essere sempre aperti a una reinterpretazione: la vita continua e sia il pubblico che i musicisti cambiano nel corso degli anni. L’attività in studio per me è una specie di incubo, sempre soggetta al tempo e ai soldi che si hanno a disposizione, con ingegneri del suono che non hanno la minima idea di quale sia realmente il suono che tu hai in mente. La musica più bella è quella che non è immortalata, ma rimane solo un gioioso ricordo. I concerti, invece, conferiscono nuova linfa alle composizioni, spesso con l’aiuto di nuovi musicisti. Dal vivo i vecchi successi possono solo essere rivisitati: ho provato varie volte a ricreare sul palco esattamente la stessa atmosfera magica delle vecchie incisioni, coinvolgendo nuovamente gli stessi musicisti, ma i differenti percorsi di ogni artista non possono essere ignorati. Suonare con i Caravan al Pink Pop Festival del 1969, in Olanda, è stato uno dei momenti più belli nella storia della band: un palco all’aperto, tre giorni di musica sotto il sole e sotto la pioggia. Noi fummo i primi ad esibirci nella seconda giornata, insieme a Soft Machine (formazione con Robert Wyatt, Hugh Hopper e Mike Ratledge) e Mungo Jerry Jug Band, davanti a circa 250.000 persone. La scrittura è un processo continuo: ogni volta che prendo il mio strumento e mi godo la pace del posto dove vivo, subito emergono idee per nuovi spettacoli. La maggior parte della musica che ho fatto è stata possibile grazie al contributo di quelli che condividevano le mie stesse idee musicali; per questo ora sono felice con i miei nuovi amici e spero di poter registrare presto nel mio studio personale, immerso nella natura. Mi piace ancora viaggiare e suonare dal vivo; in questi ultimi anni ho ricevuto molte richieste da giovani musicisti che mi chiedevano di aiutarli a sviluppare le loro idee; penso sia una cosa positiva, specialmente in un periodo in cui l’economia non gira e si cresce pensando ai soldi come a una priorità imprescindibile, piuttosto che a cercare di raggiungere la felicità tramite la creatività personale. Francamente in ambito pop al giorno d’oggi non mi sembra di sentire molto di nuovo, e credo che in gran parte questo dipenda dal fatto che i giovani compositori invece di ricercare il proprio suono si affidano ai preset disponibili sui computer, limitandosi a modificare qualche parametro; il mio consiglio è questo: provate ad utilizzare l’ukulele, o la chitarra, o il pianoforte, per cantare le vostre canzoni, magari in un contesto naturale con gli animali e gli uccelli in sottofondo.

Canterbury who’s who
Tutti i protagonisti canterburyani citati nell’intervista in ordine di apparizione; tra parentesi i gruppi in cui hanno militato
1) Richard Sinclair: voce, chitarra, basso (Wilde Flowers, Caravan, Delivery, Hatfield and The North, Sinclair and The South, RSVP, Camel, Gowen-Miller-Sinclair-Tomkins, In Cahoots, Richard Sinclair Band, Skaboosh!, Going Going, Caravan of Dreams, Richard Sinclair/RSVP, David Rees-Williams, Theo Travis, Comicoperando)
2) Robert Wyatt: batteria, voce (Wilde Flowers, Soft Machine, Matching Mole)
3) Hugh Hopper: basso (Wilde Flowers, Soft Machine, Stomu Yamash’ta, Isotope, Carla Bley Band, Hopper-Dean-Tippett-Gallivan, Soft Head, Soft Heap, In Cahoots, HH FrangloDutch Band, Patrice Meyer Trio/Quartet, Anaïd, Pip Pyle’s Equip’Out, Short Wave, Mashu, Gizmo, PolySoft, Franglo Band, Hughscore, Soft Machine Legacy, Soft Bounds, Bone, NDIO, Clear Frame)
4) Brian Hopper: chitarra, voce, sassofono, tastiere (Zobe, Beggars Farm, Jazzmatazz, Happy Accidents, Robert Fenner)
5) Kevin Ayers: chitarra, voce (Wilde Flowers, Soft Machine, Gong)
6) Pye Hastings: chitarra, voce (Wilde Flowers, Caravan)
7) Richard Coughlan: batteria (The Rojeens, Wilde Flowers, Caravan)
8) David Sinclair: tastiere (Wilde Flowers, Caravan, Matching Mole, Hatfield and the North, The Polite Force, Camel, Robert Wyatt)
9) Theo Travis: sassofono, flauto (Robert Fripp, Gong, Porcupine Tree, The Tangent, Bill Nelson, Bass Communion, No-Man, Steven Wilson, David Sylvian, Harold Budd, John Foxx, Burnt Friedman, Dave Sinclair, Richard Sinclair, Soft Machine Legacy, Karmakanic, Jansen/Barbieri)
10) Phil Miller: chitarra (Delivery, DC & The MB’s, Matching Mole, Hatfield and the North, National Health, Gowen-Miller Sinclair.Tomkins, Phil Miller/Phil Lee Duo, In Cahoots, Oddjob, Hugh Hopper Band, Short Wave, Phil Miller/Fred Baker Duo, Phil Miller/Steve Miller/Mark Hewins Trio)
11) Alex Maguire: tastiere (douBt, Hatfield and the North, Alex Maguire Sextet, Tony Oxley’s Celebration Orchestra, Sean Bergin’s MOB, Cat O’ Nine Tails, Psychic Warrior,  Comicoperando)
12) Pip Pyle: batteria (Delivery, Chicken Shack, Gong, Paul Jones Group, All Wet And Dripping, Hatfield and the North, Weightwatchers, National Health, Soft Heap, Rapid Eye Movement, In Cahoots, Pip Pyle’s Equip’Out, Patrice Meyer Trio/Quartet, Mimi Lorenzini Trio, Faton Cahen Trio, John Greaves Band, Short Wave, Gong/Shapeshifter, Hugh Hopper Band, Richard Sinclair/RSVP, Bash, Absolute Zero
13) Dave Stewart: tastiere (The South Siders, The Foe, Uriel, Egg, Ottawa Music Company, Khan II, Hatfield and The North, Gong, Gilgamesh, National Health, Bruford, Rapid Eye Movement, Stewart/Gaskin)
14) Lol Coxhill: sassofono, voce (Delivery, Kevin Ayers & The Whole World, Coxhill-Miller, Chris McGregor’s Brotherhood of Breath, The Damned, Trevor Watts’ Moiré Music, The Melody Four, Coxhill/Beresford duo)
15) Tony Coe: sassofono (Humphrey Lyttelton’s, John Dankworth Orchestra, The Kenny Clarke-Francy Boland Big Band, Derek Bailey’s Company, Stan Tracey, Michael Gibbs, Stan Getz, Dizzy Gillespie, Bob Brookmeyer, John Martyn, Pierre Boulez, Matrix, Henry Mancini, R.S.V.P.)
16) Jimmy Hastings: sassofono, flauto (Ronnie Caryl Band, Ken McKintosh’s Orchestra, BBC Radio Orchestra, Caravan, Michael Garrick Sextet, Caravan of Dreams)
17) Didier Malherbe: sassofono, flauto (Gong, Bloom, Clearlight, Faton Bloom, Pip Pyle’s Equip’Out, GongMaison, Short Wave, SoupSongs, Pierre Bensusan/Didier Malherbe, Hadouk Trio, Didier Malherbe Trio/Quartet)
18) Mike Ratledge: tastiere (Wilde Flowers, Soft Machine, Adiemus)

[ Pubblicato su SUONO n° 473 - Febbraio 2013]

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