• Durata: 74.20
  • Casa discografica: Claudiana
  • Genere: Classica
07/05/2003

Autori Vari Architorti Retrò

di Antonio Cirignano
Quintetto Architorti

Essere trasversali, si sa, fa tanto giovane. E così gli Architorti, che sono un gruppo di formazione classica, ma che ad apparire giovani ci tengono assai, per questo CD, il terzo della loro storia, scelgono un repertorio che più trasversale non si può. Si comincia col Lehar della Vedova allegra e si arriva ai Pink Floyd di Another Brick in the Wall dopo aver toccato Guillame de Machaut e Paul Anka, Gesualdo da Venosa e Ravel. Vietato domandarsi qual è il filo logico di tutto ciò. Basti sapere che gli Architorti si richiamano, parole loro, a "sentimenti camaleontici per cambiar colore a ogni esecuzione, con programmi per tutti i gusti e tutte le età". Chiaro, no? Anzi, si pongono come un "insieme musicale specializzato in produzione di servizi per vestire, creare o adattare esigenze musicali ad eventi o progetti". Limpido. Ahi ahi! Allo scoccare della parola "progetti" un’ombra di scolastico ecumenismo buonista s’avanza. Il CD purtroppo la conferma. L’insieme degli archi suona algido e sfocato, piatta e minimale la concertazione (vedi il monotono "zum-pa-pà" nel Kaiser-Walzer di Johann Strauss). Gli arrangiamenti sono confusi e spesso chiassosi, quando non involontariamente comici come nel caso di Machaut con l’inserimento di alcuni didjeridu. Sulle voci dei bimbi, costretti a sfiatare su un solo nel brano dei Pink Floyd, meglio sorvolare. Un disco pieno di buona volontà.

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