• Anno: 2018
  • Casa discografica: ECM / Ducale
  • Genere: Jazz
29/10/2018

Keith Jarrett La Fenice

di Vittorio Pio

Jarrett e l’Italia. Se non un idillio di certo un amore che ha sempre vissuto di molti capitoli, con una storia che viene da lontano: era il 1974 quando il pianista di Allentown fece due splendidi concerti in solitario a Perugia e poi nell’incantevole cornice di Villalago. Un exploit che ancora viene considerato tra i vertici assoluti di Umbria Jazz, al pari del discusso commiato con il trio per i disdicevoli atteggiamenti dell'edizione 2007. L'anno prima però ancora Jarrett fu protagonista di una esibizione profondamente ispirata, adesso racchiusa fedelmente in un doppio album che documenta questa lunga improvvisazione in piano solo divisa in otto parti: nella prima impressiona per tecnica, interamente giocata sulla dinamica tensione-distensione e caratterizzata da sussulti improvvisi e da accelerazioni ritmiche, che dai primi dieci minuti si distendono orecchiabilmente nella terza e quarta parte.
Il secondo set si apre invece con la sesta parte ed un pedale ostinato che lascia intravedere ma non conclude, mentre sul finire arrivano le note a sensazione con The Sun Whose Rays dall'Opera The Mikadodi Gilbert e Sullivan; mentre i bis sono appannaggio del traditional My Wild Irish Rose cui segue lo standard Stella By Starlight: si tratta di frammenti sognanti e riflessivi, quasi una sintesi del Jarrett più lirico. Il concerto termina con una suadente versione di Blossom, un brano di Jarrett inanellato su sospensioni e frasi quasi pudicamente suggerite. Aggiunta essenziale alla sua copiosa discografia.

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