• Anno: 2017
  • Casa discografica: Prestige\Egea
05/12/2017

Jazzmeia Horn A social call

di Vittorio Pio

Cosa poteva fare se non la cantante una che all’anagrafe risulta come Jazzmeia Horn? Non è quindi per serendipità che la nostra eroina (tirata su con robuste dosi di sermoni e gospel a Dallas), si è portata a casa i trofei intitolati alla memoria di Sarah Vaughan e Thelonious Monk, giusto un paio d’anni fa, prima di esordire per una label importante giusto a 25 anni. Un’altra icona come Betty Carter pare essere la sua influenza più evidente, non per niente quest’album dal sincero afflato socio-politico, si apre con “Tight”, uno dei suoi cavalli di battaglia. Accompagnata da un bel sestetto in cui si eleva la personalità del trombonista Frank Lacy, la Horn tiene desto l’interesse, mettendo a segno un crescendo di tensioni (ed emozioni), nel repertorio quanto mai variegato che passa dalla gloriosa title-track (una splendida melodia di Gigi Gryce su cui poi Jon Hendricks ha scritto il testo), al più tenue lirismo di “The Peacocks”, sino al blues terragno che unisce le mirabili “Lift every voice and sings” e “Moanin’, piene di trabocchetti da cui esce alla grande. Non è difficile pronosticarle un più che luminoso futuro, a partire dalla imminente premiere ad Umbria Jazz Winter nel prossimo dicembre, dove la Horn sarà resident-artist per l’intera durata della rassegna.

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