• Anno: 2018
  • Casa discografica: Abeat/Ird
  • Genere: Jazz
23/01/2019

Lucky to be me

di Vittorio Pio
Sheila Jordan

Un titolo eloquente, che suona come una ode alla vita, evidenziando una delle ultime protagoniste di una stagione ruggente e probabilmente irripetibile. Classe 1928, cresciuta fra mille difficoltà in Pennsylvania e consegnatasi quasi subito al jazz, la Jordan nonostante una eccellente formazione con Duke Jordan (di cui fu moglie), Lennie Tristano e Charles Mingus, ha iniziato tardi la sua carriera solista, che comunque l'ha portata sulla soglia dei 90 ancora in attività (era nel cartellone dell'ultima edizione del London Jazz Fest). Questo disco è appunto una registrazione live di un paio d'anni fa in Italia, un territorio che l'ha sempre accolta molto bene. L'ambito è quello degli standards, ma non quelli strabattuti, ci sono anche un paio di pezzi scritti proprio da lei di cui il finale “The Crossing”, è proprio una preghiera nei confronti dello spirito salvifico della musica. Pretestuoso aspettarsi miracoli, ma l'abbandono lirico, l'intensità bluesy, il cangiare bizzoso degli accenti, sottolineano una serata perfettamente riuscita ed assecondata al meglio dal trio che ha in Roberto Cipelli ed Attilio Zanchi due accompagnatori storici, che l'omaggiano in “Spirit of the Queen” e in Tommy Bradascio un'ineccepibile innesto. “If i had you, “All the sad young men” e “Lady Be Good”, sono esuberanti e sentimentali. Madam Jordan richiama quel profumo irresistibile del jazz di altri tempi.

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